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Intercettazioni: l'ostruzionismo dell'opposizione, si rinvii l'inizio dei lavori

Il Guardasigilli annuncia il possibile ritorno al testo su cui alla Camera, lo scorso anno, era stata ottenuta la fiducia. Ma Pd, Idv, e Udc chiedono di rimandare in Commissione il provvedimento. Protesta con i post-it dei senatori Idv.

» Giustizia e criminalita' Valentina Marsella - 26/05/2010

Il governo, sulle intercettazioni, potrebbe tornare al testo sul quale l'anno scorso aveva chiesto e ottenuto la fiducia alla Camera. Lo ha fatto sapere il Guardasigilli Angelino Alfano, dopo che era stato dato il via libera dalla Commissione Giustizia del Senato alle nuove regole che hanno scatenato reazioni polemiche da parte dell'opposizione, della stampa e della magistratura. Il dibattito in aula al Senato dovrebbe cominciare lunedì 31 maggio, come stabilito dal calendario dei lavori approvato dalla Conferenza dei capigruppo.

Le opposizioni si sono lamentate: troppo poco il tempo per presentare gli emendamenti. Dopo un braccio di ferro, il presidente Renato Schifani ha provato a mediare, proponendo la data di lunedì. Ma le opposizioni insistono nella richiesta di rinviare in Commissione il provvedimento sulle intercettazioni e fanno partire l'ostruzionismo in Aula al Senato contro il calendario approvato. Pd, Idv e Udc sono sul piede di guerra. I senatori dell' Idv hanno inscenato una protesta in Aula alzandosi con il voto rivolto verso la tribuna stampa, dove stazionano i fotografi, con sulla bocca un vistoso post-it giallo con la scritta "No Bavaglio". 

Tutta personale la protesta del senatore Elio Lannutti, che ha indossato in Aula una maglietta con la scritta "Bancarottieri liberi, giornalisti in galera". "Il Pdl ci ha sfidato, il ministro Alfano ci ha sfidato e noi raccogliamo la sfida. Continueremo con iniziative eclatanti perchè gli italiani devono sapere la porcheria che si sta portando avanti" ha detto dopo il presidente dei senatori Idv, Felice Belisario ai giornalisti. Per rispolverare il testo della Camera, che risultava ammorbidito rispetto all'ultimo licenziato giorni fa, governo e maggioranza potrebbero elaborare una serie di emendamenti da approvare rapidamente in aula. 

Ma se l'ostruzionismo delle opposizioni continuerà, e appare ormai certo, si pensa a un maxi-emendamento del governo, sul quale mettere la fiducia. Con le modifiche ipotizzate, verrebbe  ripristinata la possibilità per i giornalisti di dare notizia, sia pure per riassunto, degli atti giudiziari in corso;  verrebbe trasformata in una multa tollerabile la sanzione pecuniaria salata prevista a carico degli editori e  abolito il carcere per i giornalisti rei di aver pubblicato intercettazioni; esclusi tutti i giornalisti dal divieto di registrare all'insaputa dell'interlocutore. Restano sconosciute invece le modifiche sulla parte che riguarda le indagini, i tempi massimi consentiti per gli ascolti e la definizione di ‘gravi indizi di reato’, necessari per avviare la procedura di intercettazione. 

Intanto le polemiche non si placano. Vannino Chiti (Pd) spiega: "Adesso si ipotizza una riduzione delle sanzioni per editori e giornalisti ma restano tutte le intollerabili limitazioni poste all'azione investigativa". E il leader dell'Idv Antonio Di Pietro ribadisce: "Le norme contenute nella proposta sono criminogene e inemendabili, perciò ci batteremo per un solo emendamento: l'abrogazione del provvedimento. Altrimenti raccoglieremo le firme per il referendum". Di Pietro aggiunge: "Vogliamo sapere se il capo dello Stato ha il 'coraggio' di firmare un provvedimento che imbavaglia l'informazione libera e blocca i magistrati nell'attività di indagine. Tornare al testo della Camera - sottolinea - è come saltare dalla padella alla brace, perchè quel testo era anche peggiore di questo. Chiediamo che questo provvedimento al piu' presto venga posto all'attenzione prima del capo dello Stato e poi dei cittadini".

Le opposizioni hanno chiesto di espungere il provvedimento dal calendario e rinviare il provvedimento in Commissione Giustizia. "Governo e maggioranza devono consentire al Parlamento di discutere di un provvedimento così delicato, il Senato non venga imbavagliato - dice Felice Casson, vicepresidente del gruppo Pd -  siamo di fronte a un testo che è stato sconfessato dal ministro Alfano e abbiamo assistito a una corsa assurda per approvare inutilmente il ddl in commissione Giustizia. Di fatto stiamo assistendo in Senato a una schizofrenia di governo e maggioranza che da una parte parlano di sicurezza e di lotta alla criminalità, mentre mettono le manette alla polizia sottraendole uno dei principali strumenti investigativi". 

Il fatto di aver dedicato 39 sedute della commissione Giustizia al ddl intercettazioni "non significa che si sia parlato troppo di questo provvedimento, di estrema delicatezza e importanza, come qualcuno della maggioranza va sostenendo. Anzi, è vero esattamente il contrario", fa notare il capogruppo dell'Italia dei valori nella seconda commissione, Luigi Li Gotti. A riprova delle sue affermazioni, Li Gotti ricorda che "su un testo composto da un unico articolo distribuito su 35 commi, la commissione ha apportato 34 modifiche; su un gran numero di altri punti, circa 20, le riflessioni emendative sono state respinte con un voto tecnico, ma con l'impegno da parte del Governo e della maggioranza di una loro considerazione per l'Aula". 

Questo, secondo il senatore Idv, "suffragato dalla promessa del presidente della commissione secondo cui l'aula saprà apportare le ulteriori modifiche migliorative di cui si è parlato, significa proprio che di alcuni importanti cambiamenti del testo si è solo parlato senza poter giungere a conclusione, e quindi sarebbe stato necessario poter usufruire di maggior tempo ancora". Ma il vice presidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello, replica che "l'iter fin qui seguito per la discussione e l'approvazione del ddl esalta il ruolo del Parlamento, anzi entra nel cuore del parlamentarismo".

L'esponente del Pdl ha ricordato la durata del procedimento da più di un anno, le molte votazioni della Camera a scrutinio segreto "laddove quasi sempre, o sempre, la maggioranza è stata numericamente superiore al numero dei suoi membri: questo vuol dire che, alla prova della coscienza, tradotto in termini secolari, alcuni membri dell'opposizione hanno votato con la maggioranza". 

La presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, parla senza mezzi termini: "Il presidente Berlusconi dovrà riflettere. Se avesse un ministro vero piuttosto che un portaordini e consiglieri che fossero innanzitutto parlamentari piuttosto che avvocati difensori, l'Italia avrebbe già una buona legge sulle intercettazioni, magari condivisa. Anche la prepotenza va sorretta da competenze politiche e istituzionali altrimenti, come in questo caso, si producono indecorosi pasticci".