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Giustizia, la calda estate delle intercettazioni

Con l'inchiesta P4 il Pdl rispolvera il suo vecchio e mai tramontato cavallo di battaglia. Accantonata l'ipotesi decreto, nella maggioranza le proposte si sprecano. Alfano fa un po' d'ordine: "Niente dl, si riparte dal nostro ddl"

» Giustizia e criminalita' Paola Alagia - 24/06/2011

La paura fa novanta. E così l’inchiesta sulla P4 partita dalla procura di Napoli, con al timone il pm Woodcock che già in passato aveva fatto tremare i palazzi della politica ai tempi di Vallettopoli, ha riportato all'ordine del giorno la legge sulle intercettazioni. Riesumare la vecchia norma Mastella, ripartire dal ddl fermo a Montecitorio, frutto di una lunga e difficile trattativa tra Guardasigilli Angelino Alfano e la presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, oppure tentare la strada del decreto, quest'ultima un po' meno quotata per l’assenza dei requisiti di necessità e urgenza.

È L'ENNESIMO TORMENTONE?  In un Pdl scosso dall’inchiesta partenopea le proposte pro legge bavaglio si sprecano, ma è lecito chiedersi se, alla fine, qualcuna prenderà davvero corpo o sarà soltanto un nuovo tormentone estivo. 

ORA LA PRIORITÀ È FRENARE LE INTERCETTAZIONI. Una cosa è certa, però, ed è la mutevole scala di priorità di questa legislatura sul fronte giustizia. Fino a qualche tempo fa la 'ragionevole durata del processo', una definizione a cui tengono molto nel Popolo della libertà, era considerata una misura urgente per il funzionamento della macchina giudiziaria, così come la prescrizione breve. Salvo poi dare un colpo di accelerazione alla "grande, grande riforma" della giustizia, copyright del premier Berlusconi. Adesso, invece, le urgenze sono di nuovo cambiate.  L'obiettivo è fermare "il gioco al massacro" per usare le parole di Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl alla Camera: "Nei mesi passati l'operazione è stata fatta su Arcore, oggi attraverso Bisignani sono stati intercettati alcuni ministri e altri uomini politici con l'evidente obiettivo di destabilizzare il Pdl". 

IL VENTAGLIO DELLE OPZIONI. E così in ordine sparso tra le fila del Popolo della libertà è un susseguirsi di proposte. Per Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl alla Camera, è necessario "assumerci tutti la responsabilità di approvare un testo che sia il più possibile condiviso ma anche che abbia a cuore un unico obiettivo: le intercettazioni sono uno strumento utile delle indagini ma non è accettabile che siano usate in maniera abnorme". Ma Lupi non si ferma qui e lancia il suo sassolino nello stagno: "Si era fatto un buon lavoro alla Camera, arrivando ad una buona mediazione. C'era anche una proposta nella passata legislatura condivisa dalle opposizioni". Secondo Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, ripartire dal testo di legge approvato al Senato "è la soluzione migliore, perché su quel testo si è già espresso un ramo del Parlamento". 

LE OPPOSIZIONI TIRANO IL FRENO A MANO. Se la finiana Bongiorno non capisce per quale motivo si dovrebbe "ripartire da zero. Esiste un testo sulle intercettazioni sul quale era stato trovato un accordo con Alfano. Era arrivato in Aula - sottolinea - ed era un testo abbastanza equilibrato. Non riesco a capire perché sia stato bloccato dalla maggioranza, e ora non capisco perchè bisogna stravolgerlo", dalle opposizioni alzano un muro. "Ora è molto tardi per fare una legge – sostiene il presidente del Copasir, Massimo D'Alema – ed è inopportuno intervenire per decreto legge in una materia così delicata”. Pure Pier Ferdinando Casini chiude le porte. Il leader dell'Udc considera "in questa fase intempestiva e sbagliata" una norma, ricordando invece che "in passato c'è stato un tentativo di approvare una legge di questo tipo, c'era la proposta Mastella e noi eravamo per l'approvazione, ma non se ne è fatto più nulla". Mentre il  centrista Michele Vietti non la pensa proprio così. Secondo il vicepresidente del Csm, infatti, "non è mai troppo tardi".

TOCCA AD ALFANO FARE UN PO' D'ORDINE. Comunque, mentre il Pdl è partito lancia in resta per sbrogliare il difficile nodo delle intercettazioni, a fare un po' d'ordine ci pensa il ministro Alfano: "Abbiamo scelto un percorso tre anni fa. Non intendiamo fare un decreto legge né orientare la prua in una direzione diversa da quella del ddl che il 29 luglio scorso era stato discusso alla Camera". Il responsabile di via Arenula, che appena ieri aveva posto l'accento sulle intercettazioni agli atti dell'inchiesta P4 finite sui giornali, definendole "non penalmente rilevanti" e, soprattutto, "non gratis" (con un debito accumulato da parte del ministero di circa un miliardo di euro nei confronti delle aziende telefoniche), non si ferma qui. E porta di nuovo alla ribalta la riforma della giustizia con un annuncio preciso: l'approdo in Aula "prima della pausa estiva. Il fatto che in questi ultimi 40 giorni non ci siano state polemiche – conclude – non significa che non si sia andati avanti".