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Afganistan: liberi i tre italiani di Emergency. Ancora incertezza sul futuro dell'ospedale

"Non colpevoli" la decisione della magistratura di Kabul. La riapertura di Lashkar-gah verrà presa in accordo col Ministero della sanità del Paese, ma c'è chi non vuole le ONG in guerra. Liberi anche i coniugi Cicala, sequestrati da Al Qaida a dicembre.

» Asia e Medio Oriente Gianluca Colletta - 19/04/2010
Titolo: Il fondatore di Emergency, Gino Strada
Fonte: Immagine dal web

Una settimana di paura e tensione, che ha tenuto mezza Italia col fiato sospeso, si è conclusa nel migliore dei modi. Alla fine i tre operatori di Emergency, arrestati in Afganistan con l'accusa di terrorismo e poi scagionati, sono sulla strada di casa. Solo problemi logistici legati al trasporto aereo, al momento fermo a causa della nube scaturita dal vulcano islandese, ne ritardano l'arrivo in patria di qualche ora.

La notizia è stata accolta da tutti con grande soddisfazione, lasciando da parte per una volta i contrasti politici che c'erano stati in seguito al loro arresto. Le preghiere che avevano riempito sabato scorso piazza San Giovanni a Roma sono state ascoltate. Decisivo è risultato l'intervento dell'ambasciatore Massimo Iannucci, grazie al quale Marco Garatti, Matteo Dell'Aira e Matteo Pagani sono stati ascoltati dalla magistratura di Kabul, che ha ritenuto infondate le accuse, probabilmente montate dalle sezioni locali dei servizi segreti afgani, secondo le quali i tre avrebbero partecipato ad un tentativo di attentato nei confronti del Governatore della provincia di Helmand.

Secondo le ricostruzioni di Emergency, la ONG di Gino Strada impegnata in Afganistan dal 1999 nella creazione e gestione di alcuni ospedali, "uomini dei servizi segreti afghani e soldati dell'Isaf (la forza internazionale di stanza nel Paese, ndr) erano entrati in quello di Lashkar-gah e hanno prelevato quattro persone, tra le quali tre italiani. Quando li abbiamo chiamati al cellulare, ha risposto un ufficiale inglese che non ha voluto dare spiegazioni di quanto accaduto, ci ha detto solo che stavano bene ma che non potevano comunicare con noi".

All'inizio si era parlato di sequestro, dopo che si erano perse le tracce dei tre volontari, un medico, un infermiere e un operatore di logistica, e non venivano formulate le accuse nei loro confronti, impedendo di fatto di comparire davanti a un giudice e di nominare un difensore di fiducia. Ma la situazione nel Paese è delicata e per reati come quello di terrorismo, che può essere punito con la morte, le normali regole possono usufruire di deroghe eccezionali. La situazione si è sbloccata poi solo con l'arrivo dell'ambasciatore Iannucci, che ha seguito alla lettera le indicazioni del Governo, attuando una strategia prudente ma efficace nei confronti di Kabul.

Le polemiche tra Gino Strada e la Farnesina erano state in un primo momento molto dure, in quanto la cautela iniziale poteva passare per una sorta di accettazione della colpevolezza dei tre volontari. Alla fine così non è stato e la loro liberazione ha significato che la proprietà delle armi e degli esplosivi trovati nell'ospedale di Lashkar Gah, dopo che lo stesso era rimasto incustodito per circa un'ora a causa di un falso allarme bomba, non poteva essere loro attribuita.

Rimane ora il problema del futuro dell’ospedale di Lashkar-gah. Il sito è sempre stato definito scomodo da Gino Strada e dalla sua organizzazione perché unico testimone di una guerra dura e crudele, che miete molte vittime tra la popolazione civile. Secondo i racconti dei cooperanti infatti la maggior parte delle persone che chiedono assistenza sono donne e bambini, con quest'ultimi che rappresentano circa un terzo dei degenti. E in un momento in cui si vuole intensificare l'attività bellica in quella zona, non possono essere ammesse notizie come queste.

La chiusura dell'ospedale è quindi stata secondo molti la vera ragione dell'arresto dei tre italiani, tanto che in un primo momento sembrava che fosse stata questa la merce di scambio per la loro liberazione. Una voce poi smentita ufficialmente da una nota di Emergency: "Non risulta nessun tipo di accordo di questo o di altro genere. Gli stessi responsabili dei servizi di sicurezza afgani hanno confermato ai giornalisti quello che già avevano dichiarato ai nostri operatori: che sono stati liberati perché non colpevoli". "Il loro rilascio - prosegue la nota - non è quindi dipeso da alcun accordo, ma dal mero accertamento dei fatti. Tutte le decisioni riguardanti la riapertura dell'ospedale di Lashkar-gah verranno prese da Emergency in collaborazione con il ministero della Sanità afgano".

Certo è che le organizzazioni non governative non sono ben viste nei luoghi di guerra. La loro presenza non aiuta alla risoluzione dei conflitti, come ha sottolineato Edward Luttwak, economista e saggista statunitense, durante la puntata di 'Anno Zero' dedicata al fatto. Anzi, in molti casi, denuncia, sono proprio loro che, alla ricerca di pubblicità, rischiano di compromettere le cose. Così l'ospedale di Emergency è stato accusato di curare i terroristi e di rimetterli in sesto per tornare a combattere.

E nel giorno del successo della diplomazia italiana, peraltro elogiata anche dallo stesso Gino Strada, che in un primo momento era stato molto freddo nei suoi confronti, un'altra insperata notizia arriva dal Mali, dove erano stati sequestrati lo scorso dicembre i coniugi Cicala. I due, in viaggio verso la terra d'origine della donna, il Burkina Faso, erano stati rapiti da Al Qaida e poi liberati poche ore prima dei tre di Emergency. Per una volta un doppio lieto fine.