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Diritti umani: per gli Usa, la maglia nera spetta a Cina e Iran

Esecuzioni sommarie, scarsa affidabilità del sistema giudiziario e abusi della polizia sono i principali problemi in questi due Paesi. A essi si aggiungono minacce per le minoranze etniche e religiose, oltre a censura e controllo dell?informazione.

» Asia e Medio Oriente Gianluca Colletta - 12/03/2010

Secondo il rapporto del Dipartimento di Stato americano sono i due Paesi dove il rispetto dei diritti umani preoccupa di più. In Iran e Cina i problemi sono i più disparati: dalle esecuzioni sommarie alla scarsa affidabilità del sistema giudiziario, dagli abusi commessi dalla polizia alle minacce che corrono le minoranze, dalla limitazione delle libertà di espressione e manifestazione alla censura e controllo di informazione e internet. Ecco nel dettaglio le situazioni dei due Paesi.

IRAN
Il già basso rispetto dei diritti umani nella Repubblica Islamica è ulteriormente degenerato nel corso dell'anno, in particolare dopo le contestate elezioni presidenziali di giugno. Il governo ha fortemente limitato il diritto dei cittadini di cambiare pacificamente la propria leadership attraverso elezioni libere ed eque. Molte persone, tra cui i minori, sono stati perseguiti dal governo a causa delle proprie idee e dopo processi iniqui. 

Inoltre le forze di sicurezza sono spesso state implicate nella morte in carcere e nell'uccisione di manifestanti, dissidenti del governo, oltre a commettere altri atti di violenza di matrice politica, comprese torture, pestaggi e stupri. Il governo ufficialmente ha gestito e sanzionato punizioni esemplari, inclusa la morte per lapidazione, l'amputazione e la fustigazione. Gruppi di vigilantes con legami istituzionali hanno commesso atti di violenza.

Difficili anche le condizioni di detenzione per i carcerati, che hanno standard qualitativi sempre molto bassi. Spesso poi, le forze di sicurezza hanno arbitrariamente effettuato arrestati e detenuto individui in isolamento. Nelle prigioni si trovano, in numero sempre maggiore, prigionieri politici, mentre è stata intensificata la repressione contro chi si batte per i diritti delle donne, gli attivisti per i diritti delle minoranze etniche, studenti e gruppi religiosi diversi da quello islamico. Manca poi un elemento indispensabile per il buon funzionamento della politica: l'indipendenza della magistratura.

Il governo ha fortemente limitato il diritto alla privacy e le libertà civili, tra cui quelle di parola, di stampa, di riunione, di associazione e di movimento. Severe restrizioni sono state poste anche alla libertà di religione.
Persevera la corruzione all'interno delle istituzioni, mentre sull'azione del governo non c'è trasparenza. Violenza e discriminazione, giuridica e sociale, nei confronti di donne, minoranze etniche e religiose, ma anche di lesbiche, gay, bisessuali e transgender sono rimasti un problema aperto e serio, così come la tratta delle persone e l'incitamento all'antisemitismo.

Limitati anche i diritti dei lavoratori. È vietato organizzarsi e contrattare collettivamente, mentre numerosi sindacalisti sono stati arrestati. Il lavoro minorile continua a rappresentare un problema serio. Il 20 novembre, per il settimo anno consecutivo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) ha adottato una risoluzione sull'Iran esprimendo "gravi preoccupazioni per le ricorrenti violazioni dei diritti umani". 

[Il rapporto completo sull'Iran]

CINA
Anche qui i diritti umani sono molto limitati e la situazione, nel corso del 2009, è addirittura peggiorata in alcune zone. I cittadini non hanno il diritto di cambiare il proprio governo, che durante l'anno ha aumentato la già severa repressione culturale e religiosa delle minoranze etniche nella regione autonoma dello Xinjiang Uighur, mentre il Tibet continua a subire gli stretti controlli dello stato centrale. Detenzione e molestie nei confronti di attivisti sono in aumento, mentre la libertà di parola e l'accesso a Internet sono controllati e limitati dal governo. Gli abusi hanno raggiunto il picco massimo intorno a eventi di alto profilo, come ad esempio il 20° anniversario della rivolta di piazza Tiananmen, il 50° anniversario della rivolta tibetana, e il 60° anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese.

Altre gravi violazioni dei diritti umani includono uccisioni extragiudiziarie, esecuzioni senza processo, torture e confessioni coatte dei prigionieri, e lavoro forzato, compreso quello carcerario. Il governo ha continuato a controllare, perseguitare, arrestare e imprigionare giornalisti, scrittori, dissidenti, attivisti, gli avvocati della difesa, comprese le loro famiglie, che hanno cercato di esercitare i loro diritti secondo la legge. La mancanza di un giusto processo e le restrizioni agli avvocati, in particolare dei diritti umani, hanno avuto gravi conseguenze per gli imputati che sono stati imprigionati o giustiziati a seguito di un procedimento che è al di sotto degli standard internazionali. Il partito e lo stato esercitato il rigoroso controllo politico dei giudici e sono colpevoli di prolungate detenzioni illegali presso strutture non ufficiali, note come prigioni nere. 

Rifugiati e richiedenti asilo non sono stati tutelati in modo adeguato, mentre continua la detenzione e il rimpatrio forzato di nordcoreani. Il governo ha aumentato la pressione sugli altri paesi per il rimpatrio dei cittadini di ritorno in Cina, compresi quelli che erano in fase di studio da parte dell'UNHCR (l'alto commissariato dell'Onu per i rifugiati) come rifugiati politici.

Le organizzazioni non governative (Ong), sia locali che internazionali, hanno continuato a denunciare controlli intensi e restrizioni. Il governo ha omesso di affrontare gravi condizioni sociali che hanno colpito i diritti umani, compresa la corruzione endemica, la tratta di persone, e la discriminazione contro le donne, le minoranze e le persone con disabilità e ha proseguito la sua politica di limitazione delle nascite che si è tradotta, in alcuni casi, in aborto o sterilizzazione forzati. Infine i lavoratori non possono scegliere di essere rappresentati da un sindacato indipendente, mentre la legge non tutela il loro diritto di sciopero.

[Il rapporto competo sulla Cina]