Scienze e Tecnologie » Scienze » Cronaca Scienze

Origine della vita: e se dovessimo riscrivere la preistoria?

Ci sono voluti 2 mln di anni perché l'uomo passasse dal lancio della pietra al suo utilizzo, ma perché ce ne sono voluti solo 10mila per imparare scienze? Ecco in questo speciale un viaggio affascinante tra le teorie "alternative" sull'origine della vita

» Cronaca Scienze Massimo Rossini - 01/03/2012

La Storia come l'abbiamo letta sul sussidiario alle elementari, dice che i primi popoli ad avere una cultura ed una società sono stati i Sumeri. Questa civiltà che dal nulla crea un insieme di leggi, regole, modi di fare le cose senza che prima nessuno abbia avuto la ben che minima idea di come si potesse vivere insieme, improvvisamente si ritrova a socializzare non in piccoli villaggi, ma in città di case costruite con i mattoni, per di più cotti al forno.

Diventa un popolo di agricoltori, mentre prima di loro esistevano solo pastori nomadi. Costruisce i primi strumenti per lavorare la terra: inventa l'aratro e lavora i campi. Questo popolo scava canali per governare l'acqua dei fiumi, che usa per bagnare gli orti, in una terra assolata e arida. I Sumeri si ritrovano ad inventare la ruota e quindi a trasportare merci sui loro carri rivoluzionari. Poiché in Mesopotamia, la terra di mezzo tra i fiumi Tigri ed Eufrate, non ci sono materie prime, diventano commercianti e vanno in giro con i loro mezzi di trasporto, per scambiare i prodotti agricoli con pietre e metalli di terre lontane e sconosciute.

IN UNA TAVOLETTA D'ARGILLA L'ANNO ZERO DELLLA GENESI UMANA. Per tenere traccia dei loro affari inventano la scrittura formata da tanti cunei sulle tavolette di argilla e per questo conosciuta come "cuneiforme". I sumeri inventano anche due modi per contare che usiamo anche noi oggi: quello in base 10 per le quattro operazioni, e quello in base 60 per la divisione dei tempo (60 secondi = 1 minuto, 60 minuti = 1 ora). Mentre il motivo della scelta del "10" come base di riporto appare abbastanza chiara dall'osservazione delle dita delle mani, la storia del "60" è un po' più complessa e si intreccia con le osservazioni astronomiche. Poiché l'anno veniva diviso in 360 giorni (12 mesi di 30 giorni ognuno a cui si aggiungevano cinque giorni, chiamati epagomeni giorni in cui erano nati gli dei e quindi di festa), la circonferenza in 360 gradi, l'ombra proiettata durante la giornata da un bastone fisso in posizione verticale in angoli di 60 gradi. Ma che bisogno c'era di suddividere la giornata in 2 cicli di 12 ore e dividere la settimana in sette giorni che si ripetono per tutto l'anno in 52 settimane (sei giorni per lavorare, 1 per riposare)? A ben guardare, tutti questi numeri si ripetono all'infinito nella cultura Sumerica, alimentando una domanda ricorrente ancora senza risposta: "Perché erano così importanti?".




CITTÀ-STATO E ZIGGURAT, IN ALTO VERSO LE STELLE. Dal punto di vista dell'organizzazione territoriale, invece, i Sumeri vivevano in città-Stato, nel cui punto centrale spiccavano i monumentali templi in mattoni conosciuti con il nome "Ziggurrat", eretti su alte piattaforme a forma di piramide con la punta piatta, generalmente composta da sette piani, aventi le pareti coperte a mosaico e da "chiodi" di argilla colorata. Le Ziggurat venivano costruite nel mezzo di un recinto consacrato al dio della città al quale il territorio apparteneva e al quale era dedicata  la stanza più alta della costruzione. Ogni Ziggurat aveva i propri sacerdoti che, oltre ad officiare le varie cerimonie, erano attenti osservatori del cielo. La loro funzione era forse anche quella di astronomi e astrologi già 6mila anni fa? E a cosa serviva studiare le stelle, calcolare effemeridi, prevedere solstizi, equinozi, eclissi, dare un nome ad insiemi di stelle, le costellazioni, nomi utilizzati ancora oggi? Tra l'altro va ricordato che i Sumeri avevano anche studiato e definito i primi calendari che storicamente sono comparsi con la loro cultura, ma a quanto sembra non li avevano pensati per capire quando seminare e quando raccogliere.



LE TEORIE DEGLI "ARCHEOLOGI ERETICI" E I DUBBI DELLA SCIENZA. Gli scienziati e gli storici ci hanno sempre insegnato che ogni passo è successivo ad un passo precedente. Ogni piccola scoperta è successiva a quella che l'ha preceduta e, quindi, tutto è spiegato con una consecuzione temporale dei piccoli passi. Come è possibile allora che i Sumeri siano apparsi improvvisamente 6mila anni fa dal nulla, senza predecessori conosciuti? Come ha fatto l'Homo Sapiens Sapiens a passare dal nomadismo alle città-stato della bassa Mesopotamia senza passaggi intermedi? Gli storici non hanno risposte e solo nell'ultimo secolo gli archeologi sono riusciti ad avere le idee più chiare su come vivevano i Sumeri, anche se per l'archeologia la loro origine è a tutt'oggi oscura. Eppure, l'inestimabile tesoro venuto alla luce  proprio grazie al lavoro di studiosi, archeologi e ricercatori lascerebbe intuire le risposte a questi interrogativi: basterebbe dare credito a quanto scritto sulle migliaia di tavolette cuneiformi trovate ed ora in mostra nei maggiori musei del mondo. Basterebbe non etichettare come "mitologia" quello che riguarda la genesi riportata nei racconti dei sumeri.


[È la costruzione templare caratteristica delle religioni dell'area mesopotamica come quella sumera, babilonese e assira]

A distanza di migliaia di anni, attraverso le loro testimonianze, è possibile comprendere quanto avanzata fosse questa civiltà in molti aspetti della vita quotidiana e non solo. Basti pensare alla matematica, all'astronomia e la giustizia sociale da loro praticata ogni giorno. Ma da dove i Sumeri attingevano tutte queste conoscenze? La risposta è nei cunei della loro scrittura oggi, purtroppo, portatrice dell'etichetta mitologica impressa da molti accademici, forse per sedare le loro coscienze, forse per non dover rivalutare il castello di comodo cui sono legati. A questi e ad altri interrogativi si cercherà di dar conto nei prossimi articoli di questo speciale sulle antiche civiltà.