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Collegato lavoro, Napolitano non firma

Il Presidente rinvia alle Camere il testo approvato dal Parlamento esprimendo, in particolare, forti dubbi sul ricorso all'arbitrato.

» Cronaca Lavoro Silvia D'Ambrosi - 02/04/2010

"La configurazione marcatamente eterogenea dell'atto normativo' è il giudizio critico che il Presidente Napolitano ha dato nella nota del Quirinale del 31 marzo, sul testo di riordino sulle materie del lavoro che gli è stato recentemente sottoposto dal Parlamento. 

L'attenzione del Presidente, che si è soffermata già sul titolo 'marcatamente eterogeneo', fa riferimento al carattere composito dell'atto normativo lamentando "gli effetti negativi che ha già avuto modo altre volte di sottolineare, di questo modo di legiferare sulla conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni, sull'organicità del sistema normativo e quindi sulla certezza del diritto, nonché sullo stesso svolgimento del procedimento legislativo, per la impossibilità di coinvolgere a pieno titolo, nella fase istruttoria, tutte le Commissioni parlamentari competenti per ciascuna delle materie interessate".

Inoltre, ha aggiunto che questi inconvenienti sono ancora più gravi quando si interviene in modo 'novellistico', come in questo caso, su codici e leggi organiche. Nell'auspicare un diverso modo procedere in futuro, Napolitano ha rinviato alle Camere, chiedendo una nuova deliberazione "laddove i provvedimenti legislativi riguardano temi di indiscutibile delicatezza sul piano sociale come quelli attinenti al diritto alla salute e altri diritti dei lavoratori".

I due articoli su cui Napolitano chiede un ripensamento sono rispettivamente il 31 e il 20. L'articoli 31, infatti, introduce varie modalità di composizione delle controversie di lavoro alternative al ricorso al giudice, in particolare l'arbitrato, che si sottrae all'ordinamento giudiziario ordinario.

Il Presidente osserva come "l'introduzione di strumenti idonei a prevenire l'insorgere di controversie e a semplificarne o accelerarne le modalità di definizione, può risultare apprezzabile (...), ma occorre verificare attentamente che le relative disposizioni siano pienamente coerenti con i principi della volontarietà dell'arbitrato e della necessità di assicurare un'adeguata tutela del contraente debole".

In sostanza, dal Quirinale si ricorda come questi principi, affermati in numerose pronunce della Corte Costituzionale, ribadiscano proprio "l'illegittimità costituzionale" del ricorso obbligatorio all'arbitrato e, si sottolinea, che tali pronunce riaffermano che solo la concorde volontà delle parti può consentire deroghe al principio costituzionale del diritto di tutti i cittadini a ricorrere alla giustizia ordinaria per tutelare i propri diritti ed interessi legittimi.

Il comma 9 dell'articolo 31 prevede che la decisione di devolvere ad arbitri la definizione di eventuali controversie può essere presa non solo quando il rapporto di lavoro è già in atto, ma anche al momento della stipulazione del contratto, inserendo un'apposita clausola compromissoria; questo, fa di nuovo notare il Capo dello Stato, "è il momento di massima debolezza della parte che offre la prestazione di lavoro". In realtà, il poter ricorrere all'arbitrato in deroga alle disposizioni di legge - sono sempre le riflessioni del Presidente - rende estremamente flessibile l'intera disciplina del rapporto di lavoro e non è garanzia sufficiente, per Napolitano, il generico richiamo ai principi generali dell'ordinamento. Estendere, poi, questo tipo di arbitrato al pubblico impiego, rischia di ledere "i principi di buon andamento, trasparenza ed imparzialità dell'azione amministrativa" (articolo 97 della Costituzione).

Il Capo dello Stato ha osservato che, da tempo, il mondo dell'imprenditoria sollecita una maggiore flessibilità nei rapporti di lavoro e che le organizzazioni sindacali hanno mostrato responsabile attenzione alla questione anche guardando al sistema produttivo nel mercato globale. Tuttavia, anche se "l'intendimento riformatore è percorribile, non si può affidarlo a meccanismi di conciliazione equitativa di cui l'esperienza ha mostrato tutti i limiti".

È il Parlamento, innanzitutto, che deve definire il ricorso all'arbitrato in modo da garantire e tutelare l'effettiva volontarietà della clausola compromissoria, difendendo quindi i diritti fondamentali del lavoratore. Infatti, è l'attento equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratti individuali che preme in particolare al Quirinale.

L'altra questione di legittimità è stata sollevata con riferimento all'articolo 20 che prevede che alle morti o lesioni subite dal personale imbarcato sui navigli militari, dovute al contatto con l'amianto, non si possono più continuare ad applicare le sanzioni penali stabilite dal D.P.R. marzo '56, che disciplina tali sanzioni e le esclude nel caso di personale imbarcato su navi mercantili.

La nota del Quirinale fa notare che esiste un decreto legislativo, il numero 81 del 2008, che disciplina la materia della salute e della sicurezza sul lavoro e che sanziona l'inosservanza delle norme in tema di protezione dai rischi per esposizione all'amianto in tutti i settori di attività, pubblici e privati, e che appare chiaro che l'attuale decreto risulta in contraddizione con il precedente e presenta aspetti di problematicità circa la "salvezza" del diritto del lavoratore al risarcimento dei danni subiti. 

Pertanto, il Capo dello Stato ha invitato "a prevedere un autonomo titolo per la corresponsione di indennizzi per i danni arrecati alla salute dei lavoratori, onde evitare possibili accuse di illegittimità costituzionale del provvedimento".

    
Link:
- La nota del Presidente Giorgio Napolitano