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Pakistan: Unicef, "aiutiamo i bambini"

Sale a 18,7 milioni il numero delle persone colpite dalle catastrofiche inondazioni in Pakistan: una popolazione equivalente a quella di Belgio, Austria e Svizzera messe insieme. L'Unicef richiede fondi.

» Asia e Medio Oriente Redazione - 05/10/2010

Un quinto dell'enorme Paese asiatico è sott'acqua ormai da quando, a fine luglio, i monsoni più violenti degli ultimi decenni hanno provocato lo straripamento dell'Indo e di altri corsi d'acqua. Di fronte a queste cifre enormi, è quasi sorprendente che il numero delle vittime, comunque provvisorio, si aggiri attorno alle 1.670.

Ma è dei vivi che occorre occuparsi con la massima urgenza, dei milioni di sfollati che dipendono totalmente dall'aiuto umanitario, dalla generosità di governi e privati cittadini dei Paesi donatori, soprattutto i 3,5 milioni di bambini a rischio. Nelle aree più colpite, ovvero le due province di Khyber-Pakhtunkhwa e del Punjab, dove si concentra il 70 per cento degli sfollati, le autorità stanno incoraggiando la popolazione a rientrare nei centri abitati dove l'acqua ha iniziato a ritirarsi. Ma per molti, semplicemente, la casa non c'è più.

Ora che le acque dell'Indo, il grande fiume che attraversa il paese e il cui letto in alcuni punti si è allargato fino a 200 chilometri, stanno drenando verso il mare, la preoccupazione è che l'immensa onda di piena sommerga ancor più la regione meridionale del Sindh. Un altro grande pericolo è quello che minaccia la salute degli sfollati, a cominciare dai più piccoli, i soggetti di gran lunga più vulnerabili.



"Questa è una crisi sconfinata - afferma Omar el-Hattab, responsabile per i programmi Acqua e Igiene dell'Unicef Pakistan -. La gente non ha dove fare i propri bisogni, vive sulla strada e dunque finisce per inquinare la stessa acqua che usa per dissetarsi". In carenza di acqua pulita si diffondono a dismisura malaria e diarrea: la prima perché l'acqua stagnante favorisce la proliferazione delle zanzare portatrici dell'infezione, la seconda perché il delicato organismo dei più piccoli è vittima dei microbi e dei batteri contenuti nell'acqua impura.

Nei centri di accoglienza, oltre quattro milioni di persone hanno dovuto ricorrere a cure mediche per una serie di malattie legate all'acqua infetta e alla scarsa igiene. Metà di loro erano bambini e donne in stato di gravidanza. "Dobbiamo scongiurare una seconda ondata: dopo l'inondazione, l'impatto delle malattie e della malnutrizione sui bambini" ha affermato Anthony Lake, direttore dell'Unicef durante la sua missione sui luoghi della catastrofe.
 
Ogni giorno, due milioni e mezzo di sfollati si dissetano e si lavano con l'acqua rifornita dall'Unicef, che ha anche installato 2mila 340 latrine provvisorie nelle tendopoli ma anche nelle scuole, nelle moschee e in altri edifici pubblici. Ad oggi sono stati distribuiti 2,1 milioni di compresse al cloro per rendere potabile le scorte idriche e 62mila kit per l'igiene familiare: sapone, secchi e altri beni indispensabili per lavarsi.

L'Unicef ha finora contribuito a vaccinare oltre un milione di bambini e donne incinte, proteggendoli da malattie come polio, morbillo, tetano e tubercolosi. L'Associazione umanitaria a anche fornito 5mila set di strumenti ostetrici per il parto sicuro e oltre 6 milioni di bustine di sali per la reidratazione orale e compresse di zinco, rimedi contro la dissenteria acuta di bambini e adulti. 

Circa 450mila bambini e donne incinte hanno beneficiato di razioni alimentari terapeutiche acquistate dall'Associazione. Purtroppo anche il principale magazzino dell'organizzazione, nella città di Peshawar, è andato perduto a causa delle inondazioni. La Supply Division dell'Unicef ha finora acquistato - in parte in Pakistan, in parte sul mercato internazionale - beni di soccorso per un valore di 8,6 milioni di dollari.

Tuttavia, nonostante gli enormi sforzi profusi, l'Unicef è consapevole che la maggior parte di coloro che ne avrebbero bisogno non sono stati raggiunti dagli aiuti. Semplicemente, le scorte non sono sufficienti per i milioni di persone in stato di necessità: una popolazione di gran lunga superiore a quella colpita dalle più grandi emergenze umanitarie degli ultimi anni, come lo tsunami dell'Oceano Indiano o il terremoto di Haiti del gennaio scorso.

Il direttore dell'Unicef, Anthony Lake, ha rilanciato un accorato appello alla solidarietà internazionale affinché contribuisca a finanziare l'ingente somma (141 milioni di dollari) necessaria per gli interventi a tutela dell'infanzia in questa prima fase della crisi. Nonostante la gravità della situazione, l'Unicef ha ricevuto finora soltanto un quarto della somma richiesta. È possibile contribuire ad aiutare i bambini del Pakistan con una donazione online o scegliendo uno dei tanti altri modi per aiutare fattivamente.