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INTERVISTA - Opg: Ignazio Marino, "Sostituiamoli con i piccoli ospedali da dismettere"

Il senatore Pd, presidente della commissione d'inchiesta sul Ssn, a Nannimagazine.it: "Ci vogliono strutture a custodia attenuata che garantiscano migliori condizioni igienico sanitarie". Le associazioni di settore sul piede di guerra.

» Patologie Paola Alagia - 22/04/2011

Il video choc realizzato all'interno degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) dalla commissione d'inchiesta sull'efficienza del Servizio sanitario nazionale ha scoperchiato il vaso di Pandora. Le immagini hanno acceso i riflettori su una realtà dimenticata e fatto maturare la consapevolezza che tali strutture vadano superate. Un obiettivo condiviso anche dalle associazioni del settore ('Antigone', 'Unasam' e 'Forum Salute mentale' in testa)  che nei giorni scorsi hanno fatto sentire la loro voce, denunciando un aumento dei pazienti internati dell'11,5 per cento negli ultimi quattro anni e lanciando la campagna nazionale di sensibilizzazione 'Stop Opg'. 

Che tali ospedali vadano aboliti è il pensiero fisso del presidente della Commissione d'inchiesta, Ignazio Marino, impegnato nella ricerca di una exit strategy. "Occorre individuare nuove strutture a  custodia attenuata da destinare al trattamento sanitario degli internati. Una possibilità potrebbe essere quella di destinare a queste attività alcuni dei piccoli ospedali che devono essere dismessi": è questa l'ipotesi avanzata dal senatore del Pd in un colloquio con Nannimagazine.it: 

Presidente Marino, il ministero della Salute ha stanziato 5 milioni per le dimissioni degli internati negli Opg. Non tutte le Regioni hanno fatto richiesta di fondi per progetti di assistenza esterni ai sei ospedali psichiatrici giudiziari della Penisola. Dopo la sua denuncia pubblica sono stati presentati altri piani regionali d'accoglienza? Lazio, Abruzzo e Campania, ad esempio, mancano ancora all'appello?
"Non ci sono novità. Dei 5 milioni stanziati solo 3 milioni e 400mila sono stati effettivamente erogati alle Regioni. Per l'esattezza mancano all'appello: la Regione Lazio che ha 41 cittadini che hanno il diritto di lasciare gli Opg in cui sono; la Liguria che ne ha 11, l'Abruzzo che dovrebbe riaccoglierne 6; la Campania dove dovrebbero poter tornare 75 internati che hanno scontato la pena e non sono più socialmente pericolosi. Senza contare le 11 persone destinate alla Calabria e le 31 alla Sicilia, mentre il Friuli Venezia Giulia ne aspetta sette".

Lei si è posto un obiettivo preciso: superare gli Opg. Su cosa bisogna puntare per raggiungere questo risultato? Quale deve essere la exit strategy?

"Sulla chiusura degli Opg si dibatte molto e da diverso tempo. La Commissione sta vagliando la possibilità di chiuderne tre su sei e, comunque, arrivare all'individuazione di nuove strutture a custodia attenuata da destinare al trattamento sanitario degli internati. Una possibilità potrebbe essere quella di destinare a queste attività alcuni dei piccoli ospedali che devono essere dismessi. Strutture con caratteristiche igienico sanitarie sicuramente più adeguate di quelle degli Opg esistenti. E con un modello che riproduca quello di Castiglione delle Stiviere, dove all'interno c'è esclusivamente sanità e all'esterno una cinta di protezione affidata al Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap). La Commissione sta prendendo in considerazione diverse alternative, in vista della relazione finale da presentare in Parlamento".

La situazione più delicata sembra essere quella dell'ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto in Sicilia, dove c'è il rischio sovraffollamento. Cosa farà la Commissione?
"In verità, non mi sento di dire che la situazione siciliana sia la più 'delicata'. È certamente critica poiché la Regione non ha nemmeno recepito il Dpcm del 1° aprile 2008 che prevede il passaggio della competenza sugli Ospedali psichiatrici giudiziari dal ministero della Giustizia al ministero della Salute, perché queste strutture dovrebbero essere ospedali e non carceri. Tuttavia, mi sento di fare altri esempi di degrado e criticità: Montelupo Fiorentino e Aversa. Nell'Opg campano siamo stati costretti a sequestrare la farmacia per le gravi irregolarità riscontrate nella somministrazione dei farmaci, soprattutto degli stupefacenti. La mia preoccupazione è stata subito per i pazienti e la loro necessità di non avere discontinuità nelle terapie: la prescrizione di metadone non avveniva, infatti, sotto controllo medico. Ciò è gravissimo. A questo si sommano il degrado e le condizioni di vita incompatibili con il più elementare rispetto della dignità umana. Come chiamare altrimenti le bottiglie d'acqua infilate nel tubo del bagno alla turca per rinfrescarle, data l'assenza di frigoriferi? Oppure il fatto che gli operatori, fino ai primi sopralluoghi della Commissione, non avessero uno spogliatoio dove cambiarsi e fossero costretti a farlo in uno spazio improvvisato sotto una scala che non garantiva la loro privacy?".

La vera novità di questi mesi è stata proprio la diffusione del vostro video. Il filmato ha scoperchiato il vaso di Pandora. Ora l'opinione pubblica conosce il degrado degli Opg italiani e le condizioni disumane dei pazienti. Crede che questo sia un deterrente sufficiente almeno per evitare nuovi ricoveri?
"Il video, come dice lei, è servito a rendere pubblica una situazione di degrado inaudita. I letti a castello negli ospedali psichiatrici sono fuori legge. Noi li abbiamo trovati. Ogni paziente, in molte celle, ha meno di tre metri quadrati a disposizione, in netta violazione delle normative europee. Lo abbiamo documentato per far cambiare le cose ora servono passi concreti sugli internati da dimettere, sulla legislazione da modificare, sulle risorse da erogare".

Condivide la campagna 'Stop Opg' promossa dalle associazioni del settore per svuotare gli ospedali e sanare una volta per tutte la situazione dei 376 pazienti dimissibili?
"Certamente sì. È importante che aumenti sempre di più il numero di persone interessate a intervenire, siano esse cittadini, operatori, magistrati, avvocati, esperti, politici e tecnici. Queste strutture sono dei veri e propri 'buchi neri': ci sono persone non condannate, ma internate in quanto ritenute socialmente pericolose pur non trovandosi più in questo stato, che non solo non vengono dimesse per ricevere dai servizi esterni assistenza psichiatrica, ma che non la ottengono neanche all'interno dell'Opg. Tutti noi, a partire dal mondo politico, dobbiamo sentire il peso di quanto accade in questi ospedali: chi sbaglia ha il diritto di sperare nella cura, nella riabilitazione e in un futuro migliore. Purtroppo, invece, il degrado, il rischio di non uscire mai più, compromettono questa speranza".