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Thailandia: attacco alle camicie rosse, un morto e decine di feriti a Bangkok.

Raffiche di mitra e spari nell'accampamento degli antigovernativi che chiedono lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni. Ferito un leader dei fedelissimi all'ex premier Shinawatra, e due giornalisti, uno di France 24, l'altro di un giornale locale.

» Asia e Medio Oriente Valentina Marsella - 17/05/2010

Un'azione di forza del premier thailandese Abhisit Vejjajiva contro il movimento antigovernativo delle camicie rosse era nell'aria da alcuni giorni. Azione che si è concretizzata ieri, prima con il ritiro dell'offerta di elezioni anticipate il 14 novembre, che non aveva convinto le camicie rosse per la poca chiarezza sulla tempistica. Ma poi, come accade ormai da mesi a Bangkok, è scoppiata una rivolta. Le forze armate hanno circondato la zona del mercato di Bangkok, dove le camicie rosse hanno stabilito il loro accampamento, bloccando le vie d'accesso con veicoli blindati, pile di pneumatici e filo spinato. 

Sono partiti spari e raffiche di mitra, che hanno coinvolto anche l'ex maggiore dell'esercito, Khattiya Sawasdipol, uno dei leader più radicali delle camicie rosse, fedeli all'ex premier Thaksin Shinawatra. L'uomo è stato ferito gravemente alla testa e trasferito d'urgenza in ospedale. Il ferimento sarebbe avvenuto presso la Sala Daeng Intersection, dove le camicie rosse hanno eretto la loro barricata più estesa, nella zona del Lumpini Park, a sud di Rathaprasong Road. Secondo l'edizione online del New York Times, Sawasdipol è stato raggiunto dal proiettile durante un'intervista con un giornalista della testata Usa. Conosciuto col soprannome di 'Seh Daeng' (comandante rosso), Sawasdipol, nel corso delle ultime settimane, si era accreditato come leader militare del movimento antigovernativo. 

Un portavoce del premier Vejjajiva ha dichiarato che il governo non ha "niente a che fare" con il ferimento di Sawasdipol. Il bilancio della rivolta, secondo i media thailandesi, è almeno di 21 feriti negli scontri nell'area di Saradeng, a circa due chilometri dal punto di raduno delle camicie rosse. La polizia ha parlato di 20 persone ferite dall'esplosione di una granata nel quartiere degli affari di Silom, presso una barricata delle forze antigovernative. Le tensioni non sembrano attenuarsi e, con il passare delle ore, il bilancio si fa meno roseo. 

Il bilancio degli scontri di ieri a Bangkok tra l'esercito e le camicie rosse, come ha fatto sapere un portavoce del personale di soccorso locale, è di un morto e almeno 12 feriti, fra cui un giornalista canadese di France 24 e un fotoreporter thailandese del quotidiano Matichon. Il giornalista canadese, secondo alcune testimonianze, si trovava tra i militari e i manifestanti quando è stato colpito mentre teneva la videocamera. Del sangue è stato visto fuoriuscire dalla sua mano quando è stato trascinato via dai dimostranti. Il governo intanto ha esteso lo stato di emergenza ad altre 15 province, dopo averlo già dichiarato nella capitale e in cinque aree circostanti. 

Le ambasciate Usa e quella britannica sono state chiuse. Le autorità hanno interrotto l'erogazione dell'elettricità e oscurato i segnali telefonici nel raggio di tre chilometri quadrati. Chiuse al traffico le cinque principali arterie stradali che circondano la zona e sei stazioni della metropolitana sopraelevata e sotterranea. Misure annunciate alla tv nazionale dal Cres, la task-force militare che ha il compito di gestire la crisi. Chi tentasse di entrare nelle strade interessate dal divieto rischia due anni di carcere. A quanto pare, i militari tailandesi continuano a sparare proiettili e candelotti di gas lacrimogeni contro i manifestanti, nel centro della capitale, nei pressi delle ambasciate di Giappone e Stati Uniti. 

I manifestanti hanno bruciato un bus della polizia, mentre l'esercito sta avanzando verso la strada occupata dalle 'camicie rosse' con l'obiettivo di riprenderne il controllo con la forza. Un portavoce militare ha dichiarato che le forze di sicurezza non intendono sgombrare i manifestanti antigovernativi, asserragliati ormai da oltre due mesi nel centro di Bangkok. 

Il mese scorso altre rivolte erano culminate nel sangue, quando erano tornati a manifestare, a Bangkok, le  Camicie gialle associate al 'People's Alliance for Democracy' (Pad), sostenitori dell'attuale esecutivo e responsabili, nel 2006, di aver creato le condizioni per il golpe che ha costretto alle dimissioni l'ex premier Thaksin Shinawatra. Le camicie rosse invece, in piazza dal 12 marzo, chiedono lo scioglimento del parlamento immediato e nuove elezioni.Ma il premier thailandese in tv aveva annunciato, 'Non mi dimetto'. Per una cessazione degli scontri e delle rivolte, con nuove elezioni anticipate, sembrano non esserci soluzioni immediate all'orizzonte.