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Pesca: regole più severe, la Commissione Europea "allarga le maglie"

Dal primo giugno entrerà in vigore il Regolamento Mediterraneo, con il quale si proibisce l'uso di reti che catturino pesci troppo piccoli e distanze più lontane dalla costa. L'obiettivo è di tutelare i mari dal saccheggio indiscriminato, ma è polemica.

» Cronaca Natura e Ambiente Gianluca Colletta - 31/05/2010

Salvaguardare la biodiversità dei mari italiani e delle tante specie che lo popolano. Con questo obiettivo il primo giugno 2010 entrerà in vigore il Regolamento Mediterraneo 1967/2006 varato dalla Commissione Europea che impone nuove regole per la pesca. Un provvedimento che ha sollevato non poche polemiche poichè rischia di penalizzare non soltanto famosa dieta mediterranea, ma sopratutto il comparto legato l'economia ittica.

Per poter pescare, dunque, sarà ora obbligatorio utilizzare reti con le maglie più larghe, evitando così di catturare pesci troppo piccoli, un metoso questo che causa danni notevoli alla riproduzione delle specie e uno squilibrio ecologico ed ambientale. Inoltre è stato messo al bando anche il consumo di specie, tra cui diversi molluschi, troppo saccheggiate, mentre i peschereggi dovranno gettare le proprie reti a non meno di 1,5 miglia dalla costa, fatta eccezione per le draghe utilizzate per telline e cannolicchi (0,3 miglia).

Un regolamento che fa discutere e dividie l'opinione pubblica. Da una parte c'è chi plaude a questo tentativo dell'Ue di tutelare le specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, imponendo quindi limiti a metodi e confini dei territori di pesca. Tra questi, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sempre attento alla corretta alimentazione, capace di conciliare il gusto e l'armonia dell'ambiente e del territorio. Questa norma viene, quindi, vista come un riconoscimento alle battaglie condotte da anni che sostenevano progetti di pesca responsabile e invitavano il consumatore a rinunciare a pesci a rischio di estinzione.

Il ministro per le Politiche agricole e la pesca, Giancarlo Galan, pur concordando con "le scelte dell'Ue in difesa di un principio che deve diventare proprio dei pescatori italiani, quello della gestione del patrimonio ittico: il mare è un bene da tutelare nella sua biodiversità", ha già chiesto per conto dell'Italia una deroga al Regolamento. Per questo, in attesa della risposta dell'Europa, Federpesca ha annunciato che "è in via di costituzione, con apposito decreto, l'unità di crisi che avevamo annunciato nei giorni scorsi. Con essa monitoreremo l'impatto delle nuove misure tecniche, in vigore dal 1 giugno, previste dal regolamento del Consiglio UE sulla pesca nel Mediterraneo".

I principali timori riguardo il provvedimento, derivano dal fatto che per molti l'Italia risulterebbe particolarmente penalizzata a causa soprattutto della fisionomia del settore. Il 5% dell'intera flotta, infatti, si dedica al tipo di pesca che ora l'Unuine Europea ha deciso di proibire. Dopo le proteste delle associazioni di categoria, tra cui quella dell'associazione Marinerie d'Italia davanti al ministero delle Politiche agricole, le Regioni cercano di correre ai ripari e pensano a Piani di gestione da presentare all'Unione europea. Allo studio in particolare deroghe per maglie più strette delle reti da pesca e le distanze dalla costa più ridotte per consentire la cattura delle specie messe a rischio dal regolamento, stabilendo dei parametri che tutelino lo spopolamento dei mari, ma anche a misure economiche in grado di alleviare i pescatori penalizzati.

Con l'entrata in vigore della normativa inoltre molti piatti rischiano di scomparire. "Comprendiamo bene la necessità di impedire una pesca indiscriminata e distruttiva - dice Giancarlo Deidda, Vice Presidente di FipeConfcommercio (oltre 200mila imprese tra ristoranti, trattorie, pizzerie a altri locali pubblici) - ma non condividiamo che non si sia fatto nulla o troppo poco, anche da parte degli stessi pescatori, per scongiurare per tempo l'applicazione secca di tali normative". "In questo modo - aggiugne - si favorirà la pesca di frode e, contemporaneamente, l'importazione di alcune di tali specie ormai 'irrinunciabili' in molti ristoranti". E approvvigionamento, almeno in parte, dai mercati esteri di un prodotto così prelibato, significherebbe uno squilibrio maggiore per la bilancia dei pagamenti del settore.

Alla reazione dei ristoratori, si è aggiunta anche quella di Coldiretti. "Lo stop alle telline - sottolinea una nota - mette a rischio oltre un milione di piatti, dagli spaghetti alle zuppe, serviti ogni anno con il gustoso mollusco nelle case e nei ristoranti soprattutto nel Lazio ma anche in Puglia, Campania ed in altre regioni". "È importante l'avvio della procedura comunitaria per la richiesta di una deroga per salvare una tradizione gastronomica nazionale molto radicata, evitare gravi perdite economiche ai circa mille pescherecci coinvolti dove trovano possibilità di lavoro circa tremila persone, per i quali vanno individuate misure adeguate".


DOCUMENTI
- Il Regolamento Mediterraneo 1967/2006