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INTERVISTA - Arte Terapia: impastare e disegnare per aumentare l'autostima

Questa disciplina complementare si basa su determinate attività creative (disegno, pittura, scultura) che aiutano il malato di Alzheimer a livello mnemonico, motorio ed emotivo. Galbiati: "L'importante è non trattare il paziente come fosse un bambino".

» Patologie Tatiana Battini - 27/09/2011

L'opera d'arte è uno sfogo dell'anima. Da quando l'uomo ha memoria di sé ha sempre tentato, attraverso la parola, la pittura, la scultura, di stabilire un contatto con la sua più profonda interiorità rigettandola all'esterno sottoforma di poesia, disegno, statua. L'Arte Terapia è la disciplina che, affiancata alla cura farmacologica, aiuta il malato di Alzheimer a ritrovare quel 'ponte' perduto tra il mondo interiore e il mondo esteriore. Per comprendere meglio in cosa consiste questa terapia e quali benefici ha sulle persone afflitte da malattie neuro degenerative, NanniMagazine.it ha raggiunto telefonicamente la dottoressa Emanuela Galbiati, arte terapeuta ad orientamento psicodinamico, specialista in linguaggi artistici nella psicologia clinica, diplomata e socia della Art Therapy Italiana e iscritta all'Associazione Professionale Italiana Arte Terapeuti (APIArT ):

In cosa consiste l'Arte Terapia, qual è il suo scopo in relazione alle persone malate di Alzheimer?
"L'Arte Terapia consiste nell'utilizzare delle tecniche artistiche in maniera assolutamente libera, a noi non interessa certo la qualità del disegno quanto piuttosto la qualità del processo di creazione dell'opera. Non insegniamo ai pazienti a dipingere o disegnare, vogliamo semplicemente che loro utilizzino dei materiali che possono essere pastelli o matite (materiale convenzionale), ma anche sabbie, spezie, farine da impastare (materiale non convenzionale), e materiale da riciclo. Come si può immaginare, i materiali non convenzionali sono utilizzati per stimolare quanto più possibile le facoltà sensoriali. Attraverso l'Arte Terapia il paziente riesce a elaborare dei contenuti interni in maniera simbolica, in questo modo ha il duplice beneficio di rientrare in connessione con sé stesso (con i suoi contenuti interni), e con il mondo esterno, traducendo i contenuti in forme artistiche. Solitamente la terapia si svolge in gruppo, perché avere l'opportunità di condividere esperienze con qualcun altro è un valore aggiunto di grande importanza".

Anche i colori, per quanto concerne il disegno, possono veicolare all'esterno gli stati interiori della persona malata di Alzheimer?
"Ogni oggetto offre determinate stimolazioni sensoriali, e il paziente di norma utilizza questo o quel materiale a seconda di quali sono i suoi bisogni. È chiaro che anche il colore gioca un ruolo importante da un punto di vista emotivo, perché stimola il paziente a esternare, attraverso i colori, il proprio mondo interiore. In generale questo tipo di terapia è molto utile per i pazienti che la malattia ha reso fragili e incapaci di elaborare a livello razionale, come nel caso delle persone malate di Alzheimer, perché le attività che svolgono in terapia consentono loro di esprimere emozioni ma in maniera 'protetta'. Esiste sempre un piano intermedio che è, ad esempio, il foglio di carta, sul quale restano impresse le impronte, i disegni, le frasi del paziente, oppure l'oggetto tridimensionale nel caso in cui si lavori la creta o la pasta di sale. La persona proietta le proprie emozioni su questi oggetti e questo processo è facile perché il paziente lavora in maniera totalmente inconscia, bypassando tutti quelli che sono i canali razionali (che in lui non funzionano più) e, ripeto, lo fa in maniera protetta, nel senso che le sue difese sono rispettate in ogni momento".

