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Uragani, Ferrara: "Si stanno verificando stranezze meteorologiche in tutto il mondo"

Negli ultimi mesi diversi cicloni hanno colpito vaste aree dell'Atlantico e del Pacifico, a volte cambiando traiettoria e dirigendosi in zone poco 'battute', come nel caso di Irene, il cui passaggio ha creato disagi lungo la East Coast degli Stati Uniti.

» Cronaca Natura e Ambiente Tatiana Battini - 13/09/2011
Titolo: L'occhio di un ciclone
Fonte: Immagine dal web

Emissioni di gas serra, CO2, inquinamento atmosferico...da anni gli scienziati stanno monitorando e studiando gli effetti dell'inquinamento atmosferico sul nostro pianeta. Alcuni di questi effetti sono direttamente percepibili: mutamento della temperatura, stravolgimento dei consueti ritmi stagionali, cambiamento della flora e della fauna marine e terrestri, e così via. Non è tutto. Secondo diversi scienziati e climatologi, alla base dell'intensificazione dei fenomeni ciclonici (uragani e tifoni) registrata negli ultimi anni, vi sono proprio i cambiamenti climatici, e sembra che in diversi casi questi cicloni abbiano cambiato la loro rotta dirigendosi in zone geografiche poco colpite da tali fenomeni atmosferici. Per saperne di più NanniMagazine.it ha raggiunto telefonicamente il professor Vincenzo Ferrara, climatologo dell'Enea e direttore responsabile della rivista 'Energia, Ambiente, Innovazione': 

Riferendosi all'uragano Irene, che recentemente ha attraversato la costa Est degli Stati Uniti, ha detto che la rotta degli uragani sta cambiando rispetto al passato, vuole spiegarci il suo punto di vista?
"L'uragano Irene ha avuto un comportamento anomalo, per non dire strano. Questa stranezza si somma a quella dell'uragano che ha colpito il Brasile nel 2004 e ad altre stranezze meteorologiche in tutto il mondo. Gli strani comportamenti dei fenomeni meteorologici, ma anche di quelli oceanici sono il sintomo di qualcosa che non va. La stranezza di Irene, così come altre anomalie, trovano giustificazione proprio nei cambiamenti climatici in atto".

Quale fattore ha causato il cambiamento di rotta dell'uragano Irene?
"La corrente del Golfo che entra nell'Atlantico all'altezza della Florida, anziché dirigersi a nord est verso l'Europa nord occidentale, come è la norma, ha seguito un percorso diverso: si è diretta verso nord lungo le coste statunitensi prima di deviare verso est. Questo fatto insolito ha aiutato l'uragano Irene a mantenersi attivo oltre il limite tropicale (20-30 gradi di latitudine nord). Il cambiamento di rotta della Corrente del Golfo trova giustificazione nei mutamenti del clima".

In questi ultimi anni gli studiosi hanno registrato un'intensificazione di fenomeni cicloinici?
"L'opinione pubblica crede che l'intensità dei cicloni tropicali sia definita dalla scala Saffir-Simpson [1], che si basa solo sulla velocità massima del vento indipendentemente dal fatto che l'uragano sia di piccole dimensioni o immenso, e indipendentemente da quanto possa durare nel tempo. Dato che il numero medio degli uragani classificati con la scala Saffir-Simpson non è cambiato negli ultimi decenni, c'è chi conclude che l'intensità degli uragani non è cambiata. Non è così. Se si tiene conto delle dimensioni degli uragani, della loro durata e della distribuzione della velocità del vento in questi ultimi, la conclusione è che, pur non essendo cambiato il numero degli uragani, l'intensità (quella vera, non quella ipotetica della scala Saffir-Simpson), è aumentata progressivamente dal 1970 al 2007 sia sull'Atlantico che sul Pacifico (dove gli uragani si chiamano tifoni)".

Come si calcola la potenza di un uragano?
"È una domanda che esige una risposta tecnica, quindi di difficile comprensione, comunque tenterò di dare una risposta. La potenza di un uragano è proporzionale al cubo della velocità del vento, dipende dalla densità di energia in esso contenuto (nell'uragano con le sue dimensioni) e dalla variazione di questa densità nel tempo, ovvero il tasso di variazione dell'energia nel tempo di permanenza o di esistenza dell'uragano".

Vi sono dei modi chiari per prevedere la formazione dei cicloni e le rotte che seguiranno?
"Quando si è in ambito scientifico non si può mai parlare di 'modi chiari' intesi come certezze, perché la certezza non fa parte della scienza, questa si sforza unicamente di ridurre le incertezze. Possiamo dire che la formazione degli uragani, con gli attuali strumenti di monitoraggio satellitari, viene rilevata immediatamente. Utilizzando gli attuali modelli matematici di analisi e previsione del tempo si riesce a prevedere l'evoluzione dell'uragano e la sua probabile traiettoria fino a oltre cinque giorni nel futuro. Ovviamente la previsione è più precisa nei primissimi giorni, e meno precisa dopo 4-5 giorni. Per avere un'alta affidabilità, comunque, ogni giorno che passa gli scienziati ripetono tutte le previsioni per i giorni successivi.

