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Amianto: è presente in 50mila edifici. Dal Lazio al Veneto la mappa dei piani di bonifica

La polvere killer continua a uccidere, dice il rapporto di Legambiente lanciato per la Giornata mondiale dedicata alle migliaia di vittime, 9mila solo in Italia. L'associazione salva solo Piemonte e Lombardia nella lotta per sconfiggerlo.

» Cronaca Natura e Ambiente Valentina Marsella - 27/04/2010

Sono ancora 3mila le tonnellate di amianto racchiuse in oltre 1.100 edifici pubblici nel Lazio. È il nuovo allarme lanciato da Legambiente in occasione della della giornata mondiale dedicata alle vittime dell'Eternit, il 28 aprile 2010, insieme alla campagna di informazione 'Liberi dall'amianto'. Un'iniziativa realizzata in collaborazione con l'Associazione Italiana Medici per l'Ambiente, che racconta i rischi derivanti dall'esposizione alle fibre del terribile minerale e che indica le regole di comportamento quando si ha a che fare con strutture contaminate. 

Nel rapporto 'I ritardi dei piani regionali per la bonifica dell'amianto', dove si passa in rassegna la situazione italiana, l'associazione ambientalista traccia un quadro desolante per il Lazio. Solo nella regione sono 2.907 le tonnellate del materiale killer presente in 1.175 edifici pubblici censiti, poco o nulla si sa dei siti dimessi, dei grandi impianti industriali e a pressione e tanto meno della situazione negli edifici privati industriali e civili. Ma intanto, "sono ben 10mila - rileva Legambiente - le tonnellate rimosse ogni anno, con 100 aziende autorizzate e 3mila interventi realizzati, poi spedite all'estero per la mancanza di impianti di smaltimento adeguati". Il rapporto, proprio a poche ore dalla giornata in cui si ricordano le migliaia di vittime del serial killer silenzioso, denuncia duramente "il clamoroso ritardo sugli interventi di risanamento e bonifica delle strutture in cui e' presente la sostanza killer".

In Italia sono almeno 2mila le morti all'anno causate dall'esposizione alla polvere nociva che provoca il mesotelioma pleurico, dice l'associazione, mentre sono state 9mila dal 1993 al 2004, con cause che in circa il 70% sono state professionali. "Ed i numeri purtroppo - dice il rapporto - sono ancora destinati a crescere fino al 2020 per via del periodo di latenza della malattia, le stime indicano alcune decine di migliaia di casi nei prossimi anni. Soprattutto sta aumentando il numero di vittime 'inconsapevoli', non legate ad attività considerate a rischio". 

Ma di amianto "si muore anche nel Lazio - sottolinea Legambiente - dove finora sono 171 i casi di mesotelioma maligno, quasi il 2% delle 9mila vittime registrate a livello nazionale, secondo le segnalazioni dall'apposito Registro Nazionale istituito presso l'Ispesl, che dal 1993 censisce il tumore dell'apparato respiratorio strettamente connesso all'inalazione di fibre di amianto, di cui 31 (18,1%) di origine definita e 140 (81,9%) non definita. Inoltre, i dati del Rapporto 2008 del Dipartimento epidemiologia della Asl RmE - si legge ancora - registrano 352 casi di tumore per esposizione all'amianto dal 2001 al 2008. Nel 2007 i casi sono stati 70. Una strage silenziosa che rischia di impennarsi fino al 2020, per via del periodo di latenza della malattia".

Sull'amianto nel Lazio si sa poco, ma dal 1998 è stato formalmente approvato il piano previsto dalla legge 257/92 relativa alla messa al bando dell'amianto nel nostro Paese, spiega l'associazione, secondo cui entro 180 giorni ogni Regione avrebbe dovuto adottare un programma dettagliato per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati, ma la nostra Regione è ben lontana dall'attuarlo. "Il censimento è infatti ancora in corso - si fa notare - come confermano i numeri forniti dal ministero dell'Ambiente, e non sono definiti i tempi per la conclusione delle operazioni, mentre ad esempio per le coperture in Eternit è stata avviata una campagna di telerilevamento con il Cnr, ma i dati non sono disponibili. E seppur la bonifica, nel frattempo, sia stata in parte avviata, non esistono, e non sono previsti, impianti di smaltimento, per cui bisogna affidarsi a Paesi stranieri". 

Nell'area laziale, manca ancora una mappatura dei siti a rischio e "quasi niente - denuncia ancora Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - si è fatto sul fronte della bonifica. Bisogna accelerare, siamo di fronte a rischi molto seri per la salute dei cittadini". I dati, spiega Parlati, confermano l'allarme che piu' volte è stato lanciato dall'associazione, sulla base delle segnalazioni che giungono all'Osservatorio Ambiente e Legalità e che vengono gestite con la Regione Lazio. "Servono informazioni e certezze per i cittadini - aggiunge - bisogna spiegare loro come ci si deve comportare quando si ha a che fare con strutture contaminate in casa, a scuola o presso i luoghi di lavoro, spiegando i rischi per la salute, considerando che l'esposizione all'amianto è spesso inconsapevole e sono sempre più i soggetti ammalati che non hanno svolto alcuna delle attività considerate a rischio". 

