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Stalking: sotto la morsa del 'molestatore', in Italia 5mila denunce in un anno

Dall'entrata in vigore della legge che ha introdotto questo reato, si moltiplicano i casi: 776 esposti solo a Roma. Ecco perchè un gruppo di avvocati è sceso in campo in difesa delle vittime, ma anche in aiuto degli 'stalkers', per contenere il fenomeno.

» Donne Valentina Marsella - 23/04/2010

Telefonate assillanti a tutte le ore del giorno e della notte, a volte mute, spesso aggressive. Bigliettini, lettere, fax e messaggi lasciati sulla porta di casa per intimorire la 'preda'. Ma anche l'invio continuo di doni e fiori, per poi arrivare al 'cyber-stalking', molestie perpetrate attraverso Internet con mezzi quali la posta elettronica e le chat. Lo chiamano stalking, tradotto dall'inglese vuol dire 'perseguitare', e dal 23 aprile 2009 è stato annoverato tra i reati. Gli 'stalkers' vivono in simbiosi con le proprie vittime, mettendo in scena comportamenti ripetuti, a volte sorprendenti e inaspettati. 

C'è chi arriva a bucare le gomme dell'auto dell'ex fidanzata, o chi addirittura lascia come 'ricordino' animali morti in luoghi cari alla vittima. Ma anche donne e uomini che, per rendere la vita impossibile ai propri ex, annullano o richiedono beni e servizi a loro insaputa, dalle automobili ai contratti di utenze telefoniche o della luce, fino ai servizi funebri. Quando la violenza morale diventa insopportabile, al limite di quella fisica. 

A un anno dall'entrara in vigore della legge che ha introdotto questo reato, qual'è il bilancio della sua applicazione? Alla domanda hanno cercato di rispondere, nel corso di un convegno tenuto in questi giorni presso la Corte d'Appello Civile, giuristi e magistrati. A promuoverlo, l'avvocato Arianna Agnese, presidente dell'Associazione forense 'Ius ac Bonum'. 

Avvocati in prima linea, in difesa delle vittime di stalking, per assicurare loro, tempestivamente, il sostegno necessario. Ecco perchè l'associazione ha creato un centro di ascolto per le vittime da reato di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e verso bambini, e atti persecutori quali appunto lo stalking. Non a caso, dal 23 aprile 2009 ad oggi, data in cui è entrata in vigore la legge n.38, 'violenza sessuale e atti persecutori', sono state presentate presso la Procura di Roma 776 denunce, delle quali 695 contro noti e 81 contro ignoti.  Non è che la punta dell'iceberg del problema, perché la maggior parte dei reati resta coperta da un malinteso senso di riservatezza, ma anche intimidazioni e minacce che spesso bloccano le donne. 

Sempre nel territorio della Procura romana, il più esteso d'Italia, nei primi due mesi di quest'anno le denunce per stalking sono state 153, delle quali 13 contro ignoti. Sono 53 i casi di stalking e altrettanti di violenza sessuale definiti dalla Procura e dal tribunale capitolino nei mesi di gennaio e febbraio scorso. Sono state invece 37 le richieste di archiviazione, 6 di rinvio a giudizio, 4 trattate nel corso di processi per direttissima, 3 con rito ordinario e per 3 di esse sono state formulate richieste di giudizio immediato. Per il reato di violenza sessuale sono state 28 le richieste di rinvio a giudizio, 16 di archiviazione, 5 direttissima e 4 di giudizio immediato. 

Nel 2009 sono stati definiti 197 procedimenti per stalking, 348 per violenza sessuale. "Una piaga sociale", così il presidente della Corte d'Appello, Giorgio Santacroce, ha definito il fenomeno dello stalking, "ha una diffusione crescente ed è sempre sottovalutato - ha detto - . Un vero e proprio boom, con oltre 5mila denunce effettuate in tutta Italia. Un 'rosa stalking' con vittime, quasi sempre donne, perseguitate da aguzzini per lo più conosciuti: non solo ex fidanzati, ma anche colleghi di lavoro, parenti, amici, conoscenti, fan ossessivi". Nel 55 per cento dei casi, lo stalking si maniesta nella relazione di coppia, in condominio (25 per cento), e infine sul posto di lavoro, a scuola o all'università (15 per cento).

"Purtroppo, in Italia - fa notare l'avvocato Rodolfo Capozzi, del direttivo dell'associazione anti-stalking - le sanzioni penali non sono state affiancate da sanzioni interdittive o civili, né da trattamenti medico-psicologici. Nel reato di cui parliamo anche lo 'stalker' è vittima della sua stessa ossessione (desidera, spesso, ottenere l'attenzione o riconquistare l'amore della vittima). La criminologia ci informa che solo una percentuale residuale di molestatori di questo tipo sono affetti da veri disturbi mentali, ma è ragionevole sostenere che quasi tutti abbiano problemi relazionali-psicologici, e dunque un adeguato trattamento in tal senso potrebbe rivelarsi più efficace della galera per contenere il fenomeno".