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Intercettazioni: dalla stampa alla magistratura, è appello a cancellare la legge 'bavaglio'

Su Internet la raccolta di firme, a migliaia, di costituzionalisti, privati e associazioni; 43mila adesioni su Facebook. La Federazione della stampa chiama a raccolta i direttori dei giornali, le toghe sono preoccupate. Proteste e manifestazioni in vista.

» Giustizia e criminalita' Valentina Marsella - 21/05/2010

Contro le nuove regole sulle intercettazioni imposte dal Governo, oltre all'opposizione, si mobilitano stampa, cittadini, gruppi, sindacati e associazioni. È battaglia, e si annunciano proteste e manifestazioni di piazza contro una legge definita da molti un 'bavaglio' all'informazione, per la magistratura una corsa ad ostacoli durante le indagini, perché privata di molti strumenti. Sulla piazza virtuale di Internet si è già mobilitata la protesta: sul sito 'No bavaglio', l'appello contro la legge sulle intercettazioni ha già oltre 120mila aderenti, tra privati cittadini, associazioni, sindacati e persino l'ex Garante della privacy, Stefano Rodotà. 

Anche insigni costituzionalisti, come Valerio Onida, Presidente dell'Associazione dei costituzionalisti italiani, Alessandro Pace, già alla guida della stessa associazione, Gaetano Azzariti, Lorenza Carlassare, Mario Dogliani e Gianni Ferrara. "Per approvare il disegno di legge è stata impressa una vistosa accelerata ai lavori parlamentari - si legge nell'appello -; sono previste sedute mattutine, pomeridiane e notturne della Commissione Giustizia del Senato per concludere l'esame di un testo dall'impianto proibizionista e punitivo". "È indispensabile moltiplicare gli sforzi per rafforzare l'opposizione a questo attentato alle libertà costituzionali".

Anche sul social network, dove i tam tam dei diritti civili trovano libero sfogo, è possibile aderire all'appello 'Libertà è informazione'. Dura la reazione della Federazione nazionale della stampa (Fnsi): "La notizia prima di tutto, fermiamo la legge bavaglio". È sotto questo 'titolo-striscione' che la Fnsi ha chiamato a raccolta i direttori delle principali testate italiane per parlare della legge sulle intercettazioni. Le critiche della Federazione si raccolgono in un pensiero: "Le norme che vietano il diritto di cronaca, persino su atti non più coperti da segreto, che impediscono ai cittadini di sapere come procedono le inchieste giudiziarie, di avere notizia dei misfatti di corrotti e corruttori, sono di una gravità inaudita", così ha commentato il segretario generale Franco Siddi, parlando di misure "inaccettabili" e annunciando il "ricorso a tutti i mezzi possibili per cancellare questa brutta pagina".

Per l'Ordine nazionale dei giornalisti "su questo terreno non è più il momento delle dichiarazioni, ma degli atti concreti, coinvolgendo le istituzioni comunitarie a partire dal commissario europeo per i diritti dell'uomo. L'Ordine dei giornalisti è ostinatamente convinto che quello di sapere sia un diritto fondamentale di tutti e di ciascuno". L'Ordine ritiene che "la decisione della maggioranza di ritirare l'emendamento che prevede il raddoppio delle pene detentive e pecuniarie per i giornalisti che rendono pubblici i particolari di inchieste di interesse sociale, non è la risposta alle quale i cittadini hanno diritto. I cittadini, non i giornalisti, perché sono loro, i cittadini-elettori, che hanno il diritto di sapere per capire, decidere e scegliere in maniera consapevole e responsabile". Spiega l'organismo che "è assurdo ritenere che un mese di carcere sia una sciocchezza. È incredibile ritenere poca cosa sanzioni pecuniarie che vanno da 5 a 10mila euro. Chi parla di carcere e di denaro con tanta leggerezza non si rende conto che un mese dietro le sbarre è poca cosa per i malfattori, non per le persone perbene".

E nel mondo della stampa comincia a crescere l'attenzione. La battaglia si fa trasversale. Si schiera anche il Secolo, l'ex quotidiano di An: "Dove finisce il diritto di cronaca? Speriamo in un ripensamento". Nel testo si legge: "Tra errori e rettifiche il tempo stringe e restano molti punti controversi". Oggi sono state nette le prese di posizione del Corriere della Sera e dell'Unità. Repubblica.it, ormai da due settimane, dedica due articoli al giorno alla controversa legge. SkyTg24 annuncia che contro il ddl sulle intercettazioni chiederà un "intervento a tutte le Autorità internazionali competenti, anche ricorrendo alla Corte europea dei diritti dell'Uomo". 

Il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, parla di "legge liberticida". Perfino i conduttori di Striscia la Notizia, dopo aver mandato in onda un servizio sulla violazione del codice della strada da parte dei giocatori del Cagliari, hanno detto: "Con la nuova legge, non avremmo potuto mandare in onda questo servizio. Ma siamo sicuri - hanno continuato Ficarra e Picone - che questa legge non passerà". 

La posizione dei magistrati non è da meno: l'Associazione nazionale magistrati (Anm) si dice preoccupata per i riflessi che il testo può avere sulle inchieste giudiziarie. Il segretario Giuseppe Cascini è convinto che "le nuove disposizioni che si vanno delineando sono solo sabbia negli ingranaggi delle indagini. Questo ostacolo alla magistratura - ha fatto notare - pone a rischio numerose inchieste con pesanti ripercussioni. È più onesto dire che si preferiscono meno indagini, meno accertamenti, pur di evitare che personaggi noti finiscano sui giornali". Per Cascini questo "modo farraginoso di procedere condiziona tutti e accresce i rischi per la sicurezza dei cittadini". 

Un appello arriva anche dal procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, in particolare riferimento al recente filone di indagine per corruzione che ha investito politici e imprenditori: sulla scia delle parole del premier, Silvio Berlusconi, il quale ha espresso l'auspicio che si rintraccino presto le responsabilità del caso, il pm chiede che vengano introdotti "robusti emendamenti al ddl se si vuole davvero che i corruttori rispondano dei reati commessi e che la magistratura svolga pienamente il suo ruolo di tutela della collettività". 

E ancora, Antonello Ardituro, procuratore aggiunto e componente della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, da dove ha indagato sul clan dei Casalesi, in un intervento su una delle mailing list della magistratura sollecita i colleghi a mobilitarsi: "Il disegno di legge sulle intercettazioni - dice - rappresenta a mio giudizio il più grave attacco alla democrazia di questo Paese degli ultimi 20 anni. Per questo ritengo necessaria una mobilitazione vera, insieme agli organi rappresentativi della stampa, prima che sia davvero troppo tardi". 

Amara, infine, la considerazione di Rita Borsellino, parlamentare europeo del Pd e sorella del magistrato Paolo, ucciso dalla mafia nel 1992: "Sono già molto amareggiata per l'attuale situazione - ha rilevato - figuriamoci dopo, quando avranno messo in atto una legge di questo genere. Di mafia non si parlerà più, e la mafia tornerà ad essere impunita come lo era prima di Falcone e Borsellino".