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Origine della vita: il Giardino dell'Eden e la storia di Adamo ed Eva

Dalla creazione dell'uomo alla cacciata dal Giardino dell'Eden: le teorie di Sitchin sembrano incrociarsi con quanto narrato nella Bibbia. In questo articolo, si cercherà di esaminare i 'pro' e i 'contro' per una valutazione il più possibile bilanciata

» Cronaca Scienze Massimo Rossini - 01/03/2012

Tanto affascinante, quanto complesso, a tratti visionario, il pensiero e le teorie di Zecharia Sitchin fanno discutere ancora, alimentando l'aura di  mistero sull'origine della vita. Ma per capire meglio quello che lo studioso vuole dire, la cosa migliore è procedere in parallelo quella di leggere quanto scrive per prendere in considerazione i 'pro' delle sue ipotesi e, quindi, analizzare i 'contro' di una serie di teorie alternative per poter dare una valutazione, per quanto complesso, il più possibile bilanciata.

Questo articolo, quindi, cercherà di affrontare le teorie e le ipotesi sulla nascita del Giardino dell'Eden diffuse da Sitchin, attraverso una serie di passaggi tratti da alcuni sui libri. Ne 'Il Pianeta degli Dei' ad esempio, lo studioso scrive: "E il Signore Dio piantò un frutteto nell'Eden, a oriente...E il Signore Dio fece crescere dalla terra ogni albero e ogni frutto piacevole a vedersi e buono da mangiare". Le generazioni che vissero in epoca biblica sapevano bene dove si trovasse l'Eden: esso era "ad oriente", ovvero ad oriente di Israele, in una terra in cui scorrevano quattro grandi fiumi, tra i quali il Tigri e l'Eufrate. Non vi è alcun dubbio che il Libro della Genesi lo collocasse proprio sugli altipiani da cui nascevano questi fiumi, nel nord-est della Mesopotamia: la Bibbia e la scienza, dunque, sono in perfetto accordo.

I RACCORDI TRA LA BIBBIA E I TESTI SUMERICI. Di fatto, se si legge il testo originale ebraico della Genesi come un documento scientifico, non teologico, ci si accorge che anch'esso descrive accuratamente il processo di domesticazione delle piante. Non appena la Divinità biblica, così come gli dèi sumerici, ebbe creato l'uomo, creò anche un giardino e lo assegnò all'uomo perché lo lavorasse. Più avanti, la Bibbia descrive la Divinità che "passeggia in giardino alla brezza del giorno", ora che il nuovo essere aveva cura del Giardino dell'Eden. Ma questa versione è poi davvero lontana dai testi sumerici che descrivono la protesta degli dèi e il loro desiderio di affidare ad altri "lavoratori" il loro  oneroso compito, in modo da potersi riposare?

LA CREAZIONE DEGLI UOMINI, MA A IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI CHI? Le fonti sumeriche sostengono che la decisione di creare l'uomo venne presa collettivamente da tutti gli dèi Anunnaki riuniti in assemblea, in tanti. Da questo punto di vista, pur esaltando apparentemente l'impresa di un'unica divinità anche il Libro della Genesi utilizza significativamente il plurale "Elohim" (letteralmente, "dèi") per indicare "Dio", attribuendogli secondo Sitchin una ben strana affermazione: "Ed Elohim disse: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza'" Una frase, quest'ultima, in cui compaiono molti plurali. A chi si stava rivolgendo questa divinità unica, ma plurale (Elohim)? E a immagine e somiglianza di chi ("nostra") intendeva creare l'uomo? A questa domanda il Libro della Genesi non dà risposta.  

