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Gli Usa e il macigno del debito: ore febbrili, vicino un compromesso

Dopo settimane di scontri tra democratici e repubblicani, si lavora a uno sbocco che potrebbe evitare la tagliola del 2 agosto. Ecco i dettagli. Ma chi sono i creditori degli States? Obama: "Non possiamo fallire".

» Crisi economica Ulisse Spinnato Vega - 01/08/2011
Titolo: Il presidente Usa Barack Obama
Fonte: Immagine dal web

Il default del debito sovrano Usa rappresenta uno scenario che fino a qualche tempo fa sarebbe stato confinato nel regno dell'irrealtà, un'ipotesi che gli economisti non prendevano in considerazione nemmeno a livello accademico. Eppure, nelle ultime settimane, lo stallo politico e il conflitto tra democratici e repubblicani hanno rischiato di trasformare in realtà ciò che poteva in qualche modo essere definito un 11 settembre dell'economia, il crollo di certezze che sembravano intoccabili, un nuovo, brusco risveglio dall'innocenza per gli States.

MODIFICARE LA SOGLIA DEL DEBITO: È SUCCESSO 78 VOLTE IN 50 ANNI. Camera e Senato hanno maggioranze diverse e un compromesso non è facile da raggiungere. Bisogna dapprima alzare, entro il 2 agosto, il tetto costituzionale al debito 'monstre' da 14.300 miliardi di dollari (praticamente pari al PIL) e poi trovare un accordo su come iniziare a scalare questa montagna. La prima operazione non rappresenta nulla di clamoroso per gli Usa: dal 1960 a oggi la soglia è stata ritoccata (o è stata modificata la definizione di debito) ben 78 volte, 49 sotto presidenze repubblicane e 29 con i democratici alla Casa Bianca. Il vero problema è che le ricette dell'elefante e dell'asinello divergono totalmente.

LO STALLO POLITICO. Da una parte, i repubblicani, pressati dagli ultra-liberisti del Tea party propugnano uno stato leggerissimo, tagli alla spesa sociale e chiedono di non toccare gli sconti fiscali ai più ricchi. Dall'altra, il partito del presidente Barack Obama punta a far fare qualche sacrificio in più a tutti, cominciando dai ceti benestanti, per ridurre deficit e debito. Lo stallo risiede nel fatto che il 'Gop' ha la maggioranza alla Camera, mentre i democratici controllano il Senato. Non a caso, il piano dello speaker repubblicano della Camera, John Boehner, è franato dopo poche ore: era stato approvato da un ramo del Congresso ed è stato bocciato dall'altro.

I DETTAGLI DEL COMPROMESSO. Questo ha spianato la strada a un compromesso fondato sull'altro progetto, quello del leader democratico in Senato Harry Reid, che ha corretto la propria iniziativa alla luce di elementi della misura annunciata dal repubblicano Mitch McConnell. Il piano dell'asinello contempla 2.800 miliardi di aumento del tetto del debito e tagli di entità leggermente superiore. L'aumento del debito avverrebbe in due fasi, la prima da mille miliardi di dollari immediata. Una commissione dovrebbe poi raccomandare, entro il Giorno del Ringraziamento, ulteriori tagli fino a 1.800 miliardi di dollari per un secondo aumento del tetto del debito in grado di coprire i bisogni finanziari federali fino a dopo le elezioni: se il Congresso non approverà i tagli entro la fine di dicembre scatteranno tagli automatici alla spesa. È questo il compromesso cui si sta lavorando alacremente nelle ultime ore.

IL RISCHIO DI PERDERE LA TRIPLA A. Al Congresso sarebbe richiesto di votare un emendamento alla Costituzione per un budget bilanciato, ossia che consente al governo di spendere solo quanto raccolto con le entrate fiscali, ma l'approvazione non è necessaria. L'emendamento per un budget bilanciato riscuote l'appoggio degli americani con il 74 per cento, secondo un sondaggio della Cnn, a fronte di un 24 per cento che lo respinge. Il passaggio alla Camera del piano Boehner era comunque apparso necessario per aprire la strada a un compromesso entro il 2 agosto. Siamo agli sgoccioli, eppure l'intesa sembra adesso più vicina. E un accordo è necessario, visto che gli Usa rischiano di veder schizzare il rendimento sui T-Bond e di non poter pagare stipendi, pensioni, prestazioni sociali. E soprattutto rischiano l'onta di perdere il rating della tripla A.

I CREDITORI DI WASHINGTON. Dei 14,3 trilioni di dollari di debito pubblico, gli Stati Uniti devono rimborsare 3.600 miliardi a banche, compagnie di assicurazioni, multinazionali, fondi pensione e governi locali. Poi ci sono oltre mille miliardi che sono in mano alla Cina, 900 miliardi al Giappone e il resto ad altri Paesi stranieri e al governo Usa. Il presidente Obama ha chiesto un compromesso per aiutare "l'ancora fragile economia" ed evitare il default. La soluzione dovrà essere "bipartisan", perché se "falliremo dimostreremo di non avere un sistema politico" che garantisce una buona efficienza. La scadenza del 2 agosto è una deadline capestro e qualche esperto ha invocato da parte di Obama l'imposizione di un innalzamento unilaterale del debito pubblico, forzando lo stallo delle trattative e ignorando il Congresso. La questione è costituzionalmente delicata, ma il fine giustificherebbe i mezzi e poi c'è un precedente in qualche modo simile e parecchio illustre, dato che il protagonista fu Abraham Lincoln.

GLI SCENARI POSSIBILI. In ogni caso, perdere la tripla A potrebbe avere ripercussioni pesantissime per l'economia Usa e, a catena, per tutto il pianeta. Le due proposte di repubblicani e democratici sono entrambe deboli e a questo punto ci sono tre possibili sbocchi fondamentali: 1) il compromesso con un innalzamento del tetto del debito fino a oltre le elezioni presidenziali, condizione irrinunciabile per i democratici, e senza introdurre nuove tasse, condizione fondamentale per i repubblicani; 2) oppure il default, con il governo che non potrebbe più prendere a prestito e dunque nemmeno spendere; 3) o ancora il già citato colpo di mano da parte di Obama.