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INTERVISTA - Dissesto idrogeologico, Ottaviani: "Nell'82% dei comuni italiani è presente il rischio frane e alluvioni"

La coordinatrice nazionale di Legambiente Protezione Civile, interpellata da NanniMagazine.it, avverte: "Se l'uomo continuerà ad artificializzare il terreno e a costruire nelle zone esposte a rischio andrà incontro a nuove tragedie come quella di Genova".

» Cronaca Natura e Ambiente Tatiana Battini - 10/11/2011

La terribile esperienza subita dai genovesi a causa dell'incuria umana è solo uno dei tanti esempi di dissesto idrogeologico del nostro Paese. A causa di due fiumiciattoli, il Bisagno e il Fereggiano, di un acquazzone e di una 'strettoia' che impedisce all'acqua di fluire liberamente verso il mare, Genova è stata completamente inondata e piange le sue vittime. La pioggia in sé non c'entra, così come non hanno colpa i due fiumiciattoli. La responsabilità, come al solito, è dell'uomo e delle sue azioni sconsiderate sul territorio.

Secondo i dati raccolti in 'Operazione Fiumi 2011', la campagna nazionale itinerante di monitoraggio, prevenzione e informazione per la mitigazione del rischio idrogeologico realizzata da Legambiente e dal dipartimento della rotezione Civile nell'ambito del progetto 'Ecosistema Rischio', calamità quali frane e alluvioni rappresentano un pericolo sempre più rilevante per diverse aree del nostro Paese. "È sufficiente pensare che nell'82 per cento dei comuni italiani sono presenti aree esposte a rischio idrogeologico - rende noto Francesca Ottaviani, coordinatrice nazionale di Legambiente Protezione Civile - per comprendere quanto sia allarmante questo fenomeno e quanto sia delicato l'assetto geomorfologico di molte zone della Penisola". 

NON SOLO LIGURIA E TOSCANA. Al di là dei terribili accadimenti occorsi in Liguria e in Toscana negli ultimi giorni, occorre tener ben presente che il rischio idrogeologico è diffuso in diverse zone della Penisola, dal Nord, al Centro, al Sud. I cambiamenti climatici in atto producono precipitazioni sempre più consistenti sul nostro territorio, e il Paese è chiamato ad agire tempestivamente per prevenire situazioni che, lasciate incontrollate, rischiano di peggiorare sempre più. La cementificazione e l'impermeabilizzazione del suolo urbano e rurale e l'eccessivo disboscamento sono causa delle numerose esondazioni e frane che hanno investito il Paese negli ultimi anni. "Gli eventi calamitosi che hanno colpito nei mesi scorsi diverse regioni italiane testimoniano quanto sia urgente invertire la tendenza nella gestione del territorio - rende noto Legambiente - se frane e alluvioni sono fenomeni naturali, le scelte poco attente nell'uso del suolo, l'urbanizzazione eccessiva di alcune zone, l'abusivismo, il disboscamento dei versanti e l'alterazione delle dinamiche naturali dei fiumi, amplificano il rischio, esponendo cittadini, beni e comunità ad un serio pericolo". L'arma migliore da esercitare? La prevenzione e la consapevolezza dei cittadini grandi e piccoli attraverso campagne informative nelle scuole ed esercitazioni di protezione civile. Per saperne di più NanniMagazine.it ha intervistato telefonicamente la dottoressa Francesca Ottaviani:

In base al Rapporto Ecosistema Rischio 2011, qual è la situazione a livello regionale?
"Abbiamo monitorato cinque regioni: Liguria, Veneto, Umbria, Campania e Sicilia. Non sono certo le uniche regioni a presentare problemi a livello idrogeologico, perché gran parte dello Stivale è esposto a rischi di origine naturale e antropica, ovvero relativi dall'azione dell'uomo sull'ambiente. Il monitoraggio sulle diverse regioni italiane ha confermato un dato che va intensificandosi con gli anni: il problema del dissesto idrogeologico è molto grave ed esteso. Secondo dati del ministero dell'Ambiente, in 232 comuni liguri sono presenti aree ad elevata criticità idrogeologica, e le aree soggette a pericolo di frane o alluvioni rappresentano l'8,7 per cento del territorio regionale. Si tratta di zone 'fragili', in cui un semplice temporale, per quanto intenso, può provocare allagamenti e disagi per la popolazione. In Sicilia i comuni in cui sono presenti aree esposte a rischio idrogeologico sono 273. Praticamente sette su dieci, di cui 200 a rischio frana, 23 a rischio alluvione e 50 a rischio sia di frane che di alluvioni. In Veneto si contano 327 comuni a rischio. In Campania le zone ad elevata criticità idrogeologica sono presenti in 504 comuni, ovvero il 19 per cento della superficie dell'intera regione. Caso limite in Umbria, in cui tutti i 92 comuni regionali sono a rischio idrogeologico. Tra questi, 40 sono a rischio frana, uno a rischio alluvione e 51 a rischio sia di frana che di alluvione. Nei prossimi mesi sarà disponibile un rapporto completo con informazioni su tutte le regioni italiane".