IL GIARDINO DELL'EDEN E I FRUTTI PROIBITI. È come se l'umanità si portasse dentro, ancora oggi, la sensazione inconscia che vi sia stata, in un passato imprecisato, un'epoca di grande tranquillità e felicità e ciò si deve, con  tutta probabilità, a leggende e racconti narrati non dai primi uomini, ma dagli stessi Nefilim (gli 'angeli caduti'). L'unico resoconto completo degli avvenimenti che videro protagonista l'uomo una volta che giunto nella dimora degli dèi in Mesopotamia, è il racconto biblico di Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden:

E il Dio Yahweh piantò un frutteto nell'Eden, a oriente;
e vi pose Adamo che Egli aveva creato. E il Dio Yahweh
fece crescere dalla terra ogni albero piacevole a vedersi e buono da mangiare;
e nel frutteto vi era l'Albero della Vita e l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male...
E il Dio Yahweh prese Adamo e lo mise nel Giardino dell'Eden perché lo lavorasse e ne avesse cura.
E il dio Yahweh disse ad Adamo:
"Di ogni albero del giardino potrai mangiare;
ma dell'Albero della Conoscenza del Bene e del Male non mangerai;
perché il giorno che tu ne mangiassi sicuramente moriresti".
[dal libro 'Il Pianeta degli Dei']

Vi erano, dunque, due frutti vitali a disposizione nell'Eden, ma ad Adamo ed Eva era vietato solo il frutto dell'Albero della Conoscenza. A quel punto, ormai, alla Divinità non importava più che l'uomo potesse tentare di arrivare all'Albero della Vita. L'uomo, però, non fu capace di sottostare nemmeno a quell'unico divieto, e fu la tragedia. Il quadro idilliaco si tramutò rapidamente in una scena drammatica, quella che teologi e commentatori biblici chiamano la Caduta dell'Uomo. È una storia, che ben conosciamo, di comandamenti divini inascoltati, divine bugie, un Serpente tentatore (che tuttavia dice la verità), la punizione, l'esilio. Comparso dal nulla, il Serpente osò sfidare i solenni avvertimenti divini:

E il Serpente... disse alla donna:
"Davvero Dio ha detto
"Voi non mangerete alcun frutto degli alberi del giardino?" E la donna disse al Serpente:
"Dei frutti degli alberi del giardino possiamo mangiare;
è del frutto dell'albero che sta in mezzo al frutteto che Dio ha detto:
"Non mangerete di esso, né lo toccherete, altrimenti morirete".
Il Serpente disse allora alla donna:
"No, che non morirete; è che Dio sa bene
che il giorno in cui ne mangerete i vostri occhi si apriranno
e voi sarete come Dio - conoscerete il bene e il male".
E la donna vide che l'Albero era buono da mangiare e piacevole da vedere;
e inoltre aveva il potere di rendere saggi;
ed ella prese il suo frutto e lo mangiò e ne diede anche al suo compagno, ed egli mangiò.
E gli occhi di entrambi si aprirono, ed essi videro che erano nudi;
e allora legarono insieme foglie di fico coprirsi.
[dal libro 'Il Pianeta degli Dei']

L'INIZIO DELLA CONSAPEVOLEZZA E DELLA CONOSCENZA PRECLUSA. Leggendo e rileggendo questo brano conciso, e tuttavia molto preciso, non si può fare a meno di domandarsi qual è la  vera posta in gioco di questo scontro. Diffidati, pena la morte, dal toccare il Frutto della Conoscenza, i due terrestri vennero poi convinti ad andare avanti e a mangiare pure di quel frutto che avrebbe dato loro una "conoscenza" simile a quella della Divinità. E invece, tutto ciò che avvenne fu che i due si ritrovarono improvvisamente consapevoli della loro nudità. Il fatto di accorgersi di essere nudi, in realtà, non era che uno degli aspetti macroscopici di una situazione molto più complessa.

Il racconto biblico di Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden si apre con l'affermazione: "Ed entrambi erano nudi, Adamo e la sua compagna, e non se ne vergognavano". Per quanto è dato capire, è come se entrambi fossero ad un livello inferiore di sviluppo umano rispetto agli individui pienamente evoluti: non solo erano nudi, ma erano anche ignari di ciò che questo comportava. Se esaminato  in modo più approfondito, il testo biblico sembra accennare al fatto che, a un certo punto, l'uomo abbia acquisito una certa capacità sessuale: era questa la "conoscenza" che avrebbe dovuto essergli preclusa e non, come si è pensato finora, una serie di informazioni scientifiche. E a conferma di ciò vi è il fatto che, non appena ottenuta questa "conoscenza", "essi seppero che erano nudi" e si affrettarono a coprirsi le parti inferiori del corpo. La Divinità si accorse subito che essi avevano trasgredito agli ordini:

