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Balbuzie: "Ecco come sono rinate le mie parole"

L'esperienza di Andrea Bovenzi, presidente dell'Associazione 'A voce alta', che nel metodo psico-fonico di Villa Benia ha trovato la strada per parlare senza paure.

» Patologie Paola Simonetti - 20/04/2010

"Per fare una telefonata aspettavo anche 24 ore, durante le quali mi preparavo come ad una scalata". Parlare, per un balbuziente, può diventare un impegno da incubo. Una fatica così onerosa da spezzare la voglia di attuare le cose quotidiane, declinando l'azione in immobilità. Andrea Bovenzi, presidente dell'associazione no profit 'A voce alta' (1), in Liguria, conosce la sua balbuzie come fosse un'amica con la quale è andato a braccetto per anni. È il suo alter ego segreto, ma ora è in grado di guardarla da lontano, con affetto e grande indulgenza.

Eppure, qualche anno fa gli aveva paralizzato la vita: "Quando ero adolescente soffrivo di una disfluenza piuttosto seria. A 20 anni sostenevo solo interrogazioni scritte, a scuola, senza contare il fatto che non usavo più il telefono – racconta Andrea -. Nelle relazioni la mia abilità di mascheramento, fuga, rinuncia era diventata raffinatissima. E quando eviti di fare una cosa un giorno, scatta una sorta di spirale che ti porta ad adottare l’ 'evitamento' come formula di sopravvivenza".

Ma qualche volta le parole spezzate possono diventare anche un comodo alibi, una coperta che scalda e protegge dal mondo: "Può essere difficile da comprendere – aggiunge Andrea -, ma non di rado la balbuzie, da difficoltà può trasformarsi in un modo efficace per ripararsi dall'agire. Un vizio col quale si prende confidenza e che ti fa accomodare".  

Tuttavia il disturbo può inquinare in maniera totale la vita di chi ne soffre, come un tarlo che logora dall'interno, un vulcano sempre acceso che modifica i pensieri, ma anche la visione di sé al cospetto del mondo esterno: "La disfulenza non è semplicemente un problema fonetico. È un disturbo di relazione – precisa Bovenzi -: questo è dimostrato dal fatto che dalla bocca di un individuo che balbetta regolarmente nella vita quotidiana, fluiscono parole come un torrente se lasciato in una stanza a leggere da solo".

Sfumatura, questa, dimostrata  chiaramente nella quotidianità di personaggi noti. Come nel caso di uno dei più bravi attori italiani del momento: Filippo Timi (ha vestito i panni del Duce nell'ultimo film di Marco Bellocchio, 'Vincere') balbuziente nel privato, brillante affabulatore sul set e in palcoscenico: "Questo è l'esempio di come, a mettere in difficoltà chi balbetta, è la relazione con l'altro quando si è se stessi – spiega Bovenzi -. Mentre, nel momento in cui si esce da sé per affrontare anche un intero pubblico, interpretando ad esempio un ruolo sulla scena, tutto si risolve". 

Decidere di uscirne, per Andrea, è stata l'ultima fase di un percorso doloroso. "Avevo toccato davvero il fondo quando decisi di rivolgermi ai corsi di Villa Benia, struttura terapeutica presente da 60 anni qui in Liguria – prosegue Bovenzi -: ho sudato sangue per esserne fuori. Ho speso tutte le energie che avevo a disposizione. Ho dovuto mettere in gioco tutto me stesso, avendo  fisso davanti a me l'obiettivo. E ce l'ho fatta. Tengo a precisare che il successo di una terapia è frutto dell'umano miracolo che è capace di fare chi la pratica. Non esistono scorciatoie".

Oggi Andrea si esprime con voce chiara, potente. Ha una brillantezza di eloquio che pochi possono vantare. Ma la sua amica balbuzie resta lì, a guardarlo da lontano. Gli ricorda come si fa a superare l'ostacolo, gli mette in moto piedi buoni per saltare, senza paura di cadere. "La paura che il disturbo possa insinuarsi di nuovo l'ho persa. Invece, non perdo mai la consapevolezza di come sono arrivato fin qui – conclude Andrea -: gli arnesi con cui l'ho vinta li tengo sempre in mano".

LINK:
Associazione 'A voce alta'

Villa Benia
www.villabenia.it/

DOCUMENTI: 
Consigli dei quali prendere nota
www.avocealta.it/index.php/scuola-a-balbuzie


NOTE:
(1)   
L'associazione 'A voce alta', con sede a La Spezia, in Liguria, è composta da un gruppo di persone che, grazie ad un percorso terapeutico comune, sta affrontando e superando il problema balbuzie. L'organizzazione no profit, nata alla fine del 2006, si pone l'obiettivo di sensibilizzare e favorire l'informazione su questo disturbo complesso e pieno di incognite, sfruttando le esperienze personali di chi l'ha fondata.