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Ictus cerebrale: con le terapie riabilitative miglioramenti anche dopo anni

Lo dice uno studio dell'Università Cattolica di Roma e del National Hospital of Neurology di Londra: cade la tesi che a un anno di distanza dalla malattia la disabilità residua sia cronica. Un trattamento breve ma intenso può fare miracoli.

» Salute e Prevenzione Valentina Marsella - 18/05/2010

Proprio nel giorno in cui la Fondazione Santa Lucia di Roma celebra la seconda edizione di 'Maggio, il mese della prevenzione contro l'ictus cerebrale', con un incontro organizzato da Alice Lazio Onlus, associazione che combatte questa malattia, arriva un nuovo studio che dona speranza a chi ne è colpito. Anche ad anni di distanza dall'ictus cerebrale, che ogni anno vede coinvolte circa 200mila persone, è possibile ottenere miglioramenti motori significativi con un trattamento riabilitativo breve, ma intenso. 

È questo, in sintesi, il contributo più innovativo di un recente studio nato da una collaborazione tra una equipe di neurologi dell'Università Cattolica di Roma, guidati da Vincenzo Di Lazzaro, e colleghi del National Hospital of Neurology di Londra, pubblicato sulla rivista internazionale 'Clinical Rehabilitation'. L'ictus cerebrale è la principale causa di invalidità in età adulta, che determina spessodifficoltà motorie e cognitive. Nei 6-12 mesi successivi ad un ictus si osserva generalmente un progressivo miglioramento della disabilità, che può essere potenziato dalla riabilitazione.

Se generalmente si ritiene che ad oltre un anno di distanza dalla malattia non si possa migliorare ulteriormente, e la disabilità residua sia considerata cronica, lo studio diretto da Di Lazzaro ha rivoluzionato la tesi sostenuta da anni dalla maggior parte della comunità scientifica. L'indagine ha rilevato che un breve periodo intensivo di riabilitazione, mirato a migliorare la funzionalità del braccio e della mano, risulta efficace anche nelle persone colpite da ictus diversi anni prima, e i miglioramenti raggiunti permangono per mesi dopo l'interruzione della riabilitazione. 

L'obiettivo dei ricercatori era quello di mettere a punto un tipo di trattamento che potesse essere standardizzato, cioè in grado di assicurare una certa omogeneità negli esercizi e nelle attività proposte, pur essendo condotto da più terapisti, anche in centri diversi, e adattabile a persone con difficoltà motorie di diversa gravità. Il trattamento è stato sperimentato su 11 persone colpite da ictus da oltre un anno (la distanza media dal verificarsi dell'ictus era 3 anni). Prima della terapia riabilitativa ogni soggetto è stato sottoposto a un'attenta valutazione delle capacità residue dell'arto leso, sia attraverso prove di destrezza manuale (utilizzando test quali l'ARAT e il Nine Hole Peg Test) sia valutando le loro capacità svolgendo compiti di vita quotidiana.

La terapia era basata su  tecniche di shaping, in cui la riabilitazione viene raggiunta attraverso esercizi a complessità crescente, in cui il terapista incoraggia e rinforza positivamente il paziente, ed esercizi di rinforzo muscolare. "La terapia era mirata al raggiungimento di obiettivi concreti", ha spiegato il neurologo della Cattolica Di Lazzaro, "stabiliti dopo la fase valutativa, in rapporto alle reali possibilità di ogni malato, e veniva proposta in sedute di un'ora e mezzo al giorno, per cinque giorni a settimana, per due settimane". 

"A fine trattamento - ha spiegato Di Lazzaro - in tutti i pazienti si è osservato un miglioramento della funzionalità dell'arto trattato e della sua forza, con evidenti vantaggi sulla vita quotidiana di queste persone. Inoltre, nelle valutazioni eseguite a tre mesi di distanza dalla fine della terapia, tale miglioramento, stimabile nell'ordine del 25 per cento circa, se misurato con la scala funzionale ARAT, era ancora evidente". La possibilità di applicare un protocollo riabilitativo 'standard' per migliorare la funzionalità dell'arto superiore è importante per studiare l'efficacia della riabilitazione e di nuovi possibilità terapeutiche da utilizzare in aggiunta ad essa. 

Prossimo obiettivo dei ricercatori sarà applicare tale protocollo riabilitativo associato a tecniche elettrofisiologiche in grado di promuovere la plasticità del cervello per valutare se è possibile incrementare le capacità di apprendimento motorio in pazienti con paralisi conseguenti ad ictus. Intanto, i progressi in questo campo fanno ogni giorno passi da gigante.