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Elettrosmog: Levis, "tra 10 anni i cellulari provocheranno stessi danni del fumo"

La sentenza di Brescia frutto di studi inattaccabili, come quelli dello svedese Hardell. Chi vuole tranquillizzare si basa su "ricerche finanziate da multinazionali della telefonia e viziate da tanti errori metodologici". Campi interferiscono col corpo.

» Inquinamento e Rifiuti Gianluca Colletta - 10/05/2010

I campi elettromagnetici fanno male, parola di Angelo Gino Levis, che da oltre 30 anni si occupa del problema con studi e relazioni a livello internazionale.  Biologo genetista, per due decenni è stato professore di mutagenesi ambientale presso l'università di Padova, è tra i più fermi oppositori della teoria del riscaldamento. "È l'unico effetto che una tesi più conservatrice riconosce – sottolinea – e, secondo questa corrente, basta difendersene per evitare ogni problema".

Professore, mi permetta una battuta. In base alla posizione più conservatrice, basterebbe un condizionatore per proteggersi dai campi elettromagnetici?
"Forse si. Ma direbbero comunque che non ce n'è bisogno, perché le tecnologie, sia a bassa che ad alta frequenza, non riescono a produrre effetti termici. I limiti sono talmente alti che questi livelli non verranno mai raggiunti. E dico un'altra cosa. Questi effetti sono stati verificati con sistemi che si basano su manichini, costruiti con sembianze umane e riempiti da un composto simile a quello delle cellule del nostro corpo, che vengono poi irradiati con le diverse frequenze. Successivamente, si va a vedere quando viene raggiunto il livello termico che si ritiene che il nostro organismo non riesca a compensare".

Cosa cambia?
"Questi sistemi sono inerti e c'è una differenza sostanziale con il corpo umano, perché noi stessi funzioniamo per mezzo di onde elettromagnetiche. Non a caso, se abbiamo un problema al cervello facciamo un encefalogramma, al cuore un elettrocardiogramma, a un muscolo un elettromiogramma. Tutte queste apparecchiature registrano i campi elettrici emessi dal corpo, e tutte le funzioni dell'organismo si basano su processi di differenze di cariche elettriche. È cosa ben diversa irradiare un manichino o interferire con le frequenze dell'organismo umano. È un po' come succedeva con le vecchie radio a modulazione di frequenza. Quando c'era una stazione che usava lo stesso canale di un'altra, non si capiva più niente. La stessa cosa succede con la telefonia mobile che interferisce sulla memoria o l'attenzione, perché usa frequenze praticamente identiche a quelle del cervello".

Secondo la sua esperienza e gli ultimi studi in materia, quali sono i rischi?
"Oggi i problemi essenziali sono principalmente due. Uno riguarda le esposizioni sia residenziali che lavorative a basse frequenze, l'altro problema è quello della telefonia".

Partiamo da quest'ultimo, la telefonia mobile…
"Ho da poco inviato ad una rivista scientifica un articolo in cui si spiega che tutti gli studi sulla non nocività del cellulare sono cofinanziati dai gestori della telefonia mobile, e questo non avrebbe neanche importanza, se fossero condotti in maniera appropriata. Contengono almeno 15 errori metodologici o dovuti a condizionamenti, per cui producono dati assolutamente insignificanti dal punto di vista scientifico. Invece, da almeno 10 anni, il gruppo del professore Lennart Hardell dell'università Medica di Orebro, in Svezia, produce una quantità di dati inattaccabile. In Italia, l'Associazione italiana medici oncologi (Aiom), ha pubblicato tre anni fa una monografia sui tumori cerebrali, che sottolinea con chiarezza come questi siano raddoppiati con l'uso dei cellulari, con un tempo di latenza di almeno 10-15 anni. Secondo alcuni epidemiologi americani, inoltre, nel giro di un decennio gli effetti dei cellulari saranno paragonabili a quelli del tabacco nel secolo scorso".

Su cosa si basano le ricerche del professor Hardell?
"A partire dal 1999 ha condotto analisi epidemiologiche, andando a scartabellare nei registri tumori degli ospedali i casi di due tipi di tumori, uno particolarmente invasivo, la cui diagnosi corrisponde a una sentenza di morte, e uno benigno, al nervo acustico. Ha censito persone che si sono ammalate e, attraverso questionari, ha selezionato tra questi gli utilizzatori di cellulari e cordless (che ha lo stesso principio del telefonino). Ha rilevato un aumento del rischio, anche a seconda dell'età, 4-5 volte superiore rispetto alla media. Queste ricerche sono inattaccabili. E lo dimostra anche la sentenza del tribunale di Brescia dello scorso dicembre. In un altro caso, l'Inail ci ha chiesto un confronto perché vorrebbe evitare la causa. I dati sui quali si sono basati i giudici lombardi, e che sono citati anche all'interno della sentenza, sono quelli di Hardell, ritenuti inoppugnabili dal punto di vista scientifico perché basati su una vasta popolazione esposta e su un numero di dati sufficienti a una diagnosi, a differenza di altri studi. Spesso i tumori hanno un periodo di sviluppo lento, servono almeno 30 anni per diagnosticare un tumore al polmone, per il cervello ne occorrono circa 10. Hardell ha casi con 10-15 anni di latenza. Le analisi, ad esempio dell'Interphone, hanno casi con 4-5 anni di esposizione, e quindi è chiaro che non trovano nulla. Inoltre, i dati del professor Hardell, e questa è un'altra cosa importante sottolineata dalla sentenza di Brescia, sono finanziati da strutture pubbliche, mentre tutti quelli citati dall'Inail durante il processo ricevono i fondi dai privati e dalle multinazionali della telefonia".

