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Maternità assassina, in Italia aumentano gli infanticidi

» Donne Paola Simonetti - 27/05/2008

E’ uno dei crimini più oscuri, un feroce gesto contro natura. Un dramma, sempre più diffuso in Italia, che si consuma fra le maglie di una maternità dolente e malata, spesso non compresa. Nel nostro Paese il numero di madri che uccidono i propri figli in tenera età, è in tragico aumento. La raggelante determinazione delle cifre parla di 145 casi dal 2000 al 2007, un media di 20,7 crimini all’anno. E il triste primato dei figlicidi spetta al Nord Italia, che conta quasi la metà degli episodi segnalati in tutta la Penisola.
A tracciare il profilo di un fenomeno che travalica il confine dei più comuni crimini di sangue, e situazioni di presunta marginalità sociale, è stato l’ospedale materno-infantile Macedonio Melloni di Milano, attraverso uno studio condotto da Alessandra Bramante, criminologa e psicologa del Centro depressione donna dell’azienda ospedaliera Fatebenefratelli (cui fa capo il presidio di via Melloni) che calcola come dal 1958 al 2007 i casi di mamme assassine siano stati in Italia 814, di cui 211 a danno di neonati (bebè uccisi nel loro primo giorno di vita) e 603 figlicidi (dal primo giorno di vita in poi), per un totale di 971 baby-vittime. La madre che si scaglia sul figlio appena nato lo fa soprattutto soffocandolo, mentre per il figlicidio prevale il gesto di farlo precipitare, spesso dalla finestra.  Il 48 per cento dei figlicidi e il 18 per cento dei neonaticidi (quasi uno su 5) avvengono nel Settentrione, e i più colpiti sono i bimbi da zero a 6 anni.
Alla base del gesto, secondo lo studio, nel 38,7 per cento dei casi si nasconde una malattia psichiatrica, nel 10,4 una conflittualità di vario tipo, nel 7,1 per cento un maltrattamento, nel 6,1 una situazione di abbandono o trascuratezza. Non di rado la mamma può essere motivata da cosiddetta 'pietatis causa”, ovvero un intento simile a quello che anima l'eutanasia. Solo nell'1,8 per cento del totale, ci sono anche problemi economici. Di spicco, infatti, il dato che rivela come figlicidi e neonaticidi commessi per mano materna, si consumino per lo più in famiglie istruite ed economicamente agiate. 
I fattori che conducono una mamma sull’orlo del precipizio, sono dunque, secondo i promotori dello studio milanese, da rintracciare in insonnia, deliri, allucinazioni, precedenti psicosi in famiglia e la scomparsa di una persona cara. Il dramma, quindi, non si configura mai come “un fulmine a ciel sereno”: “Occorre saper intercettare segnali di sofferenza, disagio – ha affermato Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Salute mentale del Fatebenefratelli-, campanelli d'allarme in cui spicca la “depressione post-partum”: più del 10 per cento delle neomamme presenta un disturbo depressivo - avverte il medico - e lo 0,1 per cento sviluppa una psicosi vera e propria"
Prevenzione, dunque, la parola d’ordine con cui combattere la scesa agli inferi di una madre sofferente. Strumenti necessari, non solo un’adeguata informazione per la diretta interessata e il suo nucleo familiare di riferimento, ma anche la costruzione di una rete sociale forte e protettiva, in un mondo in cui le donne sono costrette a dividersi fra casa e lavoro, senza il sostegno spesso di nonni o baby –sitter, troppo costose. Urgenti, secondo i curatori dell’indagine, politiche di sostegno alle giovani coppie, che garantiscano certezza di una casa, asili, nidi aziendali, un lavoro flessibile, ma sicuro.