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Tax credit e tax shelter: occupano anche gli studenti

Tra chi manifesta il proprio dissenso rispetto alla politica culturale del Governo rientrano anche gli allievi del Centro Sperimentale, prestigiosa istituzione che ora "risponde ad interessi privati".

» Cronaca Cinema Laura Croce - 25/10/2010

La sagoma di un cadavere. Dentro, tante foto di giovani stesi a terra ma più vitali che mai. Sotto, poche parole di impatto: 'Cultura omicidio di Stato'. Questo lo slogan preparato dagli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC), un istituto formativo dalla tradizione quasi mitica, che ha ospitato tra le sue file di studenti e insegnanti quasi tutte le maggiori personalità del cinema italiano, da Roberto Rossellini fino ai volti più noti del grande e piccolo schermo. 

Ben 75 anni di storia, celebrati proprio a settembre 2010 alla presenza della più alta carica dello Stato, ma all'ombra di proteste ed episodi surreali, come l'inclusione nel novero di quegli 'enti inutili' (tra cui ricordiamo anche l'Ente teatrale italiano-ETI) eliminati dai provvedimenti Anti-crisi del Governo. A distanza di pochi mesi, il pericolo chiusura è stato scongiurato, anche perché il finanziamento del CSC non deriva direttamente dallo Stato, ma dal Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS), ma i problemi che a giugno hanno portato gli allievi a occupare il Centro per due settimane e a organizzare sit-in nel cuore di Roma, sono tutt'altro che risolti. Ce ne ha parlato Marianna De Liso, a nome di tutti i CSC Students: 

Marianna, come mai ad occupare la Casa del Cinema ci sono anche gli studenti del Centro Sperimentale?
"I CSC Students hanno manifestato già lo scorso giugno il loro dissenso contro questa politica sterminatrice della cultura. Ci sentiamo molto colpiti anche in questo momento, perché quello che vogliono fare alla Casa del Cinema è quello che hanno già fatto al Centro Sperimentale diverso tempo fa, trasformandolo praticamente in un istituto che risponde ad interessi privati, tant'è vero che adesso al suo interno sorgono alcuni uffici della Telecom".

Il che è imbarazzante per un luogo storico, simbolico e soprattutto formativo come il Centro Sperimentale.
"Esatto, imbarazzante. In più fa parte di un disegno programmatico che vuole distruggere la formazione a livello proprio nazionale. Lo abbiamo visto già con l'istruzione, e dato che noi possiamo essere definiti come il perno che unisce l'istruzione al mondo del cinema, colpire noi significa sterminare le nuove generazioni. Lo si vede anche dai contenuti culturali: non siamo soddisfatti delle nostre lezioni, ci sono grandi Maestri ma anche personaggi di dubbia capacità. Noi ci chiediamo: chi decide cosa deve essere insegnato e da chi? Nessuno è disposto a dialogare con noi, come se fossimo dei liceali. Il problema è che siamo giovani professionisti, per entrare al Centro Sperimentale abbiamo sostenuto un concorso pubblico nazionale, svolto una prassi di sei mesi per accedere, e soprattutto abbiamo firmato un contratto in cui si stabilisce che per i 3 anni in cui si frequenta la scuola non possiamo lavorare. Ci sentiamo più che legittimati a chiedere che cosa ci stanno offrendo per il nostro futuro".

Al premio 'Marc'Aurelio Esordienti' si è parlato di una collaborazione tra ministero della Gioventù e Centro Sperimentale per il finanziamento di un lungometraggio realizzato dagli studenti della scuola.
"Purtroppo di questa iniziativa sappiamo poco. Noi abbiamo incontrato il ministro Meloni poco tempo fa per le celebrazioni del 75esimo anno del Centro Sperimentale - al quale peraltro non eravamo stati invitati e al quale siamo riusciti ad accedere solo rivolgendoci all'ufficio stampa del presidente della Repubblica - dove sia il ministro Meloni che il ministro Bondi hanno fatto tante promesse che per ora non hanno avuto nessun seguito". 

Voi cosa vorreste che accadesse alla Casa del Cinema?
"Da parte nostra possiamo fare ben poco, ma c'è chi ha potere decisionale nel mondo del cinema. La nostra protesta di giugno si è arenata proprio per l'impossibilità di intraprendere azioni incisive, capaci di influire sull'economia. Ma qui ci sono persone che possono farlo. Dal mio punto di vista la cosa migliore sarebbe riattivare un dialogo con il pubblico, e questo si può fare o attraverso un blocco produttivo unito, oppure attivando un dialogo direttamente nelle sale cinematografiche. Bisognerebbe istituire dei comitati volti appositamente a rapportarsi con il pubblico all'interno dei cinema, perché in questo momento il distacco maggiore è proprio tra questi due agenti, chi fa i film e chi li fruisce. Ecco perché l'immagine che danno di noi i media non ci si addice: ci descrivono come privilegiati, dicono che ci guadagnamo da vivere facendo ciò che ci piace e per questo, sostanzialmente, non lavoriamo".