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INTERVISTA - Pet Thearpy: Il rapporto uomo-animale aiuta il malato a uscire dall'apatia

Il dottor Roberto Marchesini racconta a NanniMagazine.it gli effetti benefici di questa cura a base di coccole e passeggiate, che vede coinvolti cani, cavalli e gatti. Una formidabile 'spinta propulsiva' che aiuta gli anziani colpiti da Alzheimer.

» Patologie Tatiana Battini - 27/09/2011

La Pet Therapy, detta anche 'terapia dolce', è la più toccante e commovente tra le discipline complementari, perché coinvolge gli animali (pet è una parola inglese che significa 'animale domestico') e basa la propria efficacia terapeutica sull'emozione e l'affetto che gli amici a quattro zampe (cani, gatti, cavalli, etc) trasmettono al paziente e viceversa. "Questa terapia si basa sull'interazione dell'uomo con l'animale - spiega il dottor Roberto Marchesini, presidente della Società italiana di Scienze Comportamentali Applicate e direttore della Scuola di Interazione Uomo Animale - allo scopo di promuovere un cambiamento migliorativo rispetto ai particolari problemi in cui versa il paziente".

Come attività co-terapeutica la Pet Therapy "ha dimostrato  una grande efficacia negli ultimi quarant'anni - continua Marchesini - l'importante è non banalizzare questa prassi con visioni magiche o taumaturgiche che nulla c'entrano con la disciplina". Per approfondire l'argomento e comprendere in che modo l'animale può essere di aiuto ai malati di Alzheimer NanniMagazine.it ha rivolto qualche domanda al dottor Marchesini:

In che modo l'interazione tra essere umano e animale aiuta il malato di Alzheimer?
"Il contattto e lo scambio emozionale che avviene tra uomo e animale è molto particolare e profondo, sicuramente differente dai comuni rapporti interumani. Si differenzia tanto sul piano emotivo che occupazionale, e soprattutto crea un coinvolgimento molto forte. Molte persone malate di Alzheimer tendono a chiudersi in loro stesse a causa della perdita progressiva delle capacità cognitive, e il rapporto che si instaura con un animale dà loro modo di 'riattivarsi', esternare emozioni, migliorare l'umore e la qualità della vita quotidiana. Uscire dallo stato apatico e depressivo è di fondamentale importanza per il malato di Alzheimer (come per altri malati), e questo tipo di terapia è basata fondamentalmente sul piacere e sull'avere voglia di 'fare'. Perdere interesse per ogni azione e non voler uscire di casa sono le caratteristiche comuni a molti malati di Alzheimer, ma il solo fatto di avere un animale che va spazzolato, nutrito, accompagnato a fare una passeggiata, con il quale si gioca e che regala momenti di dolcezza e divertimento, rimette in moto la persona malata in ogni senso, la Pet Therapy offre al malato una leva motivazionale fortissima. Emerge il piacere di conoscere l'animale, il piacere di trascorrere del tempo in sua compagnia, il piacere di accarezzarlo e giocare. Un altro aspetto è quello emozionale, perché l'animale crea intorno a sé un clima di grande affettuosità e gioia, e un'atmosfera distesa e serena aiuta molto il malato di Alzheimer".



Che tipo di animali vengono utilizzati nella Pet Therapy e perché?
"Il verbo 'utilizzare' non è adatto quando si fa riferimento alla Pet Therapy, perché a livello zooantropologico non si 'utilizza' l'animale come avviene ad esempio in zootecnia, in cui ci si serve di animali a scopo di prestazione (la mucca dà il latte, il maiale la carne, la gallina le uova, oppure ci serviamo di un cane per la caccia, di un cavallo per la corsa, etc). Nella Pet Therapy l'animale è semplicemente coinvolto in uno scambio emozionale con un essere umano e viceversa, ed è parte integrante della relazione. Per tornare alla sua domanda, gli animali che maggiormente coinvolgiamo nella terapia sono quelli domestici come cani, gatti, conigli, anche il cavallo (si parla allora di Ippoterapia). Il motivo alla base della scelta di animali più o meno domestici  è semplice: questi ultimi, a differenza di quelli selvatici, possono essere facilmente coinvolti in un'attività relazionale".

Oltre che a livello relazionale, il rapporto uomo-animale dona al malato di Alzheimer altri benefici?
"I benefici maggiori sono a livello relazionale ed emozionale, ma grazie al rapporto con l'animale, solitamente un cane, il paziente malato di Alzheimer ricorda esperienze del proprio passato legate al contatto con un altro cane o un gatto, è maggiormente disposto al dialogo, parla con più facilità, quindi i miglioramenti riscontrati sono numerosi e importanti. Non dimentichiamoci che nei ricordi infantili di tutti noi sono presenti animali, sia reali, il cane, il gatto o il coniglietto che viveva con noi in famiglia, oppure immaginari, come gli animali che popolano le favole, i racconti, i cartoni animati, per non parlare dell'animale di peluche che ci faceva compagnia nel lettino...Questo per dire che l'animale, in ogni sua 'forma', accompagna il bambino durante i primi anni di vita e anche oltre. L'anziano colpito da Alzheimer ha la memoria recente distrutta, ma grazie alla terapia vede stimolata la memoria antica, e questo flusso di ricordi lontani, potremmo dire proustiani perché vi abitano odori, sapori e immagini, sono un bagaglio emozionale estremamente prezioso nel momento in cui viene esternato, raccontato, trasportato dal mondo interiore al mondo esteriore. Una ulteriore considerazione è che l'azione del ricordare è di per sé terapeutica, perché il grande cruccio del malato di Alzheimer è non riuscire a ricordare, questo impedimento crea in lui forte ansia e malessere".

Come si svolgono le sedute di Pet Therapy? 
"Inizialmente le sedute sono di conoscenza e presentazione, naturalmente da ambo i lati, l'uomo incontra il cane e il cane incontra l'uomo. Dopodiché l'operatore mostra determinati gesti che poi sarà il malato a compiere: come dare da bere o da mangiare al cane, spazzolarlo o soltanto accarezzarlo. In questa fase l'operatore cerca di suscitare nella persona malata il desiderio di compiere in prima persona quelle determinate attività. Man mano che gli incontri di Pet Therapy procedono, vediamo emergere nel paziente l'aspetto più bello e che dà maggiore soddisfazione: il suo 'riaprirsi' al mondo, come ho già detto il malato di Alzheimer tende a isolarsi e chiudere tutte le porte verso l'esterno. Tra gli obiettivi primari della Pet Therapy c'è proprio quello di riuscire a 'fare breccia' nella persona attraverso l'animale". 

Essere padrone di un cane può aiutare la persona malata di Alzheimer a sentirsi utile, a compiere azioni quotidiane per il benessere dell'animale?
"Vivere a contatto quotidiano con un cane è sicuramente una grande opportunità, ma non consiglio mai l'adozione di un cucciolo a scopi terapeutici in famiglia, perché la Pet Therapy è svolta da operatori sapienti che sanno come agire sul malato e sull'animale e che tra l'altro, durante gli incontri, organizzano delle attività specifiche da far fare alla coppia uomo-animale in base alle esigenze del malato. La meta finale è sempre quella di migliorare lo stato psicofisico del paziente".

LINK
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Roberto Marchesini
- Fondazione Manuli Onlus

MATERIALE
- Monitoraggio clinico e risultati delle sedute di Pet Therapy e Arte Terapia