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Occhi bionici: saremo tutti un po' Terminator?

Lenti a contatto high tech capaci di visualizzare informazioni utili per chi le indossa. Attualmente, questi micro gioiellini funzionano solo se ci si trova a pochi centimetri da una batteria senza fili...ma in un prossimo futuro?

» Ict Vera Sermoneta - 23/11/2011

Quante volte, guardando un film di fantascienza, ci siamo domandati: "Chissà se accadrà mai nella realtà...". Ogni tanto la ricerca scientifica sfiora la fantascienza e nascono prototipi high tech davvero straordinari, come nel caso delle lenti a contatto provviste di microchip in grado di far apparire email e informazioni varie di fronte agli occhi di chi le indossa.

Proprio come Terminator, che nel film avveniristico di James Cameron aveva occhi bionici in grado di 'vedere' tutta una serie di dati, un domani non troppo lontano potremo controllare la casella di posta elettronica o guardare le foto delle vacanze senza l'ausilio del pc o del telefonino, oppure visualizzare le indicazioni del navigatore Gps in tutta sicurezza. E senza che altri si accorgano di quel che sta accadendo davanti ai nostri occhi. Quest'ultima trovata high tech si chiama 'augmented reality' (realtà aumentata), ovvero l'insieme delle tecnologie che potenziano il nostro rapporto con la realtà, e si basa sulla produzione di una nuova generazione di lenti a contatto, come quelle ideate presso i laboratori della University of Washington.

Il prototipo di lente messo a punto dal professor Babak A. Parviz e dal suo team di studenti incorpora led e microcomponenti come antenne miniaturizzate, biosensori e circuiti semitrasparenti in grado di generare immagini virtuali nel campo visivo di chi le indossa. A completamento della tecnologia, un piccolo apparecchio portatile, separato, per la trasmissione delle informazioni ai circuiti. Come spiega Parviz, al di là del semplice arricchimento visivo, le lenti in questione si prestano a diversi utilizzi nel campo medicale. Uno di questi, per esempio, potrebbe essere il monitoraggio della glicemia nei diabetici, possibile grazie a un particolare sensore incorporato nella lente in grado di rilevare la concentrazione della molecola del glucosio. Si tratta ancora di esperimenti, e i prototipi di Parviz sono stati testati con successo e senza effetti collaterali solo sui conigli, e per 20 minuti al massimo.

La visione assicurata dalle lentine è quella di un flusso informazioni che scorre in tempo reale davanti al viso della persona. Il debutto della nuova generazione di questi gioiellini hi-tech, assicurano i ricercatori della Washington University che hanno pubblicato il loro lavoro sul 'Journal of Micromechanics and Microengineering', sembra avvicinarsi sempre più, soprattutto dopo le prove condotte con successo sugli animali. Gli scienziati stanno lavorando al dispositivo e spiegano che i primi test mostrano che la tecnologia è sicura e fattibile. I creatori del prototipo sognano di incorporare nella lente flessibile centinaia di pixel in più per produrre complesse immagini olografiche. Ipotizzano una tecnologia che permetta a chi guida di visualizzare il percorso o la velocità a cui si viaggia direttamente sul parabrezza. Le lenti potrebbero portare il mondo virtuale dei videogiochi a un nuovo livello, e si potrebbero persino fornire informazioni mediche come i livelli di zucchero nel sangue di chi le indossa, attraverso il collegamento con biosensori.

Ma ci sono ancora alcuni problemi da risolvere, come per esempio trovare una buona fonte di alimentazione. Attualmente, il prototipo creato dai ricercatori Usa può funzionare solo se ci si posiziona a pochi centimetri da una batteria 'wireless'. E i suoi microcircuiti sono sufficienti a supportare solo un diode che emette luce. "I risultati sui conigli che hanno testato la tecnologia sono andati bene - hanno detto gli autori dello studio -, non si è verificato nessun effetto collaterale evidente, e per questo rinnoviamo la fiducia nelle potenzialità del dispositivo". 

Il professor Babak Praviz ha spiegato  che il prossimo obiettivo è quello di incorporare testi predeterminati nelle lenti a contatto. La sua squadra ha già superato un ostacolo importante e sta lavorando per fare in modo "che l'occhio umano si concentri su un'immagine generata sulla sua superficie. In genere, può solo vedere chiaramente gli oggetti se sono tenuti a diversi centimetri di distanza". Gli scienziati, in collaborazione con i colleghi della Aalto University in Finlandia, hanno adattato le lenti per ridurre la distanza focale. Costruire il prodotto finale, spiega ancora Babak Praviz, è stata una sfida anche perché i materiali utilizzati per le lenti a contatto sono delicati. I ricercatori hanno costruito dei circuiti da strati di metallo di pochi nanometri di spessore, circa un millesimo dello spessore di un capello umano.Gli scienziati Usa non sono gli unici al lavoro sulle lenti a contatto bioniche, anche una compagnia svizzera, la Sensimed, ha portato sul mercato una lente a contatto intelligente che, con una tecnologia incorporata, riesce a monitorare la pressione dell'occhio per tenere sotto controllo il glaucoma.