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Opg: ecco perché la denuncia non basta più

Solo 10 regioni hanno fatto richiesta dei fondi per il reinserimento dei pazienti. Il senatore Pdl Saccomanno: "Usiamo i poteri della Commissione su asl e enti preposti. In settimana presenterò una proposta in questo senso. Una nuova legge? Non serve".

» Patologie Paola Alagia - 13/06/2011

Siamo alle solite. Torniamo a parlare di Ospedali psichiatrici giudiziari, ma non per dare buone notizie. Almeno per ora. Dei 5 milioni di euro sbloccati dal ministero della Salute a febbraio scorso, destinati  al reinserimento sul territorio dei pazienti degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) e alla loro presa in carico da parte delle asl, ne hanno fatto richiesta solo il 50 per cento delle regioni. Mezza Italia, insomma, non si è mossa. 

Come già sottolineato nell'articolo di Nannimagazine.it 'L'orrore degli Opg: ma i manicomi non erano fuorilegge?', la commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, che ha giurato guerra a queste realtà con l'impegno di riuscire a superarle, è tornata alla carica nei giorni scorsi per denunciare lo stato dell'arte. Ma siamo ancora, appunto, solo sul piano della denuncia, mentre in questi ospedali si continua a morire.

MERCOLEDÌ IN COMMISSIONE IL DOCUMENTO A FIRMA SACCOMANNO E BOSONE. "Non è proprio così – replica a Nannimagazine.it il senatore Pdl Michele Saccomanno, relatore di maggioranza dell'inchiesta sulla salute mentale –. Un primo effetto c'è stato se su 389 pazienti ritenuti dimissibili perché non socialmente pericolosi, 130 sono stati dimessi. È chiaro, però, che occorre un intervento di superamento degli Opg".  Si inserisce in questo solco il documento che Saccomanno, insieme al collega Daniele Bosone, relatore di minoranza, sottoporrà al vaglio della Commissione proprio questa settimana: "Lo presenteremo, molto probabilmente, già mercoledì. Ma per ora non posso anticipare nulla proprio perché, pur conoscendo l'orientamento degli altri parlamentari, è corretto aspettare il confronto in Commissione".

UN PO' DI NUMERI. A che punto siamo, nel frattempo? Dei 389 malati dimissibili, ben 259 continuano a rimanere chiusi dentro. Se 85 di loro sono ancora detenuti  per la mancata presa in carico da parte delle Asl, con la giustificazione dell'assenza di fondi, 52 sono stati trasferiti in altri Opg della zona come passaggio propedeutico al reinserimento sul territorio, mentre 7 sono deceduti e per 200 è stata prorogata la permanenza negli ospedali. Ne mancano all'appello altri 20, si tratta dei pazienti che si sono rifiutati di lasciare le strutture. 

SOLO DIECI REGIONI SI SONO ATTIVATE. La Commissione ha fatto il punto, poi, sui fondi erogati: 3,4 milioni dei 5 a disposizione. In tutto sono dieci le regioni, come ha sottolineato il presidente Ignazio Marino, che ne hanno fatto richiesta: Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. Nella lista nera, invece, ci sono Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Provincia autonoma di Bolzano, Sicilia, Valle d'Aosta e Lazio. Proprio nel Lazio, come ha spiegato il senatore del Partito democratico, "ci sono giunte diverse segnalazioni da familiari di 41 persone che dovrebbero essere prese in carico dalla asl. Queste famiglie si sono sentite rispondere che ciò non è possibile per mancanza di fondi". Come mai se le risorse sono disponibili da febbraio e bastava presentare specifici progetti per poterne usufruire? Lo chiediamo a Saccomanno che liquida tale giustificazione: "È una stupidaggine. Anche nelle case famiglia, per esempio, nel rispetto della capienza massima, non è difficile creare le condizioni per offrire un pasto e un posto letto in più".

"LA SOLUZIONE NON È IL COMMISSARIAMENTO". Qualche mese fa Psichiatria democratica lanciava, tra le varie proposte, anche quella di nominare dei commissari ad acta per gli enti inadempienti. Insomma, un modo per dare un segnale concreto che sugli Opg si fa sul serio. Secondo Saccomanno, però, non è questa la soluzione: "Dei commissari non hanno senso. Ha più senso, invece – continua –  utilizzare i poteri della Commissione per intimare agli enti preposti, asl e regioni, l'accoglienza dei pazienti degli Opg. Va in questa direzione il nostro documento". 
 

PERCHÉ UNA NUOVA LEGGE NON SERVE. Il senatore del Pdl, infine, boccia l'idea di una norma ad hoc per la chiusura dei sei ospedali: "Non credo che serva una nuova legge. Per lo meno io non ho letto nulla di ampio respiro in questo senso. La verità è che una riforma c'è già, la Basaglia, ma si arriva dopo 20 anni ad applicarla. La legge 180 – argomenta –  è del '78, nel '98 io, da assessore alla Sanità in Puglia, ho chiuso tutti i manicomi pugliesi. Tuttavia, a seconda delle regioni, la gestione della materia è stata differente". Per il relatore di maggioranza dell'inchiesta sul Ssn, dunque, "il problema è l'assenza di una regolamentazione stringente e uguale per tutti. Io dico che una riforma l'abbiamo fatta, dobbiamo solo applicarla. Ripartire da zero con una nuova legge significherebbe, invece – conclude -  aspettare come minimo altri 20 anni per attuarla. Troppo facile parlare di fallimento della Basaglia. La verità è che in Italia non abbiamo avuto un cambio di passo culturale".