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Santiago de Compostela: La conchiglia come simbolo araldico

Nonostante il tema sia considerato 'di nicchia', 'La conchiglia in araldica' è un libro accessibile a tutti. M. C. A. Gorra, socio dello Iagi e ricercatore del Centro italiano studi compostellani, ha unito il fascino del racconto all'intensità del saggio.

» Itinerari e Tendenze Tatiana Battini - 15/06/2010

Se pensiamo alle forme sinuose dei gusci dei gasteropodi o di altri molluschi, balzano alla mente spirali e raggiere, nervature e striature multicolori che rendono la conchiglia una piccola caverna, colma di anfratti che si perdono nel buio delle profondità del guscio. Simbolo nel simbolo, le conchiglie abitano gli abissi marini e, a ben pensare, le forme ritorte, coniche o a doppio ventaglio, evocano sempre uno scrigno. Custodi silenziose, oltreché dell'animale, del profondo mistero che è il mare. Un gesto semplice, eppure carico di significato, è quello di portare una conchiglia all'orecchio per ascoltare il suono dei flutti marini. L'accostamento conchiglia-suono si perde nella notte dei tempi e il motivo è legato sia alla particolare conformazione (ad esempio il Nautilus), sia alla risonanza del materiale calcareo. Già in epoca neolitica si suonavano 'corni' di conchiglia, si fabbricavano flauti e altri strumenti musicali, o si componevano bracciali da polso o da caviglia riunendo insieme i piccoli gusci tintinnanti.

E proprio il prezioso guscio, oggetto ricco di richiami simbolici, è il tema del libro 'La conchiglia in araldica', di Maurizio Carlo Alberto Gorra, socio dell'Istituto araldico genealogico italiano (Iagi) e ricercatore del Centro italiano studi compostellani. "Tra i numerosi 'oggetti' che hanno accompagnato l'uomo lungo l'arco della propria storia – ci racconta l'autore del libro -  la conchiglia occupa sicuramente un posto di eccezione perché utilizzata come utensile o moneta di scambio nei commerci, e rivestita, allo stesso tempo, di un carico simbolico pagano prima e cristiano poi".

Stemma di Papa Benedetto XVI

Partendo da epoche remote, il libro compie un viaggio all'interno del simbolo-conchiglia e, dall'anno Mille in poi, in parallelo con la nascita dell’araldica, scienza che studia gli stemmi, in occasione dei grandi pellegrinaggi che in quel periodo si facevano via via più intensi verso Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela. L'uomo ha bisogno di riconoscere e farsi riconoscere.  "L'araldica – si legge nel testo – è il modo con il quale il Medioevo  occidentale ha risposto a questo bisogno antico e universale. Da quasi mille anni si è radicata nella nostra cultura. Ogni stemma fa parte della vita del titolare, lo identifica, nasce da ciò che gli è caro, può cambiare con lui. (…) È una scienza documentaria della Storia, suo oggetto sono gli stemmi, suo metodo il blasone (la descrizione dello stemma), suo soggetto gli araldisti".Lo stemma, dunque, nasce come esigenza: in principio è lo scudo che i cavalieri medievali portano sul braccio durante le battaglie o i tornei. Dato che l'armatura lo copre dalla testa ai piedi, lo scudo è l'unico 'biglietto da visita' che il cavaliere può esporre per farsi riconoscere. "Sapere se chi ci fronteggia è amico o nemico può essere questione di vita o di morte – spiega Gorra – così lo scudo diviene fondamentale, tanto che nasce in questo periodo la figura dell'araldo, colui che 'canta' i blasoni dei cavalieri (e dunque rende nota la persona titolare dello stemma) durante le sfide e le giostre".

San Giacomo

Sempre nel Medioevo poi, lo stemma si trasferisce dallo scudo del cavaliere alle mura di chiese e castelli, divenendo simbolo della grandezza delle famiglie nobili in tutto il mondo occidentale. Ogni casata, per ornare il proprio stemma araldico, sceglie 'fugure' e colori particolari e significativi. Tra queste una delle più utilizzate è proprio la conchiglia, perché legata al culto di Compostela, al viaggio dei pellegrini a Santiago, ma non solo. Nella copertina del libro, ad esempio, compare lo stemma dell'attuale Papa, Benedetto XVI, disegnato dal Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, araldista di Sua Santità. Tra i vari simboli che ornano lo stemma del Pontefice, figura proprio la conchiglia-simbolo di Compostela. È il guscio bivalve detto 'Pecten Maximus' che, nello scudo papale, oltre ad indicare che ogni uomo è in ‘cammino’, ricorda anche una leggenda legata alla persona di S. Agostino, 'maestro' spirituale di Benedetto XVI, e al mistero della Santissima Trinità.

Il Pecten Maximus, dalla bella forma a ventaglio, è figura cara alla mitologia perché è proprio da questa conchiglia che la dea Venere nasce ergendosi in tutto il suo splendore, come ricorda al mondo intero il capolavoro quattrocentesco del Botticelli. Il binomio conchiglia-bellezza è entrato a pieno titolo nella nostra cultura, basta pensare che il termine 'venera', nel linguaggio araldico spagnolo, indica proprio la conchiglia. Da qui il concetto di armonia e custodia, che da sempre accompagna il delicato guscio a forma di ventaglio. La conchiglia protegge e dà vita, come il grembo materno, ha una forma armoniosa e striata che ricorda il Sole. Nel libro si legge ancora che la tipica forma a raggiera ha fatto si che in molte nicchie contenenti statue di santi, questa fosse posizionata dietro la nuca di questi ultimi, ad incorniciare la figura.

