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Corrida: a Barcellona vincono i Tori!

Storica decisione del parlamento catalano che approva, con 68 voti favorevoli, 55 contrari, 9 astenuti, la messa al bando nel 2012 di questa pratica molto contestata. Una proposta di legge popolare che potrebbe avere risvolti nella questione indipendenza.

» Animali Gianluca Colletta - 30/07/2010
Titolo: Foto di Massimo Morelli
Fonte: www.morellimassimo.it

Nelle corride, si sa, non vince sempre il torero, ma questa volta il successo dei tori è netto ed inequivocabile. Barcellona ha detto definitivamente “no” ad una tradizione crudele, contestata da anni dagli animalisti, diventando la prima regione della Spagna continentale a chiudere le arene dove ogni anno va in scena uno degli spettacoli più famosi del Paese.

Con 68 voti a favore, 55 contrari e 9 astensioni, il Parlamento Catalano ha infatti approvato una legge di iniziativa popolare chiamata 'Prou!' (Basta!). Forte di oltre 180mila firme, presentate il 5 luglio scorso, la legge vieta definitivamente le corride a partire dal 2012, scatenando davanti al Parlamento catalano le proteste di chi a questo spettacolo proprio non vuole rinunciare e la gioia di chi da tempo si è battuto per questo risultato.

"Ci sono alcune tradizioni - ha detto Jose Rull, parlamentare del CiU, il partito nazionalista catalano, durante il dibattito - che non possono restare congelate nel tempo. Non dobbiamo proibire ogni cosa, ma sicuramente le cose più degradanti". Una presa di posizione che continua la strada intrapresa anche dal servizio pubblico televisivo nazionale (Tve) , che da tempo, complice anche il calo di ascolti, aveva deciso di sospendere la messa in onda di questi spettacoli.

Anche le arene ultimamente non erano più piene come un tempo, segno che anche gli spagnoli ormai non considerano più questa tradizione come un elemento indiscutibile delle proprie origini. Gli animi ambientalisti sembrano di colpo essersi risvegliati di fronte alle migliaia di litri di sangue versati dai tori. Si calcola che nella sola Spagna ogni anno vengano matati circa 40mila tori, mentre sono oltre 100mila i cavalli, utilizzati all'interno delle arene dai toreri, che perdono la vita in seguito alle ferite provocate dalle ferite delle corna degli animali. Cifre impressionanti a cui ora la Catalogna dice basta.

Dietro a questo divieto però ci potrebbe essere molto altro. Appena qualche settimana fa infatti le strade di Barcellona erano state percorse da un mare di gente, c'è chi giura siano state oltre un milione e mezzo, per chiedere l'indipendenza della regione. Vietare uno degli sport più popolari spagnoli rappresenta il segno di come il parlamento catalano voglia prendere le distanze da Madrid, imponendo proprie regole e rifiutando le radici che tengono unito tutto lo stato.

La Catalogna è la seconda regione della Spagna a vietare le corride, dopo l'arcipelago delle Canarie che l'ha fatto nel 1991, ma a differenza delle isole, dove non si celebravano manifestazioni da anni, la proibizione qui potrebbe avere un impatto molto più importante sulla corrida. Il colpo più pesante inoltre potrebbe subirlo l'economia della regione a statuto speciale, a cominciare dalla richiesta di risarcimento di 300 milioni di euro già avanzata dagli impresari del business delle corride.

La decisione comunque verrà ricordata come un momento storico, e non solo dagli ambientalisti. Potrebbe essere infatti una breccia, in un muro non troppo solido, che avrà ripercussioni in tutto il resto del Paese, capace di mobilitare una massa enorme di persone, soprattutto se si tiene in considerazione un recente sondaggio della Gallup, secondo il quale l'82% dei cittadini prende le parti del toro. Per questi animali, almeno in Catalogna, si tratta ora solo di stringere i denti e auspicare, sperando che il 2012 arrivi presto, che la mattanza possa concludersi anche prima di quella data a causa di un progressivo scemare di interesse da parte del pubblico.