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Balbuzie: esercizio e volontà per liberare le parole

Percorsi rieducativi di qualità consentono di ritrovare la libertà di parlare. Metodi che miscelano fonetica e psicologia, alla base dei quali devono esserci però motivazione e determinazione. Da bandire l'eccessiva precocità di intervento sui bambini.

» Patologie Paola Simonetti - 20/04/2010

Il cammino riabilitativo è impegnativo, non privo di ostacoli, ma in grado di cambiare la vita di una persona sofferente di balbuzie. A patto che motivazione e determinazione non vengano mai a mancare. Le strutture e i corsi terapeutici disponili in Italia per risolvere la disfluenza verbale sono numerosi, anche se, avvertono gli esperti di settore, occorre tenersi a distanza da chi promette miracoli, speculando sul portafogli dei partecipanti.  

PAZIENTI ADULTI QUELLI PIU' PRESENTI. Uno degli istituti storici in questo ambito è Villa Benia, centro rieducativo con sede a Rapallo, in Liguria, che da 60 anni si occupa in modo specifico del disturbo. Nell'arco di un anno accoglie per lo più maschi adulti. A partire dall'adolescenza fino all'età matura, sono 120 - 150 le persone che in 12 mesi si rivolgono al metodo psico-fonico dell'istituto ligure.  

In numero nettamente inferiore la presenza di bambini, anche se i contatti che giungono alla struttura, nel tempo, forniscono la dimensione di un problema che nasce durante l'infanzia e che, se non ben valutato e affrontato, è destinato a protrarsi: "Abbiamo molti contatti con famiglie che per i figli di 4 anni chiedono un incontro di valutazione perché allarmati dalle problematiche legate alla disfluenza verbale – racconta la dottoressa Cristina Mastrangeli, direttrice della struttura -. Nuclei familiari che poi, rivolgendosi alle Asl o a soluzioni proposte dalla scuola, risolvono il problema, in molti casi temporaneamente. Non di rado, però – aggiunge -, la balbuzie si ripresenta più in là, in età adolescenziale".

ADOLESCENZA, MOMENTO CRITICO. Un'incidenza, quella relativa alla comparsa o ricomparsa della balbuzie in età adolescenziale, che si lega a fattori scatenanti precisi: "È una stagione della vita già critica di per sé – spiega la direttrice di Villa Benia -, per le problematiche di cambiamento e relazione che coinvolgono l'individuo in generale. Ad amplificarle c'è, spesso, il passaggio dalle scuole elementari alle medie, dove il ragazzo incontra un ambiente più adulto (ma aumentano le prese in giro e i raffronti), e anche richieste più pressanti da parte della scuola".

ATTENZIONE ALLE ANSIE PRECOCI. Tuttavia, precisano unanimemente gli specialisti, partire troppo presto con una terapia può essere controproducente. Ansie e pressioni da parte dei genitori possono trasformare in balbuzie conclamata quello che potrebbe essere un balbettamento fisiologico riguardante i primi anni di vita. "Eccessivi allarmismi da parte della famiglia sulle difficoltà di un bambino troppo piccolo sono inopportuni – spiega Cristina Mastrangeli -. In ogni caso, quando un genitore preoccupato si rivolge a noi, consigliamo di non coinvolgere il piccolo nel colloquio, perché sono i genitori che in primis devono imparare a gestire al meglio gli intoppi del linguaggio, comportandosi nella maniera più equilibrata ed efficace. Da evitare, ad esempio, il mettere in bocca le parole al bimbo o dirgli che il suo modo di pronunciare è sbagliato. Sottoporre il bambino ad una terapia precoce potrebbe consolidare il problema, aumentando insicurezza e pressione a livelli insostenibili".