L'Iss, l'Oms e le organizzazioni che si occupano di questa materia dicono che il loro è un lavoro di sintesi sui rapporti degli studi fatti, indipendentemente dai risultati.
"Dovrebbe dipendere dalla qualità di questi studi, e non dal loro numero. Ci sono 17 lavori dell'Interphone, un grosso programma finanziato dalla Comunità Europea al 45 per cento e per il resto da privati, ma dal punto di vista scientifico non valgono niente, perché, a causa dei criteri che hanno utilizzato, come ho detto prima, non possono dimostrare nulla. Lo spiegano anche molti altri articoli di settore. Dall'altra parte, invece, ci sono 15 lavori di Hardell metodologicamente inattaccabili. A chi darebbe credito la gente se fosse correttamente informata?".

Ritiene quindi che queste sintesi non sono attendibili?
"Tutti conoscono la storia del tabacco. Si sapeva già dal 1950 che il cancro al polmone era provocato dal fumo. Perché abbiamo atteso 40 anni per dirlo alle persone? Come mai l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha continuato a negare per altri 20 anni che vi fossero prove? Bisogna guardare anche queste cose. E cosa dire del cloruro di vinile (noto anche come PVC, ndr), le grandi compagnie che lo hanno finanziato si sono arricchite, ma per anni hanno nascosto i dati e cancellato le prove".

Per quanto riguarda le antenne di telefonia mobile?
"È una situazione in cui ancora non ci sono molti dati e potrebbe crearsi un fenomeno di suggestione che amplifica l'effetto. Per quanto riguarda i rischi a lungo termine, sono all'attivo solo 2 o 3 ricerche serie, che sembrano indicare un aumento dei tumori in chi vive in zone con campi elettrici, prodotti dalle stazioni radio base con valori più alti, ma le analisi sono ancora poche per trarre delle conclusioni".

Ci sono persone, però, che lamentano nausee, mal di testa, insonnia, depressione, crampi…
"Il discorso che riguarda i cosiddetti elettrosensibili ha una base più solida. L'Istituto superiore di sanità (Iss) se ne sta occupando da anni e ha pubblicato un grosso rapporto, firmato dal professor Vanacore, il quale sostiene che va fatta una ricerca sistematica sui meccanismi che possono indurre questo tipo di patologie e suggerisce di utilizzare anche gli animali, che non sono suggestionabili. Vi sono inoltre molti dati, tra cui una ricerca Svizzera pubblicata un anno fa, che mettono in evidenza, avendo fatto delle misurazioni nelle camere da letto delle persone, una correlazione significativa con almeno tre tipi di queste patologie: insonnia, freddo agli arti e perdita di memoria. Inoltre, nei paesi in cui sono censiti gli elettrosensibili, si nota che queste persone sono in costante aumento".

Pacemakers e apparecchi simili possono essere influenzati da queste installazioni?
"Sicuramente. Ci sono sentenze della magistratura italiana che hanno ordinato la dismissione di stazioni radio base perché nelle vicinanze c'erano portatori di pacemaker. E possiamo verificare noi stessi l'esistenza di interferenze con apparecchiature elettriche. Basta pensare alla chiusura centralizzata della macchina che non funziona in prossimità di antenne simili, mentre i citofoni hanno spesso disturbi. Anche noi siamo uno strumento e quindi non ci dobbiamo sorprendere del fatto che anche sul nostro corpo ci possano essere effetti".

Per quanto riguarda le basse frequenze?
"I problemi sono enormi, perché la popolazione che usa strumenti elettrici non conosce i rischi che corre e come cautelarsi. I limiti introdotti in Italia nel 2003 hanno fissato, per gli elettrodotti, dei livelli che la magistratura contesta da molti anni. Nonostante la legge imponga una soglia di 10 microtesla per quelli vecchi e di 3 per quelli nuovi, è dimostrato, anche da studi convalidati dall'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che la leucemia infantile si verifica con valori inferiori a 0,3-0,4 microtesla. Le regioni, dopo la legge quadro del 2001, si erano date regole cautelative, che prevedevano valori di 0,2. Anche dopo che questo limite è stato cancellato, la magistratura ha sentenziato che è giusto prendere come riferimento i valori stabiliti dalla legge, ma è anche obbligatorio, per il giudice, rifarsi a quello che il perito nominato dice in base alla migliore letteratura scientifica. Quando un perito come Pietro Comba, che lavora presso l'Istituto superiore di sanità, sostiene che al di sopra di valori di 0,3-0,4 microtesla aumentano, oltre le leucemie infantili, diversi tipi di tumori, il magistrato dice che bisogna intervenire anche se non ci sono casi di malattie conclamate, perché quando si tratta di proteggere la popolazione non conta solo il danno, ma anche il rischio".

Quali sono gli studi in proposito?
"Alcuni lavori sono recenti. In Emilia Romagna è stata condotta una grande ricerca epidemiologica da parte di ricercatori italiani su bambini esposti, e pubblicata su una rivista internazionale, che ha confermato ancora una volta un aumento fino a 4-5 volte della leucemia infantile nella popolazione che vive vicino gli elettrodotti. Un altro studio rivela che tra i macchinisti delle ferrovie, che lavorano su una consolle che trasforma l'energia continua in alternata, uno dei tumori più frequenti è quello alla mammella nei maschi. E anche questo è stato correlato all'esposizione alle basse frequenze. Quello che è grave è che per i lavoratori il limite è di 500 microtesla, contro i 100 per la popolazione, perché si presume che una persona debba conoscere il proprio mestiere e quindi anche i mezzi attraverso i quali difendersi".


LINK:
- l'associazione del professore Levis

DOCUMENTI:
- "Campi elettromagneticici e Principio di Precauzione" di A. G. Levis