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Memoria dell'acqua: studi e sperimentazioni

Dagli anni '50 in poi diversi scienziati portarono avanti ricerche sulle proprietà non comuni dell'H2O, trovando dei parallelismi importanti con i concetti fondanti l'omeopatia.

» Cronaca Scienze Tatiana Battini - 07/06/2010

A partire dalla metà del secolo scorso, a causa delle ripetute critiche mosse da parte del mondo scientifico, soprattutto riguardo l'assenza nel rimedio omeopatico di una sola molecola della sostanza di partenza, e in base ai risultati positivi riscontrati nel corso di numerose sperimentazioni sui pazienti, alcuni ricercatori e scienziati si sono chiesti come e perché il rimedio omeopatico, privo di molecole rilevabili del principio attivo, risolvesse di fatto patologie comuni (tosse, influenza, gastriti) e patologie considerate più gravi.

L'attenzione dei ricercatori si focalizzò sull'acqua, il solvente utilizzato nelle preparazioni omeopatiche. Si trattava di un campo di indagine nuovo ed estremamente interessante. Si fece strada l'ipotesi che le molecole d'acqua potessero ricevere una sorta di 'impronta' da parte del principio attivo della sostanza diluita, una 'memoria' profonda, da parte dell'acqua, delle sostanze con cui entrava in contatto a livello prima molecolare e poi, mano a mano che le diluizioni aumentavano, in un modo diverso, tutto da indagare. Tale ipotesi non fece che aumentare lo scetticismo da parte del mondo scientifico di allora, tuttavia, è stata ed è tuttora oggetto di studi accurati da parte di scienziati di entrambe le scuole.

Come abbiamo detto, le ricerche condotte sulla memoria dell'acqua si intersecano inevitabilmente con quelle sull'omeopatia, dato che il metodo omeopatico si basa su ripetute diluizioni in un solvente. Per problemi di spazio è impossibile citare tutti gli esperimenti condotti finora sull'acqua, le sue proprietà e la capacità di memorizzare informazioni, si può comunque tentare di tracciare una panoramica generale, anche se frammentaria, sulle ricerche portate avanti da alcuni studiosi italiani dagli anni '50 ad oggi:


GIORGIO PICCARDI 
Direttore dell'Istituto di chimica fisica dell'Università di Firenze, dagli anni '50 ha iniziato a studiare gli stati di 'attivazione dell'acqua' e i 'fenomeni fluttuanti'. 

FRANCESCO PANNARIA
Fisico e chimico, è stato il primo a teorizzare scientificamente il meccanismo d'azione del rimedio omeopatico. Il professor Pannaria ha basato le proprie ricerche sulle proprietà della 'materia pura' postulate dal fisico Francesco Severi, del quale Pannaria è stato allievo e collaboratore. 

Bibliografia di approfondimento
- Introduzione al libro di Alberto Lodispoto 'Storia dell'omeopatia in Italia', Roma,1962.
- Francesco Pannaria, 'Il Principio di scambio', Il Chimico organo della Federazione nazionale degli Ordini dei chimici, anno VIII luglio-agosto 1959 nn. 7-8
- Francesco Severi, 'Le particelle del cronotopo di materia pura', Acc. Naz. dei Lincei, serie VIII, vol. XXXIII, fasc. 5 Nov. 1962

CLAUDIO CARDELLA
Ingegnere Meccanico Aerospaziale, ricercatore universitario presso il dipartimento meccanica e aeronautica dell'Università di Roma, il professor Cardella studia da circa trent'anni le proprietà dell'acqua.

EMILIO DEL GIUDICE e GIULIANO PREPARATA
- Emilio Del Giudice svolge attività di ricerca presso l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Milano (INFN). Ha studiato a lungo le proprietà dell'acqua, la sua 'memoria', i pericoli legati all'elettrosmog, i campi elettromagnetici e la fusione fredda. Ha spesso collaborato con il professor Giuliano Preparata.

- Il fisico Giuliano Preparata, scomparso nell'aprile del 2000, ha dedicato gran parte delle proprie ricerche alla fisica delle alte energie, chiarendo la natura del campo quantistico di Dirac. Ha condotto studi sulle proprietà dei campi elettromagnetici dell'acqua, attraverso una serie di lavori sperimentali ripresi nel 2009 dal Premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier (il quale, nel corso di un incontro scientifico svoltosi a Milano il 14 e 15 maggio 2010, ha esposto le proprie teorie sulla memoria dell'acqua e l'elettromagnetismo). 

