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Intercettazioni: il si del Senato, ma è bagarre in aula

Con 164 voti favorevoli, 25 contrari, mentre Pd ed Mpa abbandonano l'aula, passa il ddl che ora torna alla Camera. Toni accesi da parte dell?opposizione. L'Idv occupa i banchi del Governo, mentre FareFuturo, la Fondazione di Fini, parla di "delusione".

» Giustizia e criminalita' Gianluca Colletta - 10/06/2010

Passa al Senato il disegno di legge sulle intercettazioni. Con 164 si, 25 no e zero astenuti, mentre il Pd ha abbandonato i banchi dell’aula prima della votazione, il testo passa ora alla camera. Ritenuto un risultato scontato da molti, dopo che era stata posta la fiducia, non sono mancati i momenti di tensione all’interno dell’emiciclo di Palazzo Madama.

L'Italia dei Valori ha occupato per qualche minuto i banchi del Governo, per poi lanciare dure accuse nei confronti di maggioranza e opposizione. "Ancora una volta - attacca duro Antonio Di Pietro - siamo stati lasciati soli a fermare una maggioranza criminale. Voi dell'opposizione e voi cittadini svegliatevi perché fare Ponzio Pilato è peggio che fare come Erode". Il leader dell'Idv annuncia poi di voler promuovere un referendum, ma prima si rivolge a Napolitano. "Il Capo dello Stato faccia sentire la sua voce - dice - contro una simile prevaricazione, con un governo che mette la fiducia il 25 maggio su un testo ancora non definito".

Per protesta invece il Partito Democratico ha deciso di non partecipare al voto, "perché risulti chiaro - ha detto Anna Finocchiaro, presidente dei senatori democratici - il fatto che qui oggi comincia il massacro della libertà". Prima di lasciare i banchi però la senatrice aveva lanciato un appello alla Corte Costituzionale, sottolineando come "questo testo sulle intercettazioni è pieno di errori, di elementi di irragionevolezza, e ha profili di incostituzionalità molto seri". A votare no al provvedimento, oltre all'Idv, invece sono stati i rappresentanti di Api, il movimento di Francesco Rutelli, i Radicali e l'Udc.

Esulta invece la maggioranza che aveva investito molto su questo ddl. Il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri si dice "orgoglioso di questa legge che applica al suo interno quella democrazia che la sinistra ignora e calpesta", ma allo stesso tempo deve fare i conti con una parte del suo schieramento, a cominciare dai finiani. La rivista di FareFuturo, la fondazione che fa riferimento al Presidente della Camera, prende una posizione netta. "Si poteva fare di più e di meglio - scrive il direttore Filippo Rossi -. Tanto è cambiato: è vero. Ma tanto forse poteva ancora cambiare. Ed è inutile nasconderla, questa delusione. Inutile nasconderla questa insofferenza verso se stessi". Rapporti delicati anche con l'Mpa di Lombardo. Il Movimento per le autonomie infatti ha deciso di non votare la fiducia collegata al ddl, abbandonando l'aula come il Pd.

Dall'uso che si può fare delle intercettazioni ai tempi, dalle richieste di proroga alla loro pubblicazione sui giornali, sono tanti i punti di scontro su questo provvedimento. Se dopo infiniti cambiamenti del testo da una parte è scomparsa la parte riguardante i rischi penali per gli editori dei giornali, dall'altra molti direttori continuano a protestare contro un provvedimento ritenuto un bavaglio all'informazione. Un falso problema, come denunciano molti magistrati, in quanto con limiti di tempo e paletti così serrati sarà d’ora in avanti impossibile fare indagini. Infatti, come commenta Rutelli, "chi vuole utilizzare le intercettazioni per combattere il crimine sarà indebolito, mentre il crimine sarà aiutato".

Ora la polemica passa alla Camera, dove si prevede un altro duro scontro, anche se i numeri della maggioranza, circa 100 deputati di differenza con l'opposizione, sono tali che sembra ormai difficile ci possano essere ulteriori cambiamenti. Forse ci potrà essere ancora qualche piccola ulteriore modifica se non verrà posta nuovamente la fiducia. Ora nessuno avrà più paura di essere intercettato, come auspicava Silvio Berlusconi nei comizi di piazza. Nessuno, e forse neanche i criminali.