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Carbone: Wwf, "un killer spietato per la salute, il clima e l'economia"

La potenza installata nel nostro Paese è pari al doppio del massimo picco di domanda mai raggiunto. Da Porto Tolle la campagna dell'associazione ambientalista per sollecitare la chiusura delle centrali più inquinanti, sostituendole con fonti rinnovabili

» Fonti rinnovabili Francesca Nanni - 07/11/2011

Una centrale a carbone all'interno di un parco naturale. Un paradosso potrebbe pensare qualcuno, soprattutto perché questo territorio fa dell'ecologia e delle risorse ambientali il suo punto di forza. Invece è quanto accade a Porto Tolle, nel delta del Po, in provincia di Rovigo, dove i cittadini si mobilitano da tempo contro la riconversione da olio combustibile a carbone della centrale Enel che sorge proprio su un'area protetta. Ma non è un caso isolato. In Italia, infatti, sono molte le regioni interessate dalla riconversione a carbone o dal potenziamento di centrali esistenti, o, ancora, dalla costruzione di nuove strutture; Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, Veneto.
 
Così in occasione della mobilitazione nazionale, il 29 ottobre scorso, con una lettera aperta l'associazione ambientalista del Wwf si è rivolta direttamente alle Regioni più interessate dalla questione perché facciano la propria parte nel "de-carbonizzare" l'Italia, come richiesto dalla strategia europea. "L'Italia non aveva bisogno del nucleare e non ha alcun bisogno del carbone - sottolinea il Wwf -, ma deve muoversi velocemente per stare al passo della rivoluzione energetica basata su fonti rinnovabili ed efficienza energetica'.

I DATI IEA SULL'INQUINAMENTO DA ACARBONE. Leggendo gli ultimi dati dell'Agenzia internazionale per l'Energia (Iea), viene fuori che "il settore energetico è responsabile del 41% di tutte le emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dall'uso di combustibili fossili nelle attività umane". "Il carbone - spiega l'associazione ambientalista - è il più ricco di carbonio di tutti i combustibili fossili, e la sua combustione produce fino al 70% di CO2 in più rispetto al gas naturale per ogni unità di energia prodotta”. Il 43% di tutte le emissioni da combustione di combustibili fossili, dunque, è da attribuire all'uso del carbone (oltre 12,5 miliardi di tonnellate di CO2 annue). "Di fatto - prosegue ancora il Wwf - il carbone è un vero killer del clima, i cui costi ambientali, economici ma soprattutto relativi alla salute, non vengono nemmeno contabilizzati. Sono a carico delle persone, della collettività e degli ecosistemi". "Il mondo sta andando verso un'economia de-carbonizzata, ed è logico che il primo passo sia proprio liberarsi delle centrali a carbone e non costruirne altre". 

LE CENTRALI A CARBONE SUL TERRITORIO NAZIONALE. Dal punto di vista delle strutture, invece, le centrali attualmente presenti sul territorio sono molte e "lavorano per un terzo della loro potenzialità". "La potenza installata nel nostro Paese è il doppio del massimo picco di domanda mai raggiunto: le centrali esistenti a tutto il 2010 sono infatti in grado di erogare una potenza massima di circa 106,5 GW contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW". Per l'associazione ambientalista è arrivato quindi il momento "di chiudere le centrali che non servono, a cominciare proprio da quelle più inquinanti, e sostituirle con la produzione di elettricità da fonti davvero pulite e rinnovabili: solo così si potrà intraprendere la strada per uscire dalla crisi ed entrare nella Green Economy".
 
IL CONFRONTO CON CINA E STATI UNITI. "Negli Stati Uniti - ricorda il Wwf- si è calcolato che ogni anno 13.200 morti siano dovuti agli effetti delle emissioni di gas inquinanti delle centrali a carbone, che sono fonte di un cocktail micidiale di inquinanti, tra cui nichel, cadmio, piombo, mercurio, cromo, arsenico, fluoro, cloro e loro composti. Sono anche tra le principali cause delle piogge acide. Gli impatti di queste sostanze sul territorio hanno anche pesanti ripercussioni economiche per settori quali l'agricoltura, la pesca, il turismo e persino per il valore delle proprietà". Ecco perché, nonostante l'uso del carbone nel mondo sia in aumento a causa del prepotente sviluppo delle economie emergenti, "questi Paesi - sottolinea il Wwf - stanno adottando soluzioni per limitare le proprie emissioni". A questo proposito, l'associazione ambientalista ha ricordato le parole, qualche giorno fa, del vice presidente cinese della commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, Xie Zhenhua: "La Cina - ha detto - non permetterà che le proprie emissioni pro capite di CO2 raggiungano i livelli di quelle degli Stati Uniti". "Anche gli Stati Uniti - aggiunge il Wwf - stanno invertendo la rotta: il Sierra Club ha calcolato che dal 2000 ben 152 centrali a carbone sono state chiuse o ne è stata impedita l'apertura".

LA POSIZIONE DEGLI INVESTITORI ECONOMICI. "Anche gli investitori - rimarca ancora il Wwf - stanno rivedendo la loro politica: già dal 2008 Morgan Stanley, Citi, J.P. Morgan Chase, and Bank of America hanno ridimensionato fortemente i finanziamenti per le centrali elettriche a carbone, e altrettanto hanno fatto di recente, insieme al Climate Group, BNP Paribas, Credit Agricole, F&C Asset Management, HSBC e Standard Chartered". "Gli investimenti stanno prepotentemente andando verso le energie pulite e rinnovabili, passando da 165 miliardi di dollari nel 2009 a 211 nel 2010". "Dunque il carbone è oggi un ritorno al passato, dovuto solo - conclude poi il Wwf - a esigenze contingenti delle compagnie elettriche che non tengono conto né delle prospettive future (anche proprie), né dell'interesse generale del Paese, tanto meno dell'interesse delle popolazioni locali, per non parlare poi del clima, dell'ambiente e della biodiversità".

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- WWF
Agenzia internazionale per l'Energia (Iea)