Il grande pubblico non avrà mai sentito nominare gli scienziati italiani sopracitati, eppure hanno condotto e conducono tuttora studi seri e approfonditi sulle proprietà dell'acqua. Tutti loro, forse, spinti dal bisogno di andare oltre ogni forma di dogmatismo. "Le scienze sottostanno, come le cose, alle vicissitudini del tempo, e degenerano invece di crescere. Gli uomini del sistema, accolti da ogni parte, hanno seminato il disordine nel vasto campo dell'immaginazione, e i fiori più bizzarri ne sono stati prodotti: questi fiori hanno infine ricevuto un tale favore che i libri migliori, i discorsi più belli, sono reputati senza valore se non ne sono ornati" (da un antico trattato di Filosofia Naturale).

JAQUES BENVENISTE
Qualcuno ricorderà, per quanto riguarda la 'memoria dell'acqua',  il caso di Jacques Benveniste, il celebre immunologo francese stigmatizzato dalla scienza medica dopo aver pubblicato sulla rivista 'Nature' un articolo-rivelazione. Era il 1988. La scoperta, riportata nell'articolo inviato alla rivista, aveva dell'incredibile: i basofili, alcuni globuli bianchi del sangue che controllano la reazione del corpo agli allergeni, possono essere attivati in modo da produrre una risposta immunologica a soluzioni di anticorpi diluiti tanto da non contenere nessuna di queste biomolecole. 

Benveniste affermava che l'acqua manteneva 'uno stampo' degli anticorpi con i quali era entrata a contatto, grazie ad una rete di ponti-idrogeno o a campi elettromagnetici (non indagò mai a fondo le cause del fenomeno). Tale teoria avrebbe convalidato automaticamente l'omeopatia. Gli esperimenti portati avanti dal professor Benveniste sulla memoria dell'acqua furono criticati dalla gran parte del mondo scientifico. Nel momento in cui diversi laboratori riprodussero i suoi esperimenti, in alcuni casi i risultati furono scarsi o nulli, in altri casi ebbero pieno successo. La questione rimase aperta.

MASARU EMOTO
La 'memoria dell'acqua' è legata anche al nome di Masaru Emoto, uno scienziato giapponese che da anni studia i rapporti tra il pensiero umano e la forma assunta dai cristalli d'acqua. Secondo Emoto l'acqua sarebbe in grado di memorizzare informazioni provenienti dall'ambiente esterno (sottoforma di vibrazioni, siano esse parole o note musicali) e formare, una volta portata a congelamento, cristalli dalla struttura più o meno armonica a seconda dell'informazione ricevuta. Parole d'odio o musica heavy metal producono cristalli dalla struttura disordinata, parole d'amore, di pace o musica classica producono cristalli dalla struttura esteticamente perfetta. L'acqua sarebbe in grado, secondo Emoto, di registrare vibrazioni energetiche a livello molto sottile, indicate dalla cultura giapponese con il termine 'Hado', che significa 'cresta dell'onda' e rappresenta la più piccola unità di misura dell'energia. 




LUC MONTAGNIER
Nel corso del convegno tenutosi a Milano lo scorso 14 e 15 maggio 2010, il Premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier, ha esposto i risultati di alcuni esperimenti operati sulla memoria dell'acqua che potrebbero rivelarsi utili nella prevenzione di alcune malattie. Montagnier ha rilevato che malattie croniche come Parkinson, Alzheimer, Artrite Reumatoide, Sclerosi Multipla, e malattie virali come l'HIV, l'epatite C e l'influenza A lasciano una traccia (un'informazione) nell'acqua presente all'interno del nostro corpo, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere decodificati. Secondo Montagnier, questa scoperta apre nuovi spiragli per prevenire l'insorgere di malattie croniche e virali. Nuovi farmaci potrebbero nascere dalla possibilità che ha il principio attivo, utilizzato in bassi dosaggi, di informare l'acqua presente all'interno del corpo umano. L'acqua trasmette informazioni e diventa veicolo di un messaggio all'organismo, riattivando le funzionalità compromesse dalla malattia. Questo consentirebbe, secondo Montagnier, un abbassamento del dosaggio e della tossicità dei farmaci, conservando inalterata l'efficacia.