A quasi 20 anni dall'adozione della legge nazionale in materia, fa notare Parlati, "la Regione non può più rimandare la completa mappatura delle strutture contenenti la fibra killer, individuando le priorità e destinando le risorse economiche per co-finanziare rimozioni e bonifiche. Va anche realizzata un'adeguata impiantistica di trattamento e smaltimento, è assurdo che si faccia affidamento su impianti situati all'estero, facilitando così lo smaltimento illegale. Chiediamo anche l'elenco delle ditte autorizzate per lo smaltimento, per evitare truffe ai danni dei cittadini". Nel Lazio la Regione ha conferito al Laboratorio di Igiene industriale-Centro regionale amianto, Asl di Viterbo, informa Legambiente, l'incarico di realizzare la mappatura circa il quadro complessivo dei Mca (materiali contenenti amianto) negli edifici o ambienti aperti al pubblico, negli impianti industriali e nei siti dimessi. 

Ma il flagello amianto riguarda tutto il Belpaese. Vanno avanti i processi, il decorso delle malattie, la conta delle morti, ma, secondo Legambiente, non la lotta delle Regioni all'amianto, o almeno non con lo stesso ritmo. A 18 anni dalla legge che nel 1992 mise al bando la polvere killer, l'Italia registra l'ennesimo ritardo. Solo 13 Regioni si sono dotate di un programma per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati, approvando un Piano Regionale Amianto.  Un ritardo che non è giustificato dalle cifre. Perchè l'amianto nel nostro Paese è ancora presente in maniera massiccia e diffusa, ma soprattutto continua ad ammalare e a uccidere. Le stime del Cnr e dell'Ispesl parlano di 32 milioni di tonnellate presenti sul territorio nazionale, che prendono in considerazione però solo le onduline di cemento-amianto.

Sommando le informazioni a disposizione, risulta che ci sono ancora circa 50 mila edifici pubblici e privati in cui è presente. Sono invece circa 100 milioni i metri quadrati di strutture in cemento- amianto e oltre 600 mila i metri cubi di amianto friabile in base ai quantitativi indicati da sole 11 Regioni. Intanto sono oltre novemila i casi di mesotelioma maligno riscontrati fino al 2004, secondo il Registro Nazionale Mesoteliomi. Nessun territorio ne è escluso. I più colpiti sono il Piemonte (1.963), la Liguria (1.246), la Lombardia (1.025), l'Emilia-Romagna (1.007) e il Veneto (856). Puglia e Molise non hanno ancora un Piano, in Abruzzo è in corso di approvazione. Di Calabria, Marche, Veneto e della provincia Autonoma di Bolzano, spiegano da Legambiente, non si ha notizia. 

Dati che non sono definitivi perchè in molte regioni il censimento è ancora in corso e solo cinque hanno dati sugli edifici privati. I ritardi si registrano anche per la bonifica e il risanamento. L'associazione ambientalista salva solo il Piemonte, in particolare per la bonifica nella zona di Casale Monferrato, e la Lombardia, che si è posta l'obiettivo di essere 'Amianto-free' entro il 2015 e dove sono stati bonificati oltre 400 mila metri cubi di onduline e gli edifici risanati sono il 18,5% del totale censito. Non a caso due delle regioni con la presenza maggiore di amianto, censito in piè di 12 mila edifici pubblici piemontesi e in circa 28 mila edifici, tra pubblici e privati, lombardi. A rendere più difficili le operazioni è la mancanza di impianti di smaltimento adeguati. 

Le regioni che hanno una discarica sono Friuli Venezia Giulia, Lombardia (ma esaurita nel 2009), Abruzzo (in istruttoria per la riapertura), Emilia-Romagna e Liguria, mentre la Basilicata ne ha due, il Piemonte tre, la Toscana e la Sardegna quattro. Le capacità residue sono comunque ''molto scarse'' se relazionate ai quantitativi di materiali ancora presenti sul territorio. Per questo l'associazione chiede al Governo di ''garantire continuità di risorse economiche per le analisi epidemiologiche'', al Ministero dell'Ambiente di ''completare quanto prima, attraverso i censimenti regionali, la mappatura nazionale iniziata nel 2003''. Alle Regioni, invece, viene chiesto di ''procedere su una capillare mappatura delle strutture interessate, per stabilire le priorita' di intervento, prevedere le risorse economiche necessarie per facilitare la bonifica delle strutture'' da parte di Comuni e di cittadini e di pianificare la realizzazione di una impiantistica di trattamento e smaltimento ''coinvolgendo il piu' possibile la popolazione nel processo decisionale"

PER APPROFONDIRE
- La campagna 'Liberi dall'amianto'
- I ritardi dei Piani regionali per la bonifica dell'amianto (Aprile 2010)
Killer in polvere - Inchiesta de La Nuova Ecologia (Gennaio2010)
- Sostituzione di tetti in eternit con impianti fotovoltaici