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INTERVISTA - Opificio Pietre Dure, Ciatti: "Nel 2015 personale depauperato del 70%"

Il direttore del settore dipinti dell'istituto più quotato al mondo lancia l'allarme: "Da tempo non si indice un concorso per dar modo ai giovani di lavorare da noi. Il personale è ormai alle soglie della pensione". "Il problema - aggiunge - è politico".

» Professioni Tatiana Battini - 25/01/2012

Ci sono settori in cui l'Italia è all'avanguardia nel mondo per professionalità e conoscenze, uno di questi è sicuramente il restauro e uno degli istituti pubblici più quotati al mondo in questo campo è l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che oltre a 'salvare' tanti capolavori dell'arte forma anche gli aspiranti restauratori e svolge attività di ricerca di alto livello. Purtroppo, il futuro dell'istituto è pesantemente minacciato.

A causa del blocco delle assunzioni che si è creato per mancanza di concorsi indetti dal ministero dei Beni Culturali, l'organico dell'istituto, che conta attualmente 100 specialisti, "rischia di essere depauperato del 70 per cento nel giro di tre o quattro anni"- sottolinea a NanniMagazine.it Marco Ciatti, direttore del settore dipinti dell'Opificio delle Pietre Dure -, perché la gran parte del personale impiegato sta per andare in pensione, e non sarà sostituito da nessuno". Per approfondire l'argomento la redazione ha raggiunto telefonicamente il professor Ciatti:

L'Opificio delle Pietre Dure va incontro a una grave carenza di personale, vuole spiegarci perché?
"L'Opificio è l'istituto nazionale di conservazione e restauro del ministero dei Beni Culturali e dunque è una struttura pubblica. Il rischio è un progressivo depauperamento delle sue potenzialità operative a causa dell'invecchiamento di parte del personale attualmente impiegato che, giunto alle soglie della pensione, si prepara a lasciare l'istituto. La maggior parte dei nostri restauratori, infatti, è stata assunta a seguito dell'alluvione del 1966, quando c'era urgenza di personale qualificato. Il problema è che da tempo non escono bandi di concorso per il ricambio del personale lavorativo, vi è un blocco delle assunzioni. Per questo motivo, se la situazione non muta, l'Opificio resterà progressivamente senza restauratori e specialisti. Naturalmente non intendiamo colpevolizzare il ministero, che conosce bene il problema, lo condivide con noi e sta facendo il possibile per cambiare lo stato di cose. Il vero problema è politico".

Cosa intende dire?
"Intendo dire che il problema del potenziamento o meno della Pubblica Amministrazione (e l'Opificio è ne fa parte) è squisitamente politico. Lo stereotipo è quello di considerare gli impiegati della PA dei nulla facenti, si pensa che gli impiegati pubblici siano troppi, e si tende a fare in modo che il loro numero diminuisca. Questa situazione va a discapito di molti istituti seri e professionali, e noi siamo tra quelli. Ovvio che ci sentiamo maggiormente toccati dalla questione perché, a differenza di chi lavora in un ufficio con telefono e pc, noi svolgiamo mansioni particolari, altamente operative e manuali. Basta pensare a tutti i capolavori che passano per le mani dei nostri restauratori, e poi ci sono sia la scuola che l'attività di ricerca. Prima ancora di domandare che fine farà l'Opificio mi domando: che fine farà la Pubblica Amministrazione?".

Il blocco delle assunzioni dovuto alla mancanza di concorsi fa sì che tanti giovani che si formano presso la scuola dell'Opificio siano poi costretti a lavorare all'estero, è così?
"Certo, la nostra è una scuola per restauratori di dipinti del ministero dei Beni Culturali ed è all'avanguardia. Gli allievi, una volta terminato il percorso di studi, trovano lavoro in tutto il mondo ma, paradossalmente, non possono restare nell'Opificio perché non ci sono concorsi da tentare. Questo è un peccato perché quello della restaurazione è uno dei settori in cui l'Italia ha ancora un Know-how riconosciuto a livello internazionale. Forti della nostra esperienza nel settore riceviamo aiuto e sostegno da fondazioni e istituzioni straniere, così come da ogni parte del mondo arrivano le richieste di restauro, che noi vagliamo in base alle nostre possibilità".

L'eventuale chiusura di un istituto come il vostro si tramuterebbe anche in una perdita enorme di conoscenze operative?
"Purtroppo è così. L'Opificio porta avanti quotidianamente un'operazione di ricerca in termini di tecniche di restauro e approfondimento conoscitivo di determinate opere. Spesso nuovi canali di indagine prendono il via a seguito di analisi condotte sulle opere d'arte, perché è naturale che il bagaglio di conoscenze sia ampliato lavoro dopo lavoro, queste conoscenze operative rischiano di perdersi nel nulla".

Con cento impiegati state lavorando sotto organico: quale sarebbe il numero di lavoratori ideale per non avere problemi e qual è la loro situazione a livello retributivo?
"Ai tempi d'oro eravamo 140, quindi già una bella fetta è venuta a mancare e si sente, per quanto concerne la situazione retributiva, trattandosi di dipendenti pubblici, i restauratori sono equiparati agli impiegati, quindi lo stipendio base non è eccelso, si parla di 1300 euro. Stessa situazione per noi funzionari, che non superiamo i 1700 euro. Riceviamo in assoluto gli stipendi più bassi di tutta l'area della Pubblica Amministrazione. Tengo a sottolineare che, benché si tratti sempre di impieghi pubblici, vi sono differenze notevoli, in busta paga, tra ministeri e ministeri. Esistono ministeri di Serie A e ministeri di Serie B. E la cultura dove può trovare posto?"

Da qui al 2015 perderete il 70% del personale, vuole entrare nel dettaglio delle varie sezioni dell'istituto?
"L'Opificio comprende undici settori operativi che corrispondono alle principali tipologie di restauro: dipinti su suporto mobile o dipinti murali, sculture lignee, tessuti, carta, materali lapidei, mosaici e pietre dure, orificeria, bronzi, terrecotte, arazzi...e così via. In ciascun settore lavorano restauratori specializzati, il problema è che sono sempre meno, e alcuni settori nei prossimi anni rischiano di scomparire del tutto".

Lei ha detto che l'istituto è simile a un ospedale in cui si curano malati: quali sono stati i  pazienti eccellenti?
"C'è solo l'imbarazzo della scelta: restando sull'attualità, il laboratorio bronzi ha appena ultimato l'intervento sull'enorme Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti, che adorna il Battistero di Firenze, o ancora la restaurazione della maggior parte delle sculture e dei tabernacoli della chiesa di Orsanmichele, stiamo parlando di opere di Donatello, Verrocchio, Nanni di Banco; nel settore dipinti, che io dirigo, siamo intervenuti sulla Croce di Giotto della chiesa di Ognissanti, sulla 'Decollazione di San Giovanni Battista' di Caravaggio, sul Tabernacolo dei Linaioli del Beato Angelico. Attualmente stiamo restaurando l'Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, esposta agli Uffizi. Direi che da qui passano i principali capolavori dell'arte fiorentina e non solo. Abbiamo numerose richieste dal resto d'Italia e dall'estero".


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- Opificio delle Pietre Dure di Firenze