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Thailandia: la resa delle 'camicie rosse', a Bangkok torna la calma

I leaders del movimento: "Non vuol dire che abbiamo perso". Dal 12 marzo, quando iniziò la rivolta degli anti-governativi, 1200 feriti e 68 morti, tra i quali il fotoreporter italiano Fabio Polenghi. La commozione di Napolitano.

» Asia e Medio Oriente Valentina Marsella - 19/05/2010

I leaders delle 'camicie rosse' annunciano la resa alle autorità thailandesi, dopo che l'esercito ha dato l'assalto al quartiere di Bangkok in cui erano asserragliati i fedeli dell'ex premier Thaksin Shinawatra, che volevano nuove elezioni. I dirigenti hanno chiesto ai manifestanti di disperdersi pacificamente, al fine di prevenire altri decessi. Sette leaders dei manifestanti si sono radunati sul palco, nel centro della zona dove erano in corso le proteste, per annuciare la decisione, accolta da urla di disappunto: "Abbiamo fatto del nostro meglio, vogliamo prevenire ulteriori perdite umane", ha spiegato Natawut Saikua, che ha chiesto ai militanti di abbandonare l'area. 

La situazione a Bangkok sembra essere tornata sotto controllo anche se, per qualche ora, è stato imposto il coprifuoco. Negli ultimi sei giorni gli scontri dei gruppi antigovernativi sono costati la vita a 39 persone, in gran parte civili. Dall'inizio della protesta, il 12 marzo scorso, il bilancio è di 68 morti e oltre 1.700 feriti. Tra le vittime di questi aspri scontri, notizia appresa proprio nelle ultime ore, il fotoreporter italiano 45enne Fabio Polenghi. È il dodicesimo professionista dell'informazione morto sul campo in questa prima metà del 2010, secondo un elenco pubblicato sul sito di Reporters sans frontieres.

Stando alle informazioni diffuse dalla polizia, negli scontri che hanno preceduto la resa, almeno cinque persone sono state uccise e più di 50 sono rimaste ferite. I militari, autorizzati a sparare a vista contro chiunque opponesse resistenza, hanno sfondato con i blindati le barricate aprendo il fuoco in tutte le direzioni. Imbracciando fucili d'assalto m-16  un centinaio di poliziotti si è fatto strada gridando ai manifestanti rifugiati nelle tende: "Uscite e arrendetevi, altrimenti vi ammazziamo". I sostenitori dell'ex premier Thaksin Shinawatra occupavano ormai da settimane la Ratchaprasong Intersection, nel quartiere commerciale di Bangkok. 

Dopo aver opposto una breve resistenza, i leaders della rivolta hanno dovuto annunciare la resa. Così facendo, hanno cercato di placare gli animi dichiarando che questa decisione non significa la fine della battaglia politica. Ma diversi manifestanti, fra cui molte donne, hanno espresso rabbia per l'intervento dei tank dell'esercito a Ratchaprasong, assaltando i negozi dei centri commerciali di Central World e Gaysorn. Alcuni autobus sono stati dati alle fiamme. 

Secondo la Thai news agency dense, i trasporti pubblici sono stati sospesi dopo che le 'camicie rosse' hanno sequestrato quattro autobus. "Non preoccupatevi troppo per me", ha dichiarato  Nattawut Saikua poco prima dell'arresto, uno dei leaders del Fronte unito per la democrazia contro la dittatura (Udd) che si sono consegnati al quartier generale della Polizia Reale di Bangkok. "Sarò al sicuro. La polizia è stata amichevole con noi fin dall'inizio delle manifestazioni - ha proseguito -, il fatto che ci siamo arresi non significa che abbiamo perso. Combatteremo ancora". 

Intanto, la situazione sta tornando alla normalità: restano le ceneri dei focolai accesi durante gli scontri, e le 70 vittime provocate dalla rivolta delle 'camicie rosse' dal mese di marzo. Anche l'Italia piange la perdita di una vita umana, quella del fotografo Polenghi: il presidente della Repubblica ha appreso "con commozione la tragica notizia" della sua morte. Gli uffici del Quirinale sono in contatto con l'unità di crisi della Farnesina affinché siano rigorosamente accertate le circostanze e le responsabilità di quanto accaduto.