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Agevolazioni postali: editoria in ginocchio dopo un decreto ministeriale che le cancella

Aumenti del 120% per spedire giornali e periodici. Per gli stampati delle associazioni No Profit l'incremento raggiunge il 500%. A rischio 8mila testate italiane. Aie, Fieg e Uspi in rivolta: "Sconvolge pianificazioni commerciali dell'editoria".

» Editoria Gianluca Colletta - 14/04/2010

Nel caos post elettorale, quando tutti erano impegnati a discutere su chi avesse vinto le Regionali 2010, un decreto interministeriale, composto da due articoli di poche righe, ha messo in ginocchio da un momento all'altro l'intero settore editoriale italiano. Si tratta di un provvedimento che abolisce le tariffe agevolate per le edizioni postali e che ha subito scatenato l'ira degli addetti al settore.

A rischio sopravvivenza 8mila testate, tra quotidiani e periodici, cui vanno aggiunti i giornali diffusi dalle associazioni No Profit e le spedizioni di libri. Di pari passo aumenta il rischio di abbonamenti più cari, con le spese che molto probabilmente ricadranno ancora una volta sui consumatori.

Un problema nato il 31 marzo scorso, quando sulla Gazzetta Ufficiale è comparso un decreto firmato dal ministro per lo sviluppo economico, Claudio Scajola, e dal ministro dell'economia, Giulio Tremonti, tramite il quale venivano sospese con effetto immediato le agevolazioni postali di cui godevano gli editori. Fino a quella data, infatti, spedire una copia in abbonamento costava 28,30 centesimi di euro a pezzo, divisi tra l'editore (13 centesimi) e lo Stato (15,30 centesimi) che li rimborsava a Poste Italiane. 

Ora tutti saranno costretti a pagare il prezzo pieno, non potendo più usufruire delle sovvenzioni statali. Il risultato è un aumento di circa il 120 per cento delle spese per gli editori, anche se la situazione peggiore riguarda la stampa del terzo settore (quella delle No Profit), che poteva usufruire della tariffa agevolata di 6 centesimi per ogni copia e ora si vede costretta a fronteggiare un probabile aumento del 500 per cento.

Durissima la replica delle associazioni di settore. "Siamo profondamente indignati - commenta il presidente dell'Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo - per un provvedimento improvviso, non annunciato e che per la sua applicazione immediata sconvolge tutte le pianificazioni commerciali del mondo dell'editoria libraria. Siamo allibiti dal fatto che in nessuna occasione né Poste, né gli organi istituzionali competenti ci abbiano dato la minima indicazione di una decisione imminente e sconvolgente per il nostro settore. Le ricadute saranno pesanti non solo in termini economici per la vita delle case editrici, ma anche per la cultura e l'informazione del paese".

Fa eco l'Unione italiana stampa periodica (Uspi). Dal sito ufficiale lancia l'auspicio che "in tempi brevissimi venga abrogato questo decreto e si torni alle agevolazioni postali. Non è possibile che gli editori che hanno già venduto gli abbonamenti annuali da mesi si trovino da un giorno all'altro, e senza preavviso, nella condizione di dover fronteggiare un aumento del 120 per cento delle tariffe".

Le conseguenze sarebbero disastrose, secondo la Federazione italiana editori di giornali (Fieg), che denuncia come questo decreto abbia "l’insostenibile effetto di far gravare sugli editori tale onere. E di farlo retroattivamente, e cioè imponendo la tariffa piena non rivista anche agli abbonamenti in corso retti da condizioni non più negoziabili".

Solo per fare un esempio, con le tariffe attuali un abbonamento da 70 euro per 50 numeri verrebbe a costare oltre il 10 per cento in più. D'ora in avanti gli editori dovranno contrattare direttamente con Poste Italiane il prezzo delle spedizioni, con l'ulteriore rischio di una disuguaglianza di trattamento tra le varie testate. Inoltre, c'è chi già parla di ricorsi al Tar, in quanto il decreto non avrebbe il potere di cancellare completamente le sovvenzioni statali, ma solo di stabilire l'ammontare delle agevolazioni.

Nel nostro Paese, a causa delle difficoltà di spedizioni, gli abbonamenti a quotidiani e periodici toccano i livelli più bassi del mondo occidentale. Il primato di questo tipo di vendite spetta al Giappone, dove circa il 95 per cento dei giornali viene spedito a casa via posta, consentendo agli editori di programmare con cura gli investimenti futuri. In Italia questa assenza strutturale danneggia il mondo dell’editoria (tanto che le sovvenzioni erano state stabilite per risarcire gli editori dei mancati guadagni, a causa delle copie in più che dovevano stampare), e si inserisce in questo periodo in un quadro già difficile, dove molte testate rischiano la chiusura e i giornalisti rischiano di essere licenziati.

Si attendono ora gli esiti dei tavoli di trattative richiesti dalle associazioni di settore, con particolare attenzione a quello del No Profit, che si trova ancora in una fase di stallo. Il destino del mondo dell'associazionismo e del volontariato sarà affrontato direttamente dal Governo. Intanto, in molti stanno già pensando e valutando possibili soluzioni alternative, come nel caso della Mursia che ha deciso di inviare copie online a tutti coloro che richiedono i loro libri per esigenze lavorative.

Se l'editoria è in un momento di crisi, questo decreto non aiuta certo a risollevare le sorti. Anzi rischia di affossare ancora di più la cultura italiana. Con la conseguenza di molti posti di lavoro che possono scomparire, ma anche minori introiti per Poste Italiane se le spedizioni dovessero diminuire. Il decreto è entrato in vigore il primo aprile, tanto che in molti hanno pensato al solito 'pesce', e sospende le agevolazioni per tutto il 2010. Ma c'è chi ritiene che sarà per sempre.


DOCUMENTI
- Il testo del decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 marzo 2010