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Editoria per ragazzi: Aie, vince la lettura della Net Generation

L'Associazione italiana editori rivela che bimbi e adolescenti macinano più libri rispetto ai loro genitori. Nel 2008, il 63,6% dei lettori era nella fascia tra gli 11 e i 14 anni. In aumento anche gli editori di settore e l'offerta per l'area pre-scolare

» Cronaca Libri Valentina Marsella - 04/03/2010

Leggere è un hobby che spopola tra i bambini e i teenagers. Basta superare la soglia della maggiore età e l'interesse per il libro cala inesorabilmente. Lettori in erba, i più piccoli sono autentici 'divoratori' di storie e avventure, mentre i loro genitori sembrano aver dimenticato persino come è fatto un volume. E i libri cambiano con l'avvento delle nuove tecnologie, entrando nei consumi della cosiddetta Net Generation; mentre le case editrici cercano di tenere il passo con i giovanissimi lettori, aumentando il numero di titoli pubblicati e anche attraverso la ricerca e il lancio di nuovi autori, illustratori, generi, materiali, tecniche e nuove politiche di marketing e di distribuzione. 

A tutto ciò si accompagna l'incremento progressivo che le case editrici italiane per bambini e adolescenti registrano nella vendita di autori e illustratori rispetto a case editrici straniere. È questo il dato nuovo per l'editoria di settore, che ne dimostra la vivacità, oltre che la qualità. Nel 2008, il fatturato del settore è stato di 149,7 milioni di euro (+9,1 per cento rispetto al 2007).  È quanto evidenziano le ultime statistiche dell'Associazione italiana editori (Aie), che evidenzia come la fascia di popolazione dei 6-17enni legge molto rispetto la media della popolazione italiana.

Se nel 2008 è il 44 per cento che dichiara di leggere almeno un libro, tra i 6-17enni il valore è più alto di ben 13 punti percentuali: una distanza che si allarga ulteriormente tra gli 11-14enni, dove a leggere è il 63,6 per cento e raggiunge il picco di diffusione della lettura tra le fasce di età del nostro Paese. L'Aie rende noto che anche i 15-17enni non sono da meno: circa il 55,8 per cento si dedica a questo 'hobby' culturale. Cifre che svelano, senza mezzi termini, una realtà in cui l'atto del prendere un libro in mano, di entrare in libreria o in biblioteca, "si inserisce tra i comportamenti quotidiani di bambini e ragazzi – dice l'associazione degli editori - accanto al chattare, mandarsi sms, svolgere attività sportive ed altri hobbies". 

In particolare, tra il 2005 e il 2008, è cresciuto il numero di bimbi e ragazzi che dichiarano di aver letto almeno un libro: "il saldo positivo dell'allargamento del bacino di mercato – spiega l'Aie -  è stato del 7,3 per cento, con circa 264mila lettori in più. Anche se tra bambini e ragazzi che frequentano la scuola dell'obbligo è presente un 43-47 per cento che afferma di non leggere alcun libro diverso da quelli di testo. Libri scolastici che, per quasi tre milioni di bambini, sarebbero gli unici presenti nel panorama domestico". La forbice che separa la lettura tra generi diversi cresce con l'età. Il numero di lettori e lettrici in erba coincide quasi tra i più piccoli, mentre si discosta di ben venti punti percentuali tra i 15-17enni. 

Il mercato della lettura è composto, per più della metà, da bambini e ragazzi che non leggono più di tre libri l'anno. Se sfogliare libri fa parte a pieno titolo della quotidianità delle giovani generazioni, resta però "debole e occasionale", fa notare Aie. Si registrano picchi nelle vendite, in concomitanza con l'uscita dei volumi più amati dai giovanissimi: incrociando l'andamento discontinuo che presenta la diffusione della lettura tra i 6-17enni con il macrofenomeno editoriale che in questi anni ha caratterizzato il mercato editoriale, i picchi di lettura coincidono con l'uscita dei titoli della saga di Harry Potter. 

È cresciuto anche il numero di editori che sono entrati in questo mercato e hanno arricchito l'offerta del loro catalogo con linee rivolte al pubblico di bambini e ragazzi: nel 1987 Liber ne censiva 90; nel 1997 erano diventati 125, e 155 nel 2000, per raggiungere quota 197 nel 2006. Larga parte di essi ha un catalogo e una produzione specializzati per formato, genere e fascia di età: un processo che ingloba anche la propensione alla diversificazione dei cataloghi di editori grandi e piccoli, talvolta nati come non specializzati in questo settore e che nel tempo si sono avvicinati al settore specifico, ricercando nuovi autori, grafici, illustratori, disegnatori, modi e linguaggi del racconto. 

Non a caso, la direzione presa in questi ultimi anni punta alle fasce pre-scolari o della prima infanzia (0-7 anni), con un +19,4 per cento tra il 2000 e il 2006. Con una flessione delle fasce superiori, per le quali si registra un segno negativo (-2,5 per cento). C'è stata una crescente consapevolezza, da parte delle case editrici, sul fatto che l'abitudine alla lettura si forma nella primissima infanzia, e che questo segmento (soprattutto quello 3-5 anni) rispetto ad altre grandi case editrici europee, era quello maggiormente sguarnito di un'offerta ampia, di qualità, ricca, articolata per generi, prodotti, linguaggi, materiali con i quali sono fatti i libri. 

Inoltre, la primissima infanzia presenta ancora minori fattori concorrenziali rispetto ad altri modi in cui il bambino e il ragazzo (la Net-generation) si trova oggi a organizzare la socializzazione del proprio tempo e delle relazioni, oppure a utilizzare tecnologie per accedere con un approccio multi-tasking a contenuti informativi e di svago. Questo insieme di processi, ma anche lo sviluppo di professionalità autoriali sul versante della scrittura, dell'illustrazione e della grafica, fa notare l'Aie, "ha portato anche ad una crescita della capacità dell'editoria per bambini e ragazzi ad esportare e vendere sul mercato straniero i propri diritti di edizione e ciò rappresenta uno dei fattori più nuovi e importanti dell'attuale panorama di settore". 

Se per i cataloghi editoriali, conclude l'indagine Aie, "continuiamo ad essere tributari di libri in edizione straniera, la forbice tra import ed export si è ridotta in misura significativa. Anzi il trend sembra proprio quello di una imminente inversione di ruoli. Si è passati da un tipo di editoria che per costruire i propri cataloghi acquistava soprattutto all'estero licenze e contratti di edizione, a un tipo di editoria che, pur continuando a comprare diritti, sa anche venderli".


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