Cronaca » Italia » Immigrazione

Minori non accompagnati: il drammatico caso dei bambini afghani

Dimenticata e sfuggente, questa fetta di infanzia emigra in solitaria in cerca di fortuna e fa tappa in Italia, dove 'scompare' agli occhi delle istituzioni. Il dossier dell'associazione 'L'Albero della Vita'.

» Immigrazione Paola Simonetti - 14/06/2011
Fonte: 'L'Albero della Vita'

Viaggiano in solitaria, a volte in piccoli gruppi. Si stringono l'un l'altro perchè le braccia delle loro famiglie sono lontane, qualche volta perse nel gorgo folle della guerra. Sperano nell'invisibilità, la cercano per passare rapidi da confine a confine senza essere notati; intraprendono viaggi di 5-6mila chilometri nel tentativo di arrivare in Italia, mèta di passaggio per l'Europa.

In Afghanistan l'infanzia non conosce diritti né tutele concrete, per questo i minori, carichi di temeraria e incosciente energia, fuggono spinti dalla disperazione delle famiglie d'origine, e qualche volta anche da una profonda solitudine. Roma è la città di approdo, dove da più di un decennio gruppi di bambini afghani si accampano come possono nella famigerata Stazione Ostiense, al 'binario 15'. Una terra di nessuno, dalla quale però qualcuno di loro riesce ad affrancarsi.

Di questa fetta d'infanzia vagabonda e dimenticata si è occupata l'associazione 'L'Albero della Vita', la onlus impegnata da 14 anni sul fronte del disagio minorile che, in collaborazione con la Commissione Straordinaria per i Diritti Umani del Senato, nei giorni scorsi ha presentato a Roma un dossier sul tema. Un'occasione per lanciare un appello alle parti sociali e a tutti i livelli delle istituzioni affinché sia data la massima attenzione possibile a questo problema e si trovino idonee soluzioni in termini di normativa di diritto d'asilo e pratiche di accoglienza.

Una delle immagini riportate nel Dossier 'Bambini Invisibili' dell'associazione l'Albero della Vita
Una delle immagini riportate nel Dossier 'Bambini Invisibili' dell'associazione l'Albero della Vita

I DATI ITALIANI.
Ogni anno transitano nella Capitale circa mille minori afghani non accompagnati: li chiamano 'i viaggiatori invisibili', lasciano l'Afghanistan per arrivare al Nord Europa. Nel 2008 ben 429 bambini hanno fatto richiesta d'asilo nel nostro Paese, pari al 50 per cento di tutti i minorenni richiedenti asilo in Italia. "Nell'ultimo biennio – si legge nel Dossier -, il numero dei minori afghani richiedenti asilo è aumentato del 155 per cento rispetto al 2006".

I DATI EUROPEI. In un contesto di massiccio esilio di afghani che in 4 milioni cercano rifugio oltre i confini del loro Paese, per lasciarsi alle spalle conflitti armati, violenze e discriminazione etnica, il numero di minori che nel 2009 ha chiesto asilo in Europa è stato pari a 5mila 900, contro i 3mila 380 del 2008. Sul totale dei bambini richiedenti asilo nel Vecchio Continente due anni fa, il 45 per cento era di origine afghana. I Paesi con il più alto numero di richieste rilasciate a minorenni afghani sono stati Norvegia (1.719), Gran Bretagna (1.525), Svezia (780), Germania (453), Olanda (322), Italia (429).

L'IDENTIKIT DEL PICCOLO VIAGGIATORE 'INVISIBILE'. Generalmente maschio, il 'viaggiatore invisibile' ha tra i 15 e i 17 anni, a volte è orfano ma più spesso ha un genitore in vita: alla base della scelta di partire c’è spesso una decisione sollecitata dai genitori, che con grande sofferenza stimolano i figli ad allontanarsi da un contesto di grave rischio e disagio, dove i diritti fondamentali dei minori sono sistematicamente violati. "Partono soprattutto i figli maggiori – segnala il documento -, lasciando a casa in media altri due o tre fratelli più piccoli, anche se alcuni ragazzi hanno raccontato di avere anche sei, sette fratelli". Sul fronte dell'etnia di appartenenza il Dossier segnala che più del 50 per cento dei minori migranti sono di origina Hazara, il 30 per cento è Pashtun, mentre il restante 20 per cento è di origine Taijk e Uzbeka. I ragazzi in partenza hanno in linea generale una scolarizzazione bassa: circa la metà di loro ha ricevuto un'istruzione formale di circa un anno, mentre solo il 30 per cento arriva ai cinque anni.

IL QUADRO NORMATIVO A SUPPORTO DELLO STATUS DI RIFUGIATO.  Le leggi per la tutela dei rifugiati e dei minori sono tante, a volte confuse e spesso male applicate. Un groviglio di cavilli che, secondo il Dossier, "confonde il minore e lo spinge a restare nell'illegalità sino all'arrivo nel Paese di destinazione desiderato, evitando così di entrare in circuiti riconosciuti di protezione e tutela nazionale, come spesso hanno potuto constatare direttamente gli operatori de 'L'Albero della Vita' impegnati nelle attività di orientamento di minori afghani nella città di Roma. "In Italia, il primo passaggio per il riconoscimento del diritto di asilo - ricorda la ricerca - è la Domanda di protezione internazionale, istanza con cui il ragazzo può chiedere lo status di rifugiato, oppure la protezione sussidiaria o umanitaria: tutte queste tipologie di protezione permettono di ottenere un permesso temporaneo di soggiorno e accedere ai programmi di sostegno e aiuto per i richiedenti asilo". 

IL SISTEMA DI LEGGI. Secondo quanto riportato dal dossier, i minori richiedenti asilo sottostanno alla legislazione generale in materia di asilo dell'Unione Europea. Essa consiste principalmente nel Regolamento 2003/343/CE, chiamato anche Regolamento Dublino II, che definisce i principi di cooperazione tra gli stati membri e stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di asilo e alcune Direttive sulle norme minime per l'accoglienza dei richiedenti negli stati membri, per l'attribuzione della qualifica di rifugiato e per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato.

Il Regolamento Dublino II opera secondo il principio generale per cui un unico Stato membro è competente per l'esame di una domanda d'asilo e questa competenza è definita da un procedimento di gerarchia di criteri da verificare all'atto della domanda. In particolare, per quanto riguarda la situazione dei minori, essi seguono la domanda d'asilo del familiare se accompagnati; se invece sono minori non accompagnati che hanno un genitore o fratello regolarmente soggiornanti in un'altra nazione, allora procedendo con la prassi del ricongiungimento familiare, la competenza della domanda d'asilo è in carico al Paese nel quale si trova il suo familiare, sempre che ciò rientri nel migliore interesse del minore.

In mancanza di un familiare il Regolamento Dublino II prevede invece che lo Stato competente per la pratica d'asilo del minore sia quello nel quale egli ha presentato la domanda di asilo, aprendo così l'opportunità affinché il minore sia prima accolto in un sistema di protezione, perché minorenne, per poi decidere in un secondo momento se avviare la richiesta di asilo nel medesimo Paese o in un uno differente nel quale potrebbe trovarsi successivamente durante il suo percorso migratorio. "In realtà - conclude il Dossier - sono stati evidenziati gravi limiti nell'applicazione di questo Regolamento, che lascia ampi poteri discrezionali e limiti operativi, con applicazioni non univoche e diverse da Paese a Paese (ma anche all'interno di uno stesso Stato) e spesso con un utilizzo dei criteri degli adulti anche per i minori".


LINK
- 'L'albero della vita' Onlus