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Galline ovaiole: Lav, in Italia ancora troppe etichette ambigue sulle confezioni

Una guida per i consumatori ed un sito web per spiegare come riconoscere le uova di galline libere. L'associazione: "Favorire l?applicazione della direttiva per usare uova provenienti da sistemi d'allevamento più attenti al benessere animale".

» Animali Redazione - 14/03/2010

Informazioni ambigue su molte confezioni di uova di galline allevate nelle gabbie di batteria per un sistema d'allevamento che interessa ancora l'80% delle galline allevate in Italia (68% nell'Ue). Questo il risultato di una nuova indagine svolta dalla Lega Anti Vivisezione (Lav) su 17 confezioni di uova da allevamento in gabbia vendute nei supermercati di Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari.

Proprio alla luce di questi risultati, la Lav presenterà un nuovo ricorso all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, dopo la richiesta che l'Associazione in difesa degli animali presentò nel 2008 e a cui fece seguito l'intimazione dello stesso Garante a gran parte delle aziende contestate di correggere l'etichettatura. 

Secondo la Lav, però, l'intimazione sembra essere stata disattesa da alcuni marchi. "A quanto sembra - sottolinea in una nota Roberto Bennati, vicepresidente della Lav - i consumatori di uova ogni giorno rischiano di essere ingannati da scritte fuorvianti, a volte poco leggibili perché riportate con carattere molto piccolo o seminascoste, o da immagini bucoliche non corrispondenti alla realtà dell'allevamento intensivo nelle gabbie di batteria". "Questa mancanza di trasparenza - aggiunge Bennati - può costituire un freno all'applicazione della Direttiva Europea n.74/1999 che introdurrà il divieto delle gabbie di batteria convenzionali a partire dal 2012 e quindi un freno alla riconversione verso sistemi d'allevamento non in gabbia".

Quello che l'associazione animalista chiede al ministero delle Politiche agricole, dunque, è di perseguire "una politica di maggiore rigore e a farsi promotore di un'azione normativa integrativa, al fine di garantire un'etichettatura delle uova aderente alla realtà della produzione e del sistema di allevamento delle galline, nel rispetto delle scelte e della volontà dei cittadini".

"Una buona parte dell'industria alimentare europea - spiega ancora Bennati - non solo ha già iniziato ad adeguarsi alla normativa che scatterà dal 2012, ma è andata oltre e non utilizza o non commercializza più uova da allevamento in gabbia o ha già assunto questo impegno: si tratta di molti grandi gruppi della distribuzione alimentare in Olanda, Belgio, Austria, Francia e Regno Unito".

Per orientare al meglio i consumatori, la Lav ha dato il via a due iniziative di informazione per le famiglie e i consumatori: una guida-pratica al sistema di etichettatura delle uova, in vigore dal prossimo 2012, ed il sito web 'Galline libere' per spiegare ai navigatori come riconoscere le uova di galline libere, ed orientarli anche nella realtà degli acquisti quotidiani. 


LINK
- Lav
- Galline Libere