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Compro oro, Aira: "Per i negozi è necessario un albo anti ricettazione"

Ranieri Razzante, presidente dell'Associazione italiana responsabili riciclaggio, avverte: "Attraverso tali attività si ricicla denaro andando contro l'articolo 49 della normativa in materia definita dal decreto legislativo 231 del 2007".

» Cronaca Italia Redazione/TB - 29/07/2011

"È necessario introdurre un albo dei negozi 'compro oro', stabilendo così dei requisiti ben precisi di tipo professionale e bancario". Così si è espresso Ranieri Razzante, presidente dell'Associazione italiana responsabili antiriciclaggio (Aira) e consulente della commissione parlamentare Antimafia, commentando con Labitalia l'operazione dei carabinieri che ha interessato di recente i negozi 'compro oro'. "Riciclaggio, abusivismo e ricettazione, sono questi i problemi che affliggono il mercato dell'oro e che mettono in difficoltà gli operatori del settore - spiega -. Problemi causati dai cosiddetti negozi 'compro oro'. Si tratta di un fenomeno ignorato per troppo tempo, noi stiamo preparando una proposta di legge per regolamentare questa attività. Sono persone soggette solo a controlli di pubblica sicurezza e questo non è sufficiente".

Secondo quanto afferma Razzante in questo tipo di negozi si ricicla denaro andando contro l'articolo 49 della normativa antiriciclaggio definita dal decreto legislativo 231 del 2007. "La norma parla chiaro: si vieta il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore dell'operazione, anche frazionata, è complessivamente pari o superiore a 5mila euro. Cifra, questa, il più delle volte superata dai negozianti 'compro oro". "Faccio appello ai cittadini affinché evitino di recarsi nei negozi 'compro oro' - continua il presidente dell'Aira -  in caso contrario sono punibili penalmente e costretti a pagare una sanzione amministrativa fino al 40 per cento della somma ricevuta. Inoltre si rischia di ottenere una svalutazione dell'oggetto portato, concorrendo così al reato di usura. Senza contare il fatto che ci si può trovare implicati in un'indagine di ricettazione. Per questo, invito i cittadini ad andare ai monti di pietà".

Come ha raccontato a Labitalia Andrea Zironi, presidente dell'Associazione nazionale operatori professionali oro (Anopo), "I negozi 'compro oro'  dilagano e approfittano dell'aumento del valore dell'oro e della crisi economica che ha colpito il nostro Paese per speculare sugli ignari consumatori, i quali incorrono nel rischio di essere truffati o coinvolti in casi di riciclaggio. Non solo a Roma, ma anche a Palermo, Bari, Arezzo, Milano e Genova, negli ultimi mesi sono emersi casi di truffa e riciclaggio imputabili ai negozi 'compro oro'. Come Anopo, ci stiamo battendo proprio per una regolamentazione del mercato, con leggi che aumentino i controlli per una concorrenza leale e corretta a salvaguardia dei cittadini".

Zironi ricorda che sono circa 20mila le unità operanti in Italia senza i requisiti necessari e che raggiungono un fatturato medio tra i 300 e i 350 milioni di euro l'anno, tutti movimentati esclusivamente in contanti. "Per un singolo negozio 'compro oro' - spiega - si arriva a stimare un giro di denaro superiore ai 7 miliardi di euro l'anno, una parte dei quali, proprio a causa dei pochi controlli, potrebbero provenire da traffici illeciti e da altre attività criminose. Proprio per questo la nostra associazione sta lanciando un grido d'allarme alle istituzioni per un cambiamento che possa attenuare il fenomeno criminoso e tutelare il cittadino-consumatore attraverso l'introduzione di norme come il rilascio di una dettagliata ricevuta al cliente o l'obbligo di adeguata verifica".