I cambiamenti climatici influenzano tali stravolgimenti atmosferici?
"La risposta è si, ma per capire il motivo occorre avere ben chiaro un concetto: con il termine 'clima' si intende l'equilibrio energetico del sistema climatico. Il sistema climatico, a sua volta, è composto da quattro componenti: atmosfera, oceani (correnti e caratteristiche chimico-fisiche), geosfera (suolo, calotte polari, uso del suolo forestale) e biosfera (ecosistemi terrestri e marini). Se il sistema climatico acquista maggiore energia, cosa che sta succedendo attualmente attraverso l'immissione in atmosfera di gas serra, questa maggiore energia acquisita si ridistribuisce nel sistema climatico e si trasforma in parte in energia termica (che si manifesta soprattutto come riscaldamento dell'atmosfera), e in parte come energia meccanica, che si manifesta come intensificazione dei processi dinamici e termodinamici non solo dell'atmosfera (come fenomeni meteorologici estremi, cioè quelli che lei chiama stravolgimenti atmosferici), ma anche degli oceani (correnti marine, acidificazione degli oceani). È l'energia del sistema climatico che governa i fenomeni atmosferici, ma anche oceanici, terrestri e biosferici. Se il clima cambia, significa che l'energia del sistema climatico è mutata, e di conseguenza cambiano anche fenomeni e processi dell'atmosfera e delle altre componenti del sistema climatico".

Cosa distingue un uragano da una tromba d'aria?
"Sono due fenomeni completamente diversi. La tromba d'aria, chiamata 'tornado' negli Usa, è un forte vortice di limitate dimensioni che si genera in particolari condizioni di instabilità all'interno di un certo tipo di nubi che si chiamano 'cumuli nembi'. Questo forte vortice, poi, come fosse una proboscide, si protrae dalla nube verso il suolo dove la sua violenza genera distruzione su piccole zone o aree geografiche molto limitate. L'uragano è un vortice enorme (rispetto al tornado o alla tromba d'aria) che si genera a causa del surriscaldamento delle acque oceaniche intertropicali e la conseguente instabilizzazione dell'intera troposfera, e che genera danni su aree molto vaste".

La creazione di un uragano contribuisce in qualche modo ad alterare la flora e la fauna marine?  
"Direi di no. Le alterazioni della flora e della fauna marina (e non solo marina) sono un effetto diretto dei cambiamenti climatici, così come l'intensificazione degli uragani è un effetto di tali cambiamenti. La flora e la fauna marine sono alterate dai cambiamenti climatici e in particolare dal riscaldamento delle acque marine, e purtroppo tali mutamenti hanno già alterato tutti gli oceani. Le acque marine sono diventate più acide e a risentirne sono ad esempio i coralli, che sono in fase di 'sbiancamento'. Le correnti oceaniche tendono a modificare il loro percorso oppure a indebolirsi in alcune aree e intensificarsi in altre. Il riscaldamento delle loro acque provoca eutrofizzazioni [2] costiere e modifiche della biodiversità oceanica. Inoltre, come abbiamo visto, le acque oceaniche più calde nelle zone intertropicali provocano l'intensificazione degli uragani".

Uragani nell'Atlantico, tifoni nel Pacifico: dato che il clima sta cambiando velocemente, qual è la situazione nella nostra fascia mediterranea?
"I fenomeni meteorologici più violenti alle nostre latitudini sono le trombe d'aria e alcuni temporali associati a forti depressioni bariche. Nel Mediterraneo gli uragani non si verificano a causa di un insufficiente apporto di calore (la temperatura del mare deve essere attorno ai 28-30 gradi e non solo nelle acque di superficie, ma per una cinquantina di metri in profondità e per periodi di tempo molto prolungati). Nel Mare Nostrum si possono però verificare violente perturbazioni temporalesche, paragonabili a piccoli cicloni tropicali".

LINK
- Enea

Note
- [1]
Scala Saffir Simpson: si tratta di un sistema di misurazione dell'intensità dei cicloni tropicali, messa a punto nel 1969 dai due scienziati statunitensi Herbert Saffir e Robert Simpson.
Articolata in cinque categorie, in dipendenza della velocità del vento, fornisce una misura empirica dell'intensità dei danni che possono essere provocati dallo scatenarsi di un ciclone. Vengono considerati cicloni tropicali i fenomeni in cui la velocità del vento supera i 33 m/s, ossia circa 120 km/h; al di sotto di questo valore vengono considerati tempeste tropicali o depressioni tropicali. (Fonte Wikipedia)

- [2] Eutrofizzazione: eccessivo accrescimento degli organismi marini vegetali per effetto della presenza nell'ecosistema acquatico di dosi troppo elevate di sostanze nutritive come azoto, fosforo o zolfo, provenienti da fonti naturali o antropiche (come i fertilizzanti, alcuni tipi di detersivo, gli scarichi civili o industriali), e il conseguente degrado dell'ambiente marino. (Fonte Wikipedia)