Ed essi udirono il suono del Dio Yahweh
che passeggiava nel giardino nella brezza del giorno, e Adamo e la sua compagna si nascosero
dalla Divinità Yahweh tra gli alberi del giardino. E il Dio Yahweh chiamò Adamo
e gli disse: "Dove sei?". Egli rispose:
"Ti ho sentito arrivare nel giardino
e ho avuto paura, perché sono nudo;
così mi sono nascosto". E Dio disse:
"Chi ti ha detto che sei nudo? Hai forse mangiato dell'albero
di cui ti avevo ordinato di non mangiare?"
[dal Libro della Genesi]

Adamo dovette ammettere la verità, ma accusò la sua compagna e questa accusò a sua volta il Serpente. In preda a una grande collera, la Divinità maledisse il Serpente e i due terrestri. Poi, a sorpresa, "il Dio Yahweh fece per Adamo e sua moglie delle vesti di pelli, e li coprì". Naturalmente non si può pensare che tutta questa storia, che portò all'espulsione dei terrestri dal Giardino dell'Eden, serva solo a spiegare come l'uomo abbia iniziato a vestirsi. Il fatto di indossare delle vesti, in realtà, non era che una manifestazione esteriore della sua nuova "conoscenza", l'acquisizione della quale insieme ai tentativi divini per sottrarla all'uomo, rappresentano il punto centrale della vicenda.

I RISCONTRI BIBLICI CON QUELLI NARRATI DALLE TAVOLE SUMERICHE. Anche se non è stato ancora trovato un testo mesopotamico che possa essere considerato il corrispettivo della Bibbia, non vi sono dubbi che il racconto, come tutto il materiale biblico riguardante la Creazione e la  preistoria dell'uomo, era di origine sumerica. I riscontri sembrano esserci tutti: il luogo è la Dimora degli Dèi in Mesopotamia; i due alberi vitali, quello della Conoscenza e quello della Vita come nella Dimora di Anu; il gioco di parole sul nome di Eva ("quella della vita", "quella della costola"). Persino le parole della Divinità riflettono l'origine sumerica, poiché anche qui l'unico Dio degli ebrei compie un nuovo "scivolone" nel plurale,  rivolgendosi a "colleghi"  divini che non hanno certamente riscontro nella Bibbia, bensì nelle tavole d'argilla sumeriche:

Allora il Dio Yahweh disse:
"Ecco, Adamo è diventato uno di noi, e conosce il bene e il male.
E ora non potrebbe stendere la mano
e attingere anche all'Albero della Vita, e mangiarne, e vivere per sempre?".
E il Dio Yahweh cacciò Adamo dal Giardino dell'Eden [da 'Il Pianeta degli Dei']


GLI ANUNNAKI RIESCONO A CREARE L'HOMO SAPIENS SAPIENS. Non si saprà mai cosa provocò il conflitto nel Giardino dell'Eden, ma alla fine Enki riuscì a portare a termine il famoso "lavoratore  primitivo" e a creare così l'Homo sapiens sapiens, un individuo completo e capace di generare una propria discendenza. A questo punto, nella Bibbia, Adamo diventa non più un termine generico per indicare "l'uomo", ma una persona specifica, il primo patriarca, anche se questo ha comportato una sorta di scisma tra Dio e l'Uomo. Secondo tali fonti, dunque, l'esistenza indipendente dell'uomo iniziò non nel sud della Mesopotamia, dove i Nefilim avevano fondato le loro città e i loro campi, ma ad est, nei Monti Zagros: "Ed egli scacciò Adamo e lo mandò a vivere a oriente del Giardino dell'Eden". Ancora una volta, dunque, il racconto biblico corrisponde perfettamente ai ritrovamenti scientifici: la cultura, la civiltà umana iniziò tra i monti che circondavano la pianura mesopotamica.