Quali fattori incidono maggiormente nel creare una situazione di dissesto idrogeologico?
"A pesare, per quanto riguarda l'Italia, sono decenni di eccessiva antropizzazione (intervento dell'uomo sull'ambiente). L'essere umano ha progressivamente mutato il proprio habitat, denaturalizzando e 'cementando' la natura a dismisura. L'uso del cemento rende il terreno impermeabile all'acqua piovana, che in questo modo anziché penetrare nel terreno resta in superficie. La responsabilità di un'eccessiva antropizzazione è anche delle amministrazioni comunali, che hanno approvato i vari piani urbanistici senza tener conto del territorio sul quale si sarebbe edificato. Per quanto riguarda l'abusivismo edilizio, occorre rimarcare che negli ultimi decenni si è edificato molto in numerose zone d'Italia esposte a rischio esondazione o a rischio frana, tanto che la costruzione di abitazioni lungo le sponde dei fiumi rappresenta ancora oggi una delle cause prime relative al dissesto idrogeologico. Senza dimenticare che, negli ultimi anni, abbiamo assistito all'effetto dei mutamenti climatici in atto, con l'intensificarsi dei fenomeni pluviali lungo tutto il territorio italiano, si tratta di piogge particolarmente consistenti concentrate in periodi di tempo molto brevi".

A fronte di tutte queste considerazioni, cosa dovrebbero fare Comuni e istituzioni per prevenire tragedie come quelle che periodicamente devastano il nostro Paese?
"Si può agire su più livelli. Per prima cosa è doveroso invertire l'attuale tendenza a costruire 'ovunque' e pianificare con cura le future costruzioni, attraverso un'attenta analisi del suolo e del territorio. Mentre si pianifica occorre aver sempre presente il rischio idrogeologico, soprattutto in Italia, perché il nostro territorio è particolarmente fragile e occorre quindi maggiore cautela. Mi riferisco anche al reticolo idrografico minore (torrenti, fiumi di piccola grandezza). Prendiamo a esempio la città di Genova: dove l'artificializzazione del reticolo idrografico della città è talmente consistente da sfociare in tragedie come quella accaduta nei giorni scorsi, a seguito delle forti piogge e della conseguente esondazione. In secondo luogo è necessario investire nella prevenzione, attraverso interventi sul territorio atti a mitigare i rischi a livello idrogeologico e orientati alla 'rinaturalizzazione' delle aree limitrofe ai corsi d'acqua, da un lato evitando di costruire nuovi edifici, dall'altro diminuendo la presenza antropica sul territorio, delocalizzando, ove possibile, gli edifici già presenti. In terzo luogo è doveroso effettuare una manutenzione costante del territorio e dei corsi d'acqua. Infine, la popolazione dovrebbe comprendere che varie zone del Paese sono a rischio idrogeologico, dal Nord al Sud. La consapevolezza è fondamentale in questi casi, e Legambiente, così come la Protezione Civile, si impegnano da anni a far sì che bambini e adulti sappiano affrontare nel migliore dei modi i momenti critici legati, tra le altre cose, alle alluvioni e alle esondazioni".

State registrando una maggiore consapevolezza da parte dei Comuni italiani?
"Negli ultimi anni diversi i Comuni italiani hanno messo a punto piani di emergenza, tenendoli costantemente aggiornati, impegnandosi ad informare la popolazione sui possibili rischi del territorio nel quale vivono, spiegando loro cosa fare in caso di pericolo, anche attraverso esercitazioni pratiche. Il problema è che altrettante amministrazioni comunali, seppure hanno attuato dei piani di emergenza, non si curano di aggiornarli periodicamente, né svolgono esercitazioni o si impegnano a informare e sensibilizzare la popolazione. È molto utile, invece, mostrare alla gente come comportarsi in caso di alluvione, attraverso attività educative rivolte agli adulti e ai bambini".

A tal proposito, in che modo il progetto Operazione fiumi 2011 punta a sensibilizzare i ragazzi?
"La carovana itinerante di Operazione fiumi incontra ogni anno gli alunni delle scuole di tante regioni italiane, allo scopo di contribuire a formare futuri cittadini più consapevoli. Quest'anno ci siamo spostati dal Nord al Sud nell'arco di venti giorni, dal 10 al 30 ottobre. Le attività che organizziamo e che coinvolgono i bambini e i ragazzi sono sia sottoforma di gioco che sottoforma di mostra itinerante. Questa esposizione è organizzata come un percorso educativo di facile comprensione che fa capire ai ragazzi cosa sia il rischio idrogeologico e come sia possibile agire per prevenire i pericoli ad esso connessi. Inoltre, insegniamo ai ragazzi cos'è e come funziona un piano di emergenza di protezione civile. I bambini si dimostrano sempre estremamente attenti e interessati, e questo è un ottimo segno". 

[Fonte: Legambiente - Operazione Fiumi 2011]
[Fonte: Legambiente - Operazione Fiumi 2011]

MATERIALE
-
Operazione Fiumi 2011 (pdf)
- Situazione in Liguria
- Situazione nel Veneto
- Situazione in Umbria
- Situazione in Campania
- Situazione in Sicilia

LINK
- Legambiente