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Attacchi non epilettici: se i sintomi generano confusione

"È fondamentale saper riconoscere la natura delle varie forme di crisi che esulano dalla malattia, perché troppo spesso si sbaglia diagnosi", è quanto sottolineato dal dottor Capovilla a margine del 29esimo Congresso sull'epilessia concluso a Roma.

» Patologie Tatiana Battini - 04/09/2011

Nonostante la preparazione professionale da parte di medici e pediatri si sia sempre più 'raffinata' e specializzata nel corso degli anni, nel caso di attacchi epilettici e attacchi 'non epilettici' l'errore diagnostico è sempre dietro l'angolo, con conseguenti ricadute negative sulla salute del paziente. Non è raro che un medico si lasci ingannare dai sintomi quasi identici di disturbi di diversa natura, per questo motivo nel corso del 29esimo Congresso sull'Epilessia (concluso a Roma lo scorso primo settembre) si è dedicato ampio spazio alle crisi che esulano dalla malattia, ma che con questa vengono confuse. 

La difficoltà nel distinguere un disturbo da un altro cresce nel momento in cui si ha a che fare con neonati e bambini, che non possono contribuire (come farebbe un adulto) fornendo al medico una definizione esatta dei sintomi. In generale vi sono tutta una serie di fattori che traggono in inganno sia genitori che medici. Durante il primo anno di vita, ad esempio, sono stati osservati diversi eventi con caratteri clinici peculiari. La confusione in cui può trovarsi uno specialista nasce dal fatto che un bambino epilettico, nel primo anno di vita, presenta caratteristiche simili al bambino, coetaneo, che soffre di crisi non epilettiche. Le forme principali sono:

- le mioclonie neonatali benigne nel sonno
- la iperekplexia
- il mioclono benigno della prima infanzia
- la sindrome di Sandifer
- il torcicollo parossistico benigno
- l'emiplegia alternante
- la deviazione tonica parossistica dello sguardo

Situazione simile per quanto riguarda le crisi non epilettiche nel bambino e nell'adolescente, dato che quasi un quarto degli episodi che si verificano sono erroneamente classificati come crisi epilettiche. A questa età una diagnosi di epilessia può avere importanti risvolti sulla scolarizzazione e sulla vita sociale del bambino, ed evitare diagnosi errate risulta fondamentale. Anche in questa fascia d'età si sviluppano dei disturbi peculiari ovvero:
 
- le sincopi da singhiozzo
- le sincopi da manovra di Valsalva 
- la sindrome del Q-T lungo
- le parasonnie 
- la sindrome da iperventilazione 
- le crisi emicraniche 
- i tics 
- la coreoatetosi parossistica

Per riuscire a comprendere la differenza fondamentale tra le crisi epilettiche e le numerose altre forme disfunzionali, NanniMagazine.it ha chiesto al dottor Giusepe Capovilla, direttore del Centro Epilessia di Mantova di far luce su questo particolare aspetto e chiarire quali sono i rischi cui va incontro un paziente che ha ricevuto una diagnosi sbagliata:

Dottor Capovilla, in cosa consistono gli attacchi non epilettici?
"Innanzitutto è utile ricordare che la frequenza dei casi di attacchi parossistici non epilettici è molto più elevata rispetto ai casi di attacchi veri e propri. Le problematiche legate alle manifestazioni parossistiche sono molteplici come lo è la natura di tali manifestazioni o crisi 'non epilettiche'. È molto importante saper riconoscere le varie forme di queste crisi perché troppo spesso vengono scambiate erroneamente come forme epilettiche e i farmaci conseguentemente somministrati al paziente non potrebbero in nessun modo curare o tenere sotto controllo un attacco che non è epilettico. Sottolineo a tal proposito l'importanza capitale della diagnosi proprio per escludere un utilizzo improprio di farmaci durante la terapia".

Quali sono i sintomi classici di questo tipo di attacchi, è giusto definire questi fenomeni 'pseudo-crisi'?
"Non esattamente. Le 'pseudo-crisi' sono solo una parte delle manifestazioni parossistiche cosiddette 'non epilettiche'. Per lo più ricadono sotto la classificazione di 'pseudo-crisi' un insieme di manifestazioni di natura psicogena. La psicogenicità può essere a sua volta di natura isterica (come la si definiva una volta), oppure può verificarsi una psicogeneticità di conversione [1], o avere natura psicosomatica. In generale possiamo riassumere tutti questi aspetti nella definizione di 'pseudo-crisi'. Si tratta comunque di una parte soltanto delle crisi non epilettiche, perché nella loro totalità sono tantissime".

Se si tratta per lo più di disturbi psicologici, le cure più adatte sono a livello psichiatrico?
"Il termine 'cura psichiatrica' è un po' forte: gli attacchi non epilettici, in generale, non hanno necessità di cure farmacologiche, come invece avviene nel caso di malattie psichiatriche. Più che altro è necessario un supporto psicologico al paziente, questo è l'approccio più giusto quando si ha a che fare con attacchi parossistici non epilettici".

Vi sono differenze tra gli attacchi non epilettici nei bambini e negli adulti?
"Assolutamente. Vi sono tutta una serie di manifestazioni o disturbi che sono tipici nel bambino e non si verificano praticamente mai nell'adulto. Si tratta di disturbi non epilettici molto frequenti in età pediatrica e neo natale, esempio classico sono delle piccole scosse continue che interessano gli arti del bambino e a un esame superficiale possono essere scambiate per epilessia, ma la natura di queste 'scosse' può essere la più varia. Il rischio maggiore, trattandosi di soggetti in via di sviluppo, è quello di somministrare loro dei farmaci inefficaci e dagli effetti collaterali anche gravi".

Durante il Congresso sull'epilessia si è voluto approfondire l'aspetto degli attacchi non epilettici proprio per evitare errori diagnostici e la conseguente somministrazione di farmaci inutili e nocivi?
"Certamente. L'esatta diagnosi dei sintomi è sempre di fondamentale importanza, e nel caso in cui siano coinvolti neonati occorre un'attenzione anche maggiore. Inoltre, torno a ripetere che nella quasi totalità dei casi in cui si verificano crisi non epilettiche non occorre una terapia farmacologica, ma soltanto un supporto psicologico. Comunque non è sempre facile distinguere tra attacchi epilettici e non epilettici, perché a volte i sintomi si somigliano molto tra loro. Le riporto un esempio banale di manifestazione non epilettica: quando un uomo è colpito da una sincope cade a terra all'improvviso proprio come può capitare a una persona che soffre di epilessia, la differenza tra i due disturbi è nelle cause scatenanti, cardiologica o legata alla pressione sanguigna per la  sincope e neuronale per la crisi epilettica (l'epilessia è una scarica neuronale ipersincrona), ne deriva che le modalità di cura delle due patologie sono molto diverse".

MATERIALE
- 'Le crisi non epilettiche nel primo anno di vita' (pdf)
- 'Le crisi non epilettiche del bambino e dell'adolescente' (pdf)
- 'Conoscere l'epilessia' (pdf)

LINK
- Lega Italiana Contro l'Epilessia (Lice)

Note
[1]
In generale un disturbo di conversione consiste nella presenza di sintomi fisici causati da un conflitto psichico e convertiti inconsciamente in sintomi simili a quelli di una malattia neurologica