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Islanda: Patanè, "gli effetti delle ceneri sui motori aerei? Non si conoscono a pieno, i test siano sicuri"

L'esperto vulcanologo dell'Ingv di Catania: "Nessun danno delle polveri sulla salute umana, perchè arrivano diluite". E i voli? "Se ben simulati sono sicuri, perchè spostamenti improvvisi di ammassi di cenere non sono possibili".

» Europa Valentina Marsella - 19/04/2010

Il vulcano islandese sotto il ghiacciaio Eyjafjallajokul, che qualche giorno fa si è risvegliato da un sonno lungo 200 anni, non accenna ad abbassare la guardia. Qualche settimana prima della sua esplosione, gli esperti l'avevano prevista, ma nessuno sa quando si riassopirà. E questo fa parte del confronto tra l'uomo e la natura, dove a vincere, è quasi sempre la seconda, almeno nel duello finale. 

Domenico Patanè, direttore della sezione di Catania dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), ci introduce in questo mondo misterioso, premettendo che "la scienza, ha dei limiti su questi fenomeni, e noi dobbiamo riconoscerli". Le eruzioni vulcaniche, ci fa notare, "oggi si possono prevedere anche se non si conosce l'ora e il giorno preciso in cui avverranno, come nel caso del vulcano islandese il cui risveglio era già stato preannunciato settimane prima, ma non si sa mai quanto può durare". 

Professor Patanè, quali effetti possono avere le ceneri provenienti dal vulcano, sulla salute umana?
"Nessun danno a grande distanza, eccetto per le popolazioni islandesi che risiedono in prossimità del vulcano. Problemi respiratori per chi soffre di asma o patologie analoghe, ma ritengo che le autorità locali hanno già previsto ciò e provveduto a salvaguardare gli abitanti della zona, facendoli evacuare. Qui da noi, o a molti chilometri di distanza dal vulcano, non si corre alcun rischio perché le ceneri, che viaggiano a quote molto alte, arrivano in maniera diluita". 

E sulla terra? Quali possono essere gli effetti, da un punto di vista fisico oltre che naturalmente economico, visto che l'enorme nube di cenere di Eyjafjallajokul ha bloccato il traffico aereo globale?
"In prima battuta, se queste emissioni di cenere dovessero durare a lungo l'effetto può essere un riscaldamento della terra, ma poi a lungo termine si può verificare un raffreddamento, come è accaduto nel 1783, sempre in Islanda. Qui il Laki, sistema di crateri vulcanici situato nella parte meridionale, annullò un'estate e ci fu un inverno rigido a cui seguirono altri anni più freddi. Non solo. Provocò problematiche non indifferenti nel Nord Europa e nel Nord America, portando anche a carestie. Fu una delle cause che poi fece scoppiare la rivoluzione Francese. Altro caso, quello del vulcano Tambora (che si trova nell'isola di Sumbawa, nell'arcipelago indonesiano della Sonda), il secondo al mondo per indice di esplosività: la sua eruzione del 1815 causò anni freddi, con problematiche analoghe. L'eruzione del Tambora fu circa una decina di volte più potente di quella del Krakatoa, e nemmeno paragonabile a qualla del Vesuvio del 70 d.C. (100 volte meno potente del Tambora). L'Islanda comunque è un’isola che conta 130 vulcani attivi, e sono tanti i fenomeni eruttivi che si verificano. Nel 1918 l'ultima grande eruzione del Katla che alcuni colleghi islandesi ritengono possa anch’esso entrare in attività, in quanto prossimo al vulcano Eyjafjallajokul.  Ma al tempo non esisteva il traffico aereo".

Oggi, come nei casi del Laki  e del Tambora, possono verificarsi gli stessi effetti con ripercussioni anche sull'economia?
"Certo, se l'Eyjafjallajokul  dovesse continuare a lungo la sua attività con la stessa intensità degli scorsi giorni o se dovesse entrare in eruzione anche il vicino Katla, la cui potenza eruttiva fu 10 volte superiore nel 1918, si potrebbero avere ripercussioni climatiche e anche fenomeni di raffreddamento. Il caso che stiamo osservando in particolare ha paralizzato il traffico aereo, iniziando a causare ingenti problemi economici, non solo all'aviazione ma anche al commercio e avere effetti non indifferenti sulla moderna globalizzazione. L'uomo ostenta un'estrema sicurezza nei fenomeni di globalizzazione, ma nulla può fare contro la potenza della natura e occorra che inizi a riflettere anche sui limiti della scienza".

In questi giorni, per riprendere a volare, molte compagnie aeree hanno effettuato i test di prova, simulazioni di volo, e il risultato è stato abbastanza confortante. Ma è possibile che ci siano spostamenti improvvisi di cenere, che possano minare la sicurezza dei viaggiatori?
"Il problema della sicurezza è fondamentale, una migliore indagine sugli effetti delle ceneri sugli aerei va effettuata. Ed è ciò che si sta facendo in queste ore. Infatti non si ha una piena conoscenza degli effetti di queste particelle sui motori dei velivoli. Ma in generale, si può dire che spostamenti improvvisi di ammassi di cenere non sono possibili, se non in prossimità dell'Islanda a seguito del cambio di direzione dei venti. Ma a tanti chilometri di distanza la circolazione aerea è più sicura, perché le ceneri a grande distanza sono estremamente diluite e il VAAC (Volcanic Ash Advisory Centres), un'organizzazione internazionale con sedi a Londra e Tolosa, fornisce modelli di dispersione della nube vulcanica all'ICAO, l'autorità aereonautica internazionale, che stabilisce la chiusura o meno degli spazi aerei". Insomma, si può volare sicuri ma occorre anche verificare che i test sui motori garantiscano questa sicurezza. 

Pofessor Patanè, in Italia, quali sono i vulcani che hanno un maggior indice di esplosività?
"I più pericolosi sono Vulcano nelle isole Eolie e il Vesuvio perché hanno un magma di più acido causa di una  maggiore violenza esplosiva. Ma anche l'Etna ha nel suo Dna un'attività di tipo esplosivo. Il vulcano siciliano è conosciuto come 'tranquillo', ma nel 2001 e tra il 2002 e il 2003 ci ha mostrato anche questa sua altra faccia. C'è stata un'intensa attività esplosiva che portò, infatti, al blocco dell'aeroporto catanese di Fontanarossa, a causa della cenere trasportata dai venti. Allora, la colonna di ceneri superò diversi chilometri di altezza analogamente a quanto sta succedendo in Islanda. Per questo, da tempo, effettuiamo delle simulazioni che vanno al Dipartimento di Protezione Civile per informare l'autorità aereonautica che a sua volta provvede a re-istradare il traffico dopo questi fenomeni. In questi giorni, anche noi siamo pienamente coinvolti e monitoriamo la situazione, e c'è un nostro esperto che si trova all'unità di crisi per dare un contributo con la propria esperienza". 

Professor Patanè, le ceneri e le sabbie sprigionate nell'atmosfera possono avere anche effetti positivi? 
"Sì, ricadendo al suolo, le ceneri vulcaniche porteranno terreni più fertili e spiagge con più sabbia, ad esempio. Non a caso, in Italia, le aree più fertili sono proprio le pendici del Vesuvio e dell'Etna".