In ogni caso, la famiglia dovrebbe rappresentare il punto cruciale di partenza per qualunque intervento sul bambino, come precisa il dott. Biagio Di Liberto, direttore del dipartimento scientifico del Centro italiano logoterapia dinamica (Cild) di Milano: "Nei nostri corsi infantili i genitori sono direttamente coinvolti. Attraverso un training di sedute di gruppo elaborano il significato psicologico e relazionale del disturbo e del 'blocco' verbale, analizzando e valutando i modelli di comunicazione familiare, al fine di creare le condizioni migliori per accogliere i risultati della terapia all'interno delle mura domestiche - aggiunge Di Liberto -. Sarà questo il luogo in cui i bambini sperimenteranno il modello verbale esercitato insieme alla mamma e al papà, rinforzando il sentimento positivo e sereno della riuscita personale". In questa ottica, è proprio la famiglia il primo soggetto di anamnesi, prima dell'inizio del percorso riabilitativo per il bambino.

COME RIACQUISTARE IL PIACERE DI PARLARE. Attendere i giusti tempi di intervento è cruciale. Se il problema di difficoltà verbale non si risolve autonomamente con la crescita, la terapia può rivelarsi necessaria per un miglioramento della qualità di vita di chi ne soffre, spesso penalizzato in modo pesante a scuola, sul lavoro, nelle relazioni in genere. I migliori interventi riabilitativi incentrano la loro efficacia su due livelli di intervento, fonico e psicologico.

Proprio con questo binomio interviene il programma di Villa Benia. Considerato pietra miliare per la terapia della balbuzie in Italia, è stato l'unico ad essere riconosciuto fin dal 1949 con decreto ministeriale della Pubblica Istruzione. "In nove giorni di corso si impara il metodo, attraverso varie fasi e anche un cd – spiega la dottoressa Mastrangeli -. Ma il tutto non si esaurisce qui, ovviamente. La tecnica va applicata con costanza e grande volontà anche a casa". 

Il metodo prevede un’apposita tecnica fonatoria classificata come Musicoterapia vocale - si legge nel sito di Villa Benia -  che mette il soggetto in condizioni di sperimentare in modo reale e concreto la fluenza verbale. In un secondo momento c'è il rafforzamento della personalità tramite la riscoperta e la valorizzazione delle proprie risorse ed energie e ancora un decondizionamento da situazioni verbali negative e una terapia di gruppo come momento catartico per favorire l'incontro con persone che vivono lo stesso problema, condividere le proprie difficoltà e paure, creare relazioni positive e attuare processi trasformativi.

Dunque, "un amalgama armonico nel quale la terapia non ha carattere unidirezionale, legato cioè alle sole cause o ai soli effetti  - si legge ancora nel sito -, ma opera contemporaneamente in entrambe le direzioni, psicologica e fonica. Ogni momento terapeutico viene realizzato in gruppo e ogni momento verbale è una scelta di cambiamento verso il nuovo modello di fluenza: si vive e si sperimenta continuamente la relazione e la parola".

MAI ATTENDERE MIRACOLI. Anche il metodo più sperimentato ed efficace, non deve creare illusioni, precisa la Mastrangeli: "Ogni caso è a sé, così come ogni esito ottenuto. A fare la differenza è la determinazione del soggetto, al pari di quanto dovrebbe saper fare una famiglia con un bambino balbuziente. Abbiamo avuto allievi che hanno riacquistato una fluenza verbale difficile da riscontrare anche in persone mai state balbuzienti e altri che hanno ottenuto risultati più modesti. La motivazione personale e la voglia di mettersi in gioco sono determinanti per il sucesso della terapia".

Importante, secondo la dottoressa, anche non lasciarsi abbagliare dai primi successi: "Ci troviamo spesso ad affrontare casi già visti - spiega -, perchè il paziente, gratificato dai primi risultati positivi, interrompe il programma terapeutico. Salvo poi veder ripresentarsi il problema qualche tempo dopo. Costanza, continuità, disciplina e tenacia, devono camminare insieme alla pazienza. Lo sanno bene tutti coloro che ce l'hanno fatta".


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Villa Benia