Uno dei disegni dei pazienti di Arte Terapia
[Uno dei disegni dei pazienti di Arte Terapia]

L'Arte Terapia è utile a tutti i livelli di questa patologia, dal più lieve al più grave?
"Si, questa terapia è efficace sia nei riguardi di forme gravi di Alzheimer, quindi in pazienti già ospedalizzati, che hanno il minimental prossimo allo zero (il minimental è un test che valuta l'integrità delle facoltà cognitive). Si tenga conto che 30 rappresenta il massimo livello di integrità di suddette facoltà, ovvero il livello che in teoria tutti noi dovremmo avere in assenza di deterioramento cognitivo, mentre zero è l'annullamento di ogni facoltà cognitiva. I pazienti malati di Alzheimer e ospedalizzati molto spesso sono afasici, cioè non parlano più perché questa patologia toglie anche la capacità di parlare, e attraverso l'Arte Terapia riusciamo a rientrare in comunicazione con queste persone. I pazienti che hanno partecipato ai laboratori dell'Isola in Città della Fondazione Manuli sono in fase medio-lieve di Alzheimer, si tratta di persone che vivono in famiglia e con i quali, anche se hanno dei deficit cognitivi e mnemonici, è ancora possibile entrare in relazione attraverso la parola. Possiamo definire l'Arte Terapia un supporto o per meglio dire un 'elemento facilitatore', perché facilita  tanto il processo del ricordo quanto le capacità relazionali".

Come sono organizzate gli incontri con i pazienti, e quanto durano mediamente?
"Lo scorso anno gli incontri di Arte Terapia sono stati oggetto di studio (insieme agli incontri di Pet Therapy) per verificare gli effetti sulle persone malate di Alzheimer, in questo caso le sedute si sono svolte nel periodo compreso tra marzo e novembre 2010, per un totale di circa 37 sedute. Gli incontri sono a cadenza settimanale e durano un'ora. Prima di entrare nel vivo di ogni seduta c'è un momento di raccoglimento iniziale e di saluto finale, in cui solitamente sono coinvolti anche i familiari, che sono parte integrante del progetto. I pazienti che formano un gruppo sono otto o dieci al massimo e vengono selezionati in base alle caratteristiche individuali durante un colloquio iniziale con Katia Stoico, psicologa della Fondazione Manuli, perché per portare a termine un buon lavoro di squadra è importante che in ciascun gruppo vi siano persone 'simili'. Gli incontri hanno un preciso orario di inizio e fine, il luogo fisico nel quale si riuniscono i pazienti è accogliente, 'non giudicante', nel senso che tentiamo di far sentire a loro agio i pazienti, vogliamo che abbandonino le infrastrutture quando sono con noi in seduta. Tutte queste precauzioni rilassano e preparano la persona a lasciarsi andare, a tirare fuori tutte le emozioni e trasferirle su carta. Un esempio particolarmente toccante è quello di un paziente che, dopo aver completato un disegno raffigurante un pesce nel mare, ha scritto sopra l'immagine: 'Il mare dei perduti'. Questo tipo di esternazioni spontanee, frequenti durante le sedute, sono invece molto rare in famiglia, se la persona dovesse creare lo stesso disegno in ambito familiare si limiterebbe a colorarlo. Altri due benefici che dona questo tipo di terapia sono il miglioramento della mobilità delle mani e l'aumento della capacità di concentrazione (diversi malati di Alzheimer non riescono a leggere per intero un articolo di giornale). Lavoriamo molto anche sull'autostima del paziente, alcuni di loro non riescono quasi a credere di aver prodotto quel determinato disegno da soli. La paura di sbagliare è uno dei freni più grandi del malato di Alzheimer, il quale arriva anche a non parlare più perché, confondendo i termini e venendo continuamente ripreso, preferisce evitare di parlare chiudendosi ancor di più in una sorta di guscio".

