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Roma contemporanea: Maxxi, fischi a Bondi, applausi per Zaha Hadid

Contestato il ministro quando ha rivendicato, per l'attuale governo, il merito della nascita del museo, ma la vera star è stata l'architetto anglo-iracheno.

» Musei Francesco Amorosino - 31/05/2010

"Gli ingenui non sapevano che la cosa era impossibile, quindi la fecero". Così ha esordito Pio Baldi, presidente della Fondazione Maxxi, davanti a una platea di oltre seicento persone, molti dei quali giornalisti, provenienti da tutto il mondo, accorsi per assistere alla tanto attesa apertura del Museo delle Arti del XXI secolo, il primo dedicato al contemporaneo appartenente allo Stato italiano. 

Ingenui, però, tutti coloro che ruotano intorno alla super struttura non lo sono affatto, perché hanno dovuto superare tante difficoltà per riuscire a far vedere la luce al progetto dell'architetto anglo-iracheno Zaha Hadid, e superare le varie crisi finanziarie succedutesi dal 2000 ad oggi. Doveva aprire nel 2006, poi nel 2008, e finalmente dal 30 maggio il Maxxi è visitabile nella sua interezza e senza assaggi, come accaduto finora. "Questa è un'opera collettiva, frutto di molte persone - ha proseguito Pio Baldi -, ed è una grande opera pubblica, costruita da aziende italiane che hanno dovuto superare problemi tecnici di alto livello per creare l'architettura di Zaha Hadid. Bisogna anche ringraziare i tanti privati che hanno dato un contributo generoso affinché questo museo aprisse".

Immagine Iwan BaanIn sala erano presenti anche alcuni dei sette ministri della Cultura che si sono susseguiti negli anni, tra i quali Giovanna Melandri e l'attuale ministro, Sandro Bondi, che ha scatenato la disapprovazione della platea affermando: "Rivendico per Silvio Berlusconi e il ministro Altero Matteoli il merito di aver terminato questa opera". Dopo i fischi, però, ha aggiunto: "E ringrazio tutti i precedenti governi che hanno portato avanti il progetto, e l'avrei detto in ogni caso".

Bondi ha aggiunto che "quando siamo uniti i risultati si vedono e sono a beneficio di tutti i cittadini italiani", commento particolare vista la storia dei conflitti legati al Maxxi, e ha sottolineato come "questo museo può diventare un grande centro di attrazione culturale a livello internazionale", utile anche per adempiere "il duplice dovere di un Paese come l'Italia e di un ministero della Cultura: il primo è custodire e valorizzare il patrimonio del nostro passato, da tramandare alle generazioni del futuro, il secondo è di aiutare, sostenere e promuovere gli uomini di cultura del nostro tempo, uomini che non sono né di destra, né di sinistra, ma di cultura e basta".

Prima, però, è toccato ai dirigenti del museo spiegarne l'anima, a cominciare da Margherita Guccione, direttrice del Maxxi architettura, che ha sottolineato come nel nome stesso del museo "coesistono due linguaggi diversi, quello delle parole e quello dei numeri, una contaminazione che spiega il progetto culturale di miscelare arte e architettura, museo tradizionale e museo sperimentale". Tra le mostre la Guccione ha evidenziato quella dedicata all'architetto e regista Luigi Moretti, che "rappresenta il metro di lavoro che mi piace richiamare, ed è una coproduzione con l'Università della Svizzera Italiana. I progetti vengono messi a confronto con fotografie di Gabriele Basilico e opere d'arte".

Anche nella grande mostra-allestimento 'Spazio' che presenta un primo nucleo di collezione del Maxxi, arte e architettura dialogiano: "Abbiamo scelto 10 gruppi internazionali per esprimere con istallazioni il loro approccio al tema dello spazio", racconta la Guccione soffermandosi anche su 'Geografie italiane', la "grande video installazione interattiva che racconta l'architettura italiana di 50 anni realizzata da Studio Azzurro". Presentando, infine, la mostra con i progetti originali del Maxxi, la direttrice ha voluto dire "grazie a Zaha Hadid per averci donato il luogo utile al nostro progetto di sviluppo culturale".

Un progetto che, ha spiegato Anna Matterolo, direttrice del Maxxi Arte, "viene da lontano, dalla Galleria nazionale d'arte moderna, ed era un progetto difficile, perché non c'era letteratura museologica che ci sostenesse, ma il livello qualitativo ottenuto è tale che possiamo dire di esserci riusciti". "È un privilegio - ha continuato - aver lavorato su un'opera di Zaha che può rimettere Roma e l'Italia in una discussione internazionale per prendersi il ruolo che le spetta".

Tra le mostre Matterolo ha evidenziato quella curata da Achille Bonito Oliva dedicata a Gino De Dominicis, "un artista che non c'è più, forse il più contemporaneo con cui potevamo iniziare", oltre alla personale di videoarte di Kutlug Ataman, giovane artista turco che "segna un altro percorso: quello della collocazione dell'Italia al centro del Mediterraneo, dimostrando che il multiculturalismo è un arricchimento per la nostra stessa cultura".

L'onore di concludere la presentazione è spettato alla 'queen of today', come Pio Baldi ha chiamato Zaha Hadid. "Non avrei mai pensato, dieci anni fa, quando da Londra sono venuta a Roma, che mi sarei trovata qui in questo momento, dentro un'avventura lunga, per cui devo ringraziare tutti quelli che mi hanno supportata. Ogni volta che c'erano le elezioni in Italia ero terrorizzata e venivo a Roma per incontrare il nuovo ministro della Cultura, ne ho conosciuti tanti, ma per fortuna i miei timori erano ingiustificati".

Parlando del suo progetto, la Hadid ha spiegato come sia arrivato tra un periodo dedicato "all'astrazione e uno agli spazi fluidi, e quando sentii della competizione per il nuovo museo non potevo crederci, era troppo bello. Ho deciso che il Maxxi avrebbe conservato un'identità propria e avrebbe avuto molte novità, ma doveva essere contestualizzato nell'urbanismo romano e così, per rendere omaggio alla tradizione di Roma, l'ho realizzato con molte stratificazioni e ho fatto sì che fosse illuminato con luce naturale. Altro obiettivo era dare ai curatori la massima libertà di manovra, per esplorare concetti di prossimità e adiacenza". In conclusione, però, la Hadid ha ricordato che "questo progetto è ancora incompleto", ridotto rispetto ai piani originali per mancanza di soldi, e ha ringraziato "Roma e i romani per la generosità e l'accoglienza", dedicando a loro il suo Maxxi.