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Restauratori: la protesta chiama in causa Napolitano

Sono 7500 le firme consegnate al Presidente della Repubblica per chiedere un'intercessione presso il Mibac per aprire un tavolo di confronto. "Se non cambiano i criteri ? dice la Fillea ? a molti operatori non verranno riconosciuti i titoli conseguiti".

» Professioni Gianluca Colletta - 29/07/2010

Un braccio di ferro che dura ormai da un anno, quello tra la categoria dei restauratori e il ministero per i Beni e le attività culturali (Mibac). Una situazione diventata ormai insostenibile per i lavoratori, ma anche per il patrimonio culturale italiano, tanto che i principali sindacati hanno deciso di rivolgersi al Presidente della Repubblica per chiedere un suo intervento in materia.

Il 13 luglio è stata consegnata una petizione forte di 7mila 500 firme alla massima autorità politica italiana, per chiedere di esortare il ministero presieduto da Sandro Bondi ad aprire un confronto costruttivo con gli operatori del settore, parti sociali e regioni. Il punto centrale riguarda la riorganizzazione del settore del restauro e dell'archeologia, e le nuove norme per l'accesso alla professione, stabilite unilateralmente dal Mibac.

Se non ci dovessero essere i cambiamenti auspicati dai lavoratori i disoccupati potrebbero essere addirittura 20mila, con conseguenti problemi per quanto riguarda la tutela e la conservazione dell'immenso patrimonio artistico e culturale italiano. Basta pensare che in Italia è conservato oltre il 50 per cento dei siti protetti dall'Unesco, cui si devono aggiungere dipinti, statue e monumenti che già sono a rischio degrado a causa della mancanza di fondi. Un'ulteriore carenza di lavoratori comporterebbe maggiori difficoltà di gestione e conservazione.

Secondo il decreto ministeriale numero 53, quello per cui i restauratori sono in agitazione da oltre un anno, prevede inoltre che per accedere alla professione sia necessario superare una selezione pubblica, alla quale in molti, soprattutto i più giovani, rischiano di non poter partecipare. "Se non verranno cambiati i criteri contenuti nel decreto del Mibac sull'accesso alla professione di restauratore e collaboratore restauratore – sottolinea una nota della Fillea Cgil -, avranno come conseguenza il mancato riconoscimento dei titoli per la gran parte degli operatori, molti dei quali con decenni di esperienza".

Tra i requisiti inizialmente richiesti, che devono essere stati maturati entro il 2001, rendendo quindi inutili gli ultimi 10 anni di lavoro, ci sono anche certificati difficili da reperire, sia perché all'epoca inesistenti o non necessari, sia perché in caso di fallimento dell'azienda per la quale si lavorava la documentazione è andata persa, sia perché sono passati i 5 anni obbligatori per legge per conservare i documenti.

Dopo mesi di silenzio, l'atto estremo della petizione al Presidente della Repubblica. Le firme sono state consegnate dalla delegazione di Feneal, Filca, Fillea a Louis Godart, consigliere del Quirinale per la Conservazione del patrimonio artistico. L'obiettivo è quello di aprire un confronto serio con il Mibac, che fino ad oggi ha risposto alle critiche avanzate dai sindacati solo con una serie di proroghe della scadenza dei termini per presentare i documenti necessari per partecipare alla selezione.

Queste misure sono "utili, ma – conclude la nota - non risolvono il problema di fondo: l'iniquità di quei criteri. Feneal Filca Fillea sono fiduciosi che il Presidente della Repubblica si impegni in difesa dell'art. 9 della Costituzione e a tutela del nostro patrimonio culturale e di tutti coloro che con passione e professionalità vi si dedicano".