Stemma dell'Ordine di Santiago della Spada

Il concetto di conchiglia-guscio, intesa come luogo di nascita (Venere), si ritrova poi anche sui sarcofagi di epoca romana, mutuati dall'arte classica, dove il defunto è all'interno della conchiglia, in un bellissimo parallelismo tra la nascita e la morte, perché la conchiglia custodisce e 'accompagna' l'uomo tanto nel momento della nascita quanto in quello del trapasso. "A questo proposito  - spiega l'autore - è di notevole interesse un sarcofago conservato a Villa Borghese in cui la defunta, nuda, è adagiata all'interno di una conchiglia come fosse una perla, pronta per la sua seconda 'nascita', ovvero la rinascita nell'aldilà”. Come si legge in una nota al testo, nell'antichità si riteneva che le perle fossero doni del cielo, e si formassero grazie alla fecondazione della rugiada. "Tutti questi simboli, sacri e profani - sottolinea Gorra -  sono entrati 'di peso' nell'araldica, che è sempre stato il luogo di convergenza dei tanti 'segni' derivati dal vissuto quotidiano dell'uomo, anche in ambito religioso". "Pensiamo al Pellegrinaggio, il cammino che ogni pellegrino compie è una lunga, intensa purificazione interiore, una sorta di depurazione da scorie ingombranti, e una 'rinascita' consequenziale del corpo e dello spirito. Non è un caso - aggiunge -  se proprio quel tipo di conchiglia sia divenuta il simbolo di uno dei più famosi 'cammini' della cristianità".

La perfetta struttura a coste della conchiglia ricorda un'aureola e una stella. Non a caso la Pecten Maximus è anche detta Capasanta, Conchiglia di San Giacomo o 'merelle de Compostelle', emblema del Pellegrinaggio a Compostela  (Campus Stellae, 'il campo della stella' o 'il luogo della stella'), proprio perché la cattedrale di Santiago sorge laddove una stella apparve in cielo ad indicare il luogo in cui si trovava la spoglia di San Giacomo. Decapitato nel 44 d.C., fu il primo degli Apostoli a subire il martirio. Narra la leggenda che il suo cadavere, adagiato in una nave senza timone e senza vele, approdasse miracolosamente in Spagna. Durante il trasbordo in mare, ormai giunto vicino la costa iberica, il Santo operò un miracolo: un cavaliere, che stava transitando a cavallo lungo la riva proprio nel momento in cui la nave con le spoglie dell’apostolo si stava avvicinando, cadde di sella e scomparve in mare. Improvvisamente ne riemerse illeso, ma cosparso di conchiglie dalla testa ai piedi, cavallo compreso.

'San Giacomo pellegrino', Juan de Flandes, Museo di San Giacomo e dei pellegrinaggi, Santiago del Compostela
['San Giacomo pellegrino', Juan de Flandes, Museo dei pellegrinaggi e di San Giacomo, Santiago del Compostela]

Per questo molti pellegrini medievali, dopo aver compiuto il viaggio a Compostela, si spingevano oltre, nel Finisterre, laddove 'la terra finiva', dalle cui coste si apriva l'immensa distesa atlantica e nient'altro. Era la fine del mondo conosciuto. Gli uomini e le donne, affaticati e appagati dal lungo viaggio, raccoglievano sulle spiagge del Finisterre le belle conchiglie a forma di ventaglio, e le portavano a casa in segno di buon augurio.

Nel testo, oltre al simbolismo legato a Compostela, Maurizio Carlo Alberto Gorra prende in esame i numerosi stemmi di famiglie nobiliari recanti una o più conchiglie nei propri scudi, casate italiane e straniere (forse non tutti sanno che i Borbone, ad esempio, prima di passare alla storia con il famoso 'giglio', ospitavano nel proprio stemma diverse conchiglie) ma anche enti e confraternite, o stemmi come quello della famiglia pistoiese Baldi la quale, oltre ai colori tipici della casata, l'oro e l'azzurro, reca una Pecten Maximus, simbolo di San Jacopo patrono della città di Pistoia, però ‘scaccata’, ossia a quadratini alternati d'argento e di rosso (in araldica il colore bianco è blasonato come 'argento'), a ricordare i due colori della città. È questo un perfetto esempio di sintesi araldica: in un solo stemma sono racchiusi i colori simbolo di una famiglia, quelli della sua città e l'emblema del Santo patrono. Dalla simbologia degli stemmi fino ai loghi, uno per tutti il famoso marchio della 'Shell', parola inglese che significa 'conchiglia' e reca una storia della quale, però, non sveleremo qui il segreto.

Sono solo alcuni degli aneddoti di un libro curioso e affascinante. Suddiviso in capitoli e paragrafi, il testo è un excursus chiaro e approfondito sull'araldica in generale, dove l'autore spiega come 'leggere' uno stemma con chiarezza e concisione, e sulla conchiglia in particolare, corredato da un apparato iconografico di tutto rispetto: oltre 200 stemmi resi in quadricomia (utilizzando cioè 4 colori base: ciano, magenta, giallo e nero), molti dei quali disegnati appositamente per questo testo da esperti di settore quali Simonetta De Socio, Don Antonio Pompili e il dottor Giorgio Giulio Sartor. Di particolare interesse la raccolta di numerosi stemmi stampati su francobolli che il marchio 'Hag' (quello del caffè) realizzò nella prima metà del XX secolo.

INFORMAZIONI
Edizioni Compostellane

SCHEDA LIBRO
Titolo: 'La conchiglia in araldica'
Autore: Maurizio Carlo Alberto Gorra
Editore: Edizioni Compostellane
Pagine: 256
Anno: 2010
Prezzo: euro 28,00