Economia e Lavoro » Lavoro » Pari opportunità

Immigrazione: 2 mln i regolari che concorrono alla ricchezza del 'sistema Italia'

Operai edili, braccianti, pastori, colf, badanti e piccoli imprenditori versano annualmente 7 miliardi di contributi previdenziali e pagano 4 miliardi di euro di tasse. Chiedono un'occasione di vita migliore e nel 2050 saranno 12 milioni.

» Pari opportunità Silvia D'Ambrosi - 02/07/2010

Partire dalle cifre è d'obbligo quando ci si accosta ad una tematica sensibile come quella del rapporto tra lavoro ed immigrazione in Italia. Solo le cifre, infatti, offrono un quadro oggettivo e sopratutto lontao da posizioni ideologiche che accompagnano spesso il tema immigrazione.

I dati di riferimento sono offerti dal Dossier Statistico sull'Immigrazione Caritas/Migrantes 2009, il quale suggerisce di spostare lo sguardo "dall'immigrato criminale all'immigrato lavoratore", la cui presenza in Italia svela le seguenti caratteristiche: un tasso di attività di 11 punti più elevato di quello degli italiani (73,3 per cento contro 62,3); un'estrema motivazione a riuscire, per il fatto che la loro migrazione rappresenta una scelta esistenziale forte; una disponibilità a svolgere un'ampia gamma di lavori, da questo deriva anche la loro alta concentrazione nei settori meno appetibili per gli italiani.

E ancora un'esposizione a maggiori condizioni di rischio sul lavoro (nel 2008, 143mila 651 sono stati gli infortuni, dei quali 176 mortali); uno scarso grado di gratificazione soprattutto in riferimento al mancato riconoscimento delle qualifiche e dell'inserimento in posti occupazionali di basso livello; la necessità di sostenere i familiari rimasti in patria (nel 2008, le rimesse degli immigrati hanno raggiunto quota 6,4 miliardi di euro); la sopportazione verso atteggiamenti di diffidenza, se non di aperta ostilità, che sfociano in ricorrenti atti di razzismo.

Queste le principali caratteristiche dei lavoratori immigrati in Italia, cui si aggiungono i recenti dati del Rapporto annuale sulla situazione del Paese 2009 dell'Istat. Se l'occupazione degli italiani si è ridotta di oltre un punto percentuale nel 2008 (56,9 per cento) nel caso degli immigrati la flessione è più marcata; dal 67,1 al 64,5 per cento. Si va accentuando il carattere duale del mercato del lavoro, a fronte di una diminuzione del numero degli occupati italiani nel 2009 (-527mila unità), si registra un concomitante aumento degli stranieri (147mila unità) concentrati in diverse aree territoriali con figure lavorative distinte. Inoltre, il calo dell'occupazione italiana riguarda soprattutto le professioni qualificate e tecniche, mentre la crescita di quella straniera interessa in otto casi su dieci le professioni non qualificate. Anche per il 2009, gli immigrati continuano a lavorare nei settori produttivi in cui sono già presenti; lavori meno qualificati e a bassa specializzazione, spesso sottoinquadrati (791mila occupati stranieri, il 41,7 per cento).

L'universo 'immigrati' è fatto di molti aspetti e sfaccettature. Coloro che si trovano regolarmente sul territorio italiano sono 4 milioni 330mila, pari al 7,2 per cento della popolazione italiana. Gli sbarchi di persone irregolari non raggiungono l'1 per cento delle presenze regolari, senza contare che la metà di questo 1 per cento è costituito da persone richiedenti asilo, 'meritevoli', secondo le Convenzioni internazionali e la Costituzione italiana, di protezione da parte dello Stato.

È noto come i 2 milioni di lavoratori immigrati regolari concorrano alla creazione della ricchezza del 'sistema Italia' e suppliscano alla carenze della forza lavoro. All'obiezione "gli immigrati non devono pesare ulteriormente sul bilancio degli Enti locali e dello Stato", in termini di spesa sociale, il Dossier della Caritas ricorda che, dati alla mano, gli immigrati pagano annualmente 7 miliardi di contributi previdenziali, ma poche migliaia di loro usufruiscono di una pensione. Mentre tra gli italiani vi è un pensionato ogni 5 residenti, tra 10 anni fra gli immigrati vi sarà un pensionato ogni 25 residenti, con evidenti vantaggi per il nostro sistema previdenziale. In buona sostanza, i loro contributi servono al momento a pagare una quota delle pensioni che vanno agli italiani.