Per quanto riguarda il disegno, vi sono forme particolari che utilizzate in Arte Terapia?
"Solitamente utilizziamo il Mandala, ovvero il cerchio e in genere le figure inscritte in un cerchio. Quelle circolari sono forme molto 'potenti', che evocano completezza, protezione. In Arte Terapia Psicodinamica applichiamo queste figure seguendo gli studi di Jung, il quale aveva osservato che, durante le sedute di psicoanalisi, i pazienti che soffrivano di disorientamento psichico disegnavano spontaneamente Mandala. Tracciare un cerchio, per queste persone, equivale a cercare di ristabilire l'ordine e l'equilibrio interiori. Questa figura è primordiale, ancestrale, ben impressa nell'inconscio umano, ed è capace di venire in superficie bypassando i canali logici e razionali".

La 'chiave' della terapia è l'abbandono della razionalità in favore dell'emozione?
"L'arte emoziona perché 'tocca' canali primordiali, così come il ritmo, la danza, e tutte quelle attività che hanno come motore l'inconscio e non la razionalità. Per questo è fondamentale che vi siano diversi tipologie di terapie complementari, una basata sulla danza, un'altra sulla musica, un'altra sul rapporto con un animale, un'altra sull'arte, in questo modo il paziente ha un ventaglio di scelta più ampio, perché potrebbe essere stimolato dalla danza e non dalle attività artistiche, e viceversa, ciascuno di noi risponde a 'campanelli' diversi".

L'Arte Terapia si può svolgere anche a casa, con l'aiuto dei familiari del paziente?
"È una domanda che ci sentiamo rivolgere spesso. La risposta è che si può fare una sorta di esperimento a casa, ma non si può fare Arte Terapia. Il motivo è che in famiglia viene a mancare la professionalità degli operatori che sanno come condurre gli incontri. Detto questo, esistono degli esercizi che si possono svolgere a casa, quando ad esempio vediamo qualche nostro paziente che attraverso la terapia riesce a calmarsi e rilassarsi attraverso degli esercizi guidati semplici, che anche il familiare può gestire a casa, allora ha senso ed è utile mantenere vivo l'esercizio svolto in seduta e ripeterlo tra le mura domestiche. Questo succede ad esempio con i disegni a tratto, cioè quei disegni che hanno un oggetto disegnato, ma non colorato, e il paziente deve completarlo utilizzando i colori. In questo caso le ricadute benefiche interessano sia il paziente che i familiari, il malato avrà modo di rilassarsi e rasserenarsi come avvenuto durante la seduta di Arte Terapia, e i familiari avranno un'ora o due di tempo libero per riposare. Anche perché così facendo si crea un ponte di collegamento tra una seduta settimanale e l'altra".

Quali sono gli accorgimenti che i familiari devono seguire, in questo caso?
"Per prima cosa è consigliabile che i familiari si rivolgano al terapeuta per sapere esattamente cosa far fare al loro caro a livello di esercizi artistici. Aggiungerei che i materiali (pastelli, matite, fogli) siano di buona qualità e mai scadenti, è una questione di rispetto verso la persona che li userà ed è anche più sicuro a livello della salute perché, se particolarmente avanti nella malattia, i pazienti tendono a confondere la destinazione d'uso di un oggetto, potrebbero quindi mordere e masticare una matita, una gomma, e così via. È importante che questi materiali siano atossici e senza lame o punte. Un'altra indicazione molto importante: non bisogna mai trattare la persona malata come fosse un bambino. Troppo spesso gli anziani vengono trattati come dei bambini dai loro familiari, la stessa cosa accade nel caso di persone malate avanti con gli anni. Rispettare una persona è anche questo: un anziano non è un bimbo, ha un lungo vissuto alle spalle, una dignità enorme, e non è giusto sminuirlo facendogli disegnare fiorellini e pupazzetti, come si fa all'asilo. Molto meglio il tema astratto, in cui si lascia la personba libera di esprimersi a 360 gradi. Se questi adulti non vengono 'bambinizzati' sono in grado di tirar fuori risorse inaspettate, e migliorare molto nonostante la malattia. In America c'è un modo per definire gli anziani: 'older adult', trovo questa espressione molto bella, che letteralmente significa 'adulti invecchiati' ".

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APIArT
- Fondazione Manuli Onlus