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Via Francigena, a rischio la candidatura come patrimonio dell'Unesco

La proposta arriva da un convegno sulla salvaguardia degli itinerari culturali e di pellegrinaggio, ma risulta complessa per la diversità di situazioni lungo il percorso religioso legate sopratutto alla gestione dei beni del territorio.

» Cronaca Viaggi e Turismo Emanuele Dorru - 10/08/2011

Era l'antico cammino pellegrino che dalla cittadina inglese di Canterbury, giungeva nella Roma cristiana. Un percorso che faceva parte del novero di vie che conduceva, oltre alla Capitale, luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo, ad altre due principali mete religiose cristiane dell'epoca medievale: Santiago de Compostela, dove San Giacomo decise di riposare in pace e Gerusalemme, la Terra Santa. 

La via Francigena, anticamente chiamata anche via Francesca o Romea e detta talvolta anche Franchigena, rappresenta una delle testimonianze più significative di un  pellegrinaggio devozionale in epoca medioevale, ma allo stesso tempo anche di una linea di comunicazione europea fatta di  intensi scambi e commercio, nonché strada percorsa dagli eserciti nei loro spostamenti. 

Per questa sua importanza storica e religiosa, la via Francigena è stata proposta da un pool di esperti, riuniti in un convegno a Siena il 15 luglio scorso, come Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Ma, nonostante l'indiscusso interesse verso gli elementi storici, artistici, territoriali, spirituali e devozionali di questo percorso, la candidatura sta risultando estremamente complessa, come spiegato da Adele Cesi, dell'Ufficio Patrimonio Mondiale dell'Unesco presso il MiBAC, nell'illustrare il percorso del Comitato di pilotaggio: "La dimensione del progetto, la grande varietà e diversità di situazioni che si presentano lungo il percorso italiano, legate a diversi strumenti di protezione e gestione dei beni e dei territori, e il grande numero dei soggetti coinvolti, rendono questa proposta particolarmente delicata nella sua gestione".

"Il percorso - ha detto - sta andando avanti, sia nella verifica sistematica del tracciato e delle condizioni di conservazione delle permanenze - chiese, stazioni di posta, ospizi, ospedali - che della volontà di partecipare al progetto di candidatura da parte di tutti i soggetti portatori di interesse, dalle istituzioni pubbliche a quelle ecclesiastiche, fino alle associazioni legate allo studio e alla valorizzazione della via Francigena. Il ministero crede molto in questo progetto, su cui sta investendo tanto, in termini di tempo e di risorse umane".

Nel percorso intrapreso per la via Francigena, infatti, diventa fondamentale la tutela dei paesaggi, delle architetture e dei luoghi d'arte lungo il tracciato. "Accanto a una pianificazione attenta degli interventi di tutela - ha sottolineato da Mario Scalini, Soprintendente per i beni storici artistici ed etnoantropologici per le Province di Siena e Grosseto - va restituita l'elevata valenza simbolica del percorso, anche con sistemi tecnologici in grado di informare il pellegrino moderno nel corso del viaggio". "Se c'è un territorio che ha investito bene e prima di altri sulla valorizzazione della via Francigena - ha aggiunto Scalini - questa è la provincia di Siena. Si può partire da questa porzione di territorio, che si fregia di quattro siti Unesco, per lanciare la candidatura della via nella lista del patrimonio dell’umanità".

"Con il progetto via Francigena abbiamo la possibilità di rompere la barriera tra religiosità e
laicità - ha detto Gianni Resti, presidente della Fondazione Musei Senesi -: un'occasione storica e culturale importantissima, che dobbiamo cogliere facendo attenzione a tenere in equilibrio l'aspetto culturale e interiore con quello turistico e promozionale, senza far perdere al nostro territorio i connotati di unicità e di peculiarità che lo caratterizzano". Resti ha infatti ricordato come il percorso senese della via Francigena sia disseminato di musei di arte sacra di inestimabile valore che ne sono parte integrante. 

Tutela dei beni e del territorio e valorizzazione, un binomio virtuoso sul quale la coordinatrice del gruppo di lavoro via Francigena per la Provincia di Siena, Paola D'Orsi, non ha dubbi: "Il recupero della funzione originaria di ospitalità e di assistenza del patrimonio storico architettonico presente lungo la via con la realizzazione di punti di sosta e di accoglienza o sperimentazioni funzionali legate al viaggio, consentirebbe la valorizzazione del percorso in forme compatibili con la tutela e la conservazione della memoria di un' 'architettura del viaggio' di valore straordinario"'. 

Una voce fuori dal coro che ha 'bacchettato' il sistema burocratico e giuridico, è stata quella di Antonio De Martinis, dirigente Settore Cultura della Provincia di Siena che ha messo in evidenza come "la prassi amministrativa delle regioni e degli enti locali ha supplito, in parte, alla carenza della legislazione nazionale nella tipizzazione giuridica degli itinerari culturali, che hanno necessità di ottenere il pieno riconoscimento giuridico". "Alla scarsità di norme primarie - ha aggiunto De Martinis - si è contrapposto il fiorire di molte iniziative di soggetti pubblici e privati. Anche in questo settore, l'esperienza e l'ordinamento amministrativo reale ha prodotto un sistema a rete per la valorizzazione degli itinerari storici e culturali, con un protagonismo delle Province, oggi così attaccate e delle quali si chiede l'abolizione, mentre su questo terreno hanno dimostrato di essere l'anello di congiunzione fra le politiche regionali e quelle dei comuni".

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- La via Francigena