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Turismo d'alta quota: 'Mountain Gallery', l'arte sulle vette di Merano

Per cento giorni, dal 13 giugno al 30 settembre, otto cime altoatesine si trasformeranno in musei a cielo aperto dove saranno esposte le opere del collettivo di artisti 'Meraner Gruppe'. Filo conduttore della mostra: il rapporto tra Dio e gli uomini.

» Itinerari e Tendenze Ester Trevisan - 05/05/2010

Un'installazione composta da vetri di vari colori, una forma di pane poggiata su un cuscino ricamato, un piccolo fuoco che si accende ogni giorno per ardere un'erba aromatica in segno di sacrificio offerto alla divinità della natura. 

Ecco alcune delle opere attraverso cui gli artisti del 'Meraner Gruppe' esprimeranno la loro visione del rapporto tra Dio e gli uomini, attraverso opere che saranno ospitate per cento giorni, dal 13 giugno al 30 settembre, da otto vette altoatesine: la Cima Muta, la Punta Cervina, il Monte Luco, il Monte Ivigna, la Punta Rosa, il Monte Cigot, il Passo San Vigilio e gli Stoanernen Mandlen. Protagonisti della mostra 'Mountain Gallery' sono Sabine Auer, Franziska Egger, Hannes Egger, Martin Geier, Peter Schwellensatti, Sara Schwienbacher e Peter Tribus. Ospite d'eccezione sarà Antonio Riello, artista che vive tra l'Italia e la Gran Bretagna e che, nella sua lunga carriera, ricca di riconoscimenti internazionali, ha esposto in numerose città del mondo. 

Per ammirare le opere, il 'prezzo da pagare' consisterà nell'affrontare escursioni in alta quota, indispensabili per poter raggiungere le vette. Le montagne, che si estendono in direzione del cielo e possono essere conquistate solo compiendo notevoli sforzi fisici, si propongono, quindi, come luoghi ideali per riflettere su Dio. In questo modo l'arte non si esaurisce nell'esperienza estetica, diventa un'attività spirituale, religiosa e fisica. Sul Monte Luco, Franziska Egger si richiamerà alla metafisica della luce, realizzando un'installazione composta da vetri di vari colori che, attraverso il riverbero prodotto dai raggi solari, esprimerà la sua visione del rapporto fra l'uomo e il divino. 

Sul Monte Ivigna, Sabine Auer presenterà il lavoro 'Laib geworden' (Divenuto pane), dove mostrerà una forma di pane appoggiata su un cuscino ricamato. Con quest'opera l'artista affronta non soltanto il tema della parola e di Gesù che, secondo le credenze cristiane, diventa carne, ma anche quello della condivisione intesa come modo di agire e come virtù. Sulla vetta più alta, quella del Monte Cigot, Hannes Egger inviterà a compiere un rituale. Con la sua opera intitolata '100 days smoke', seguendo apposite istruzioni, ogni giorno si dovrà accendere un piccolo fuoco sul quale bruciare un'erba aromatica, l'artemisia, per offrire un piccolo sacrificio.

Alle divinità della natura si dedica anche Martin Geier sulla Punta Rosa, dove esporrà le corna di un camoscio. Per l'artista camosci e stambecchi sono i veri signori della montagna, animali capaci di arrampicarsi con estrema destrezza sulle pareti rocciose dalle quali osservano gli uomini impegnati nelle scalate. Sara Schwienbacher presenterà la sua opera sulla cima dei leggendari 'uomini di pietra' (Stoanernen Mandlen). Sulla sommità del pianoro si trovano centinaia di colonne realizzate sovrapponendo blocchi di arenaria. Al centro di questo luogo, già frequentato in epoca preistorica, l'artista esibirà fotografie che la ritraggono in diverse sembianze, come strega o saliga, splendida fanciulla che, secondo la leggenda, nei tempi passati dimorava nei boschi della Val Gardena. In una notte di luna piena, la Schwienbacher organizzerà una performance nella quale, vestita solo di colore, renderà omaggio alla femminilità.

Il contributo di Antonio Riello sarà esposto sul Passo San Vigilio, vicino l'omonima chiesa. L'artista allestirà un filo (telefonico) diretto con Dio, un numero di pronto soccorso per emergenze spirituali con il quale chiamare il proprio dio richiedendone assistenza. Con questo lavoro, dal titolo 'First Aid', Riello affronta in tono scherzoso e ironico un tema delicato: gli uomini cercano aiuto non solo per il corpo, ma anche per lo spirito. 

Sulla Cima Muta, Peter Tribus proporrà una citazione dagli Atti degli Apostoli, presentando l'apostolo Pietro che discute con Dio, rifiutando di mangiare cibo definito immondo. La voce divina lo esorta per tre volte a vivere non secondo la legge, ma affidandosi allo Spirito Santo, e gli fa apparire, in una visione, una grande tovaglia con tutti gli animali della terra che servono da nutrimento all'uomo. Un'opera attraverso cui Tribus lancia il suo personale messaggio: sì alla vita, alla gioia e al corpo e, quindi, a Dio.  


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