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Roma contemporanea: Maxxi, il gigante bambino ha tanta strada da fare

Esagerato nell'architettura, ma povero nella collezione, il primo museo del XXI secolo dello Stato italiano avrà bisogno di nuove risorse per crescere, puntando sui giovani artisti.

» Musei Francesco Amorosino - 31/05/2010

Luminoso come le lampadine di Michelangelo Pistoletto e scuro come la 'Widow' di Anish Kapoor, sontuoso come le fotografie con oro zecchino di Luigi Ontani e immediato come un 'Wall drawing' di Sol LeWitt, accecante nell'architettura, accattivante con dell'amaro in bocca, finalmente l'Italia ha il suo tempio dell'arte moderna e contemporanea: il Maxxi. Non un museo legato a una singola città, ma un polo d'attrazione, un luogo mitico verso cui il pellegrinaggio è d'obbligo, e non per spirito di tribù, ma per scoprire che a volte, lentamente, anche nel nostro Paese si riesce a creare qualcosa di nuovo e interessante.

Di certo questo Museo delle Arti del XXI secolo non è economico e neanche puntuale, visto che ci sono voluti dieci anni, sette ministri della Cultura, tanti finanziamenti a volte bloccati e poi ripresi a seconda delle Finanziarie e del vento politico, ma alla fine l'arca dell'arte dell'anglo-irachena Zaha Hadid è approdata in via Guido Reni, a Roma. L'emozione è forte passeggiando tra le evoluzioni architettoniche di questo 'boa argenteo', come è stato definito a causa del suo arrotolarsi e dipanarsi nello spazio, quasi fosse una curva continua.

Una delle sale espositiveIl bianco abbagliante delle pareti contrasta con il nero profondo delle scale e il grigio dei gradini, le sale sono tante in un percorso di certo non scontato, che contempla vicoli ciechi e piccoli passaggi per muoversi da un ambiente all'altro, perché lo spazio va scoperto senza essere suggerito in anticipo. Non un luogo semplice, dunque, ma un giocattolo mozzafiato che permette agli allestitori di divertirsi nell'ideare combinazioni multiformi di opere d'arte e supporti. Il lavoro già compiuto è comunque notevole e non mancano angoli e prospettive in cui l'architettura e l'arte si fondono dialogando con passione. D'altra parte, non bisogna omettere le piccole perplessità che sorgono esplorando il nuovo tempio della creatività.

Il critico Vittorio Sgarbi ha definito il Maxxi "il capolavoro di Zaha Hadid, un mausoleo", con le opere d'arte che "sembrano disturbarlo", ed è un pensiero che condividono in molti, perché se un museo deve essere razionale, con una chiara divisione delle sale e un percorso univoco e bilanciato, di certo l'opera della Hadid non rispecchia tale concezione. A volte, infatti, si ha l'impressione di trovarsi in stanze nelle quali manca lo spazio per sculture monumentali, cosa che funziona invece bene alla Tate Modern di Londra, mentre altri luoghi, come la grande galleria centrale, anche per le opere che vi sono state collocate, appaiono troppo alte, con lo spazio che soffoca l'ingegno degli artisti. Senza contare la confusione che coglie il visitatore aggirandosi nelle spire del serpente bianco, dove piccoli pertugi contrastano con enormi varchi. Sembra di essere in un Guggenheim di New York di taglia extralarge improvvisamente sgonfiatosi come un soufflé venuto male.

C'è poi la collezione, o meglio, dovrebbe esserci, perché quella ospitata ora nelle sale del Maxxi non è che un primo abbozzo di ciò che un museo di questa levatura dovrebbe offrire. Divisa in varie sezioni, trova il culmine nella zona definita 'Spazio', dove poche opere di architettura si integrano con un tripudio di installazioni, fotografie, quadri e sculture, nonostante questo, si sente la carenza di opere d'arte. Glio invitati alla presentazione, vagavano tra le stanze conviti che quella allestita fosse una mostra temporanea, e continuavano a cercare la vera collezione. È evidente, quindi, la debolezza di un insieme di opere in cui mancano i veri poli di attrattiva, le vere emozioni innovative che dovrebbero essere le protagoniste di un Museo delle Arti del XXI secolo.

Complice anche una preview per la stampa iniziata in forte ritardo e finita molto in anticipo, non è stato possibile visitare l'intero museo, quindi rimane ancora qualche 'chicca' da scoprire. Non bisogna, però, accanirsi contro i difetti del Maxxi: è un bambino nato in una famiglia che, giustamente, lo ha subito caricato di responsabilità e ha bisogno di tempo per crescere e trovare la sua strada. Serviranno ancora molte risorse per dotarlo di una collezione all'altezza e per completare il progetto di Zaha Hadid, perché finora di quel modellino presentato dieci anni fa e collocato in mostra in un angolo, ne sono stati realizzati i due terzi.

Occorre soprattutto sbarazzarsi dell'importante, quanto ingombrante, eredità del Ventesimo secolo, e abbracciare il contemporaneo e soprattutto i giovani artisti e i movimenti più vivaci, per fare del Maxxi un punto di riferimento della creatività e un luogo in cui tutti possano sentirsi a casa. Se tra le sue mura circoleranno artisti intenti a creare, allora non si potrà più parlare di un mausoleo, ma di un moderno laboratorio di sperimentazione e innovazione, capace di far tornare l'Italia al centro della scena artistica mondiale, lì dove c'è il fermento e si crede che la cultura sia in mezzo a noi, e non nelle teche polverose o in mano a uomini di potere. 

INFORMAZIONI
Nome:
Maxxi, Museo nazionale delle Arti del XXI secolo
Dove: via Guido Reni 4a, Roma
Ingresso: intero 11 euro, ridotto 7 euro, gratuito per i minori di 14 anni
Orari: da martedì a domenica dalle 11 alle 19, giovedì dalle 11 alle 22
Tel: 06 320 1954
E - mail: info@fondazionemaxxi.it
Web: www.fondazionemaxxi.it