Quanto alla questione fiscale, gli immigrati pagano ogni anno 4 miliardi di euro di tasse ma, secondo una stima di Banca d'Italia, incidono solo per il 2,5 per cento sulle spese per istruzione, pensione, sanità, sostegno al reddito, circa la metà di quello che assicurano in termini di gettito. 

Questi lavoratori svolgono mestieri scarsamente qualificati, eppure molto richiesti dal mercato del lavoro italiano. Un esempio su tutti, la recente 'sanatoria' del settembre 2009 per la regolarizzazione delle badanti, che si è chiusa con 294mila 744 domande di assunzione di lavoratori non comunitari come collaboratori familiari, ha messo una ancora volta in luce come esista una complementarità tra esigenze della popolazione italiana e disponibilità di quella immigrata. Da un punto di vista economico poi, l'operazione ha fruttato 150 milioni di euro in contributi arretrati e marche da bollo, mentre si stima che nel periodo 2010-2012 l'INPS incasserà 1,3 miliardi di euro supplementari.

NON SOLO COLF E BADANTI. Larga parte del lavoro immigrato trova collocazione sopratutto nell'edilizia, nell'agricoltura, nella pastorizia, mestieri spesso abbandonati dagli italiani. Inoltre, dei 2 milioni di lavoratori immigrati regolari, quasi un milione è iscritto al sindacato (CGIL CISL, UIL e UGL), cifra che comprende anche coloro che sono irregolari e lavorano al nero. La sindacalizzazione mostra la volontà da parte di questi lavoratori di inserirsi nel tessuto sociale italiano, tramite le sue forme associative, per tutelare la dignità del lavoro.

CRESCITA E SVILUPPO. Un quadro esaustivo non può non menzionare l'importante fenomeno di lavoratori immigrati che, appena possibile, diventano essi stessi creatori di posti di lavoro. I titolari di piccole e medie imprese sono 187mila, e sono aumentati del 10 per cento anche in questa fase di crisi. Se a costoro aggiungiamo, un egual numero di soci e amministratori e circa 200mila dipendenti, arriviamo ad una realtà occupazionale di mezzo milione di persone, secondo quanto evidenziato dal Rapporto 'Immigratimpreditori', curato dalla Fondazione Ethnoland.    

LA DELINQUENZA. Certo, esistono fenomeni criminali imputabili agli immigrati, spesso riportati dalla stampa, che fanno scalpore e rinsaldano convinzioni razziste. È il cono d'ombra dell'economia illegale: il traffico internazionale di stupefacenti, il racket della prostituzione, il commercio di organi, i clan che gestiscono il lavoro di colf, badanti, baby-sitter, mendicanti. Tuttavia, questa dimensione di micro e macrocriminalità vede attualmente il rapporto crimine-immigrazione in Italia, tra i più bassi a livello europeo. Certo la diffusa illegalità, tutta italiana, non fa onore al nostro Paese, come dimostrano le assunzioni in nero, il ricorso al caporalato, l'evasione contributiva, l'inosservanza delle norme contrattuali, il mancato riconoscimento delle qualifiche. Per combattere questi fenomeni endemici di illegalità ci si può rivolgere dal 2000 al Dipartimento delle Pari opportunità che assiste in media ogni anno 1200 persone vittime di sfruttamento lavorativo. 

LE PROSPETTIVE. Autorevoli stime dicono che nel 2050 gli italiani saranno chiamati a convivere con 12 milioni di immigrati che si sposteranno dai Paesi d'origine per ragioni di evoluzione demografica e ricerca occupazionale. La loro presenza sarà necessaria per il funzionamento del Paese. Forse vale la pena di cogliere l'indicazione offerta dall'antropologa Geneviève Makaping, di origine camerunense e ora orgogliosa cittadina italiana dopo 18 anni di soggiorno nel nostro Paese, quando dice che "solidarietà dal punto di vista dell'antropologia culturale e sociale indica la tendenza degli individui di una comunità ad unirsi e cooperare, e costituisce il primo livello di integrazione tra individui di una stessa famiglia e di una comunità".

LINK
Dossier statistico immigrazione 2009 Caritas-Migrantes
Istat, Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 2009
Fondazione Ethnoland