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Wolfman: la lunga maledizione del mostro

Dal cinema muto a Twilight, passando per le commedie frizzanti degli anni '80, il grande schermo è sempre stato posseduto dai licantropi, come ricorda il film con Benicio Del Toro oggi nelle sale. Ma non tutti lupi sono uguali...

» Cinema: Recensioni Laura Croce - 25/02/2010
Fonte: Immagine dal web

Chi ha paura del lupo cattivo? Un po' tutti, da quel che suggerisce la serie, pressoché infinita, di adattamenti cinematografici dedicati al celebre lupo mannaro sin dai primissimi anni della settima arte. Ancora prima dell'avvento del sonoro, nel 1913, fu prodotto il corto 'The werewolf' di Henry MacRae, seguito nel '15 dal lungometraggio 'The wolf man' di Paul Powell, poi un omonimo film nel '24 firmato Edmund Mortimer e 'Wolf blood', realizzato a quattro mani, nel 1925, da George Chesebro e Bruce M. Mitchell.

Ma non c'è da stupirsene, data l'antichissima origine di questa creatura immaginaria, il cui stesso nome 'licantropo' (dal greco lýkos, 'lupo' e ànthropos, 'uomo') si rifà alla mitologia greca, anche se si tratta di una figura che ha trovato ampio spazio nelle credenze popolari e nei racconti di epoche successive, non da ultimo il Medioevo. La paura dello scatenarsi della bestialità dell'essere umano non sembra conoscere declino, e il cinema non poteva certo astenersi dal cavalcare l'onda, prendendo spunto dalle declinazioni letterarie neogotiche e dal genere horror, con il vantaggio di poter affrontare a occhi aperti incubi di natura primordiale. 

A canonizzare la formula sono stati film ben determinati e un altrettanto precisa major americana, la Universal  Pictures, che tra gli anni '30 e '40 ha distribuito decine di pellicole dedicate ai mostri più celebri e spaventosi dell'immaginario collettivo: dal Fantasma dell'Opera, a Dracula e Frankenstein, passando appunto per l'Uomo lupo e altre figure raccapriccianti come la 'cosa' della palude. Tutti film destinati a diventare classici intramontabili, tanto che ancora oggi, quando si pensa a uno qualsiasi di questi personaggi, l'immagine mentale più immediata, probabilmente, è tratta proprio dai film della prima metà del XX secolo, nonostante molti non abbiano mai visto uno di questi 'cult movies'. Magari abbiamo visto solo spezzoni di film o parodie (quanti hanno visto 'Frankenstein Junior' di Mel Brooks ma non il 'Frankenstein' cui fa riferimento?), ma tanto basta per celebrare ancora oggi il mito della Universal e del genere del monster-movie, con pellicole interpretate da attori leggendari, come Lon Chaney, Bela Lugosi, Boris Karloff e Claude Rains.

Per questo la scelta di rifarsi ai classici, operata anche dall'ultimo 'Wolfman', prodotto e interpretato da Benicio Del Toro, sembra quanto mai interessante e utile per recuperare un po' di consapevolezza rispetto alle radici non solo del cinema occidentale, ma del nostro immaginario. Il modello, naturalmente, è il classico del '41, 'L'uomo lupo', diretto da George Waggner e interpretato da Lon Chaney Jr., in cui comparse per la prima volta la figura del signorotto inglese Larry Talbot che, costretto a tornare dopo molti anni nella casa di famiglia, deve affrontare non il difficile rapporto con il padre e la dannazione della licantropia, a causa del morso di una creatura mannara. In realtà, non si tratta del primo film della Universal dedicato al mostro. Nel 1935 aveva già battezzato il personaggio con 'Il segreto del Tibet' (titolo originale 'Werewolf of London') di Stuart Walker. Protagonista un dottore inglese che contrae il morbo sui monti asiatici, dove si è recato alla ricerca di un'antica pianta medicinale in grado di curare proprio la licantropia.

Forse per le sue tendenze esoticheggianti, questa pellicola non conobbe però la stessa fortuna di quella del '41 e di Lon Chaney, il quale, tra l'altro, tornò spesso a indossare il folto pelo per la Universal, che dopo i primi classici del genere cominciò a mescolare le storie e i mostri, inaugurando una pratica ancora oggi molto utilizzata per sfruttare al massimo la coda del successo di un film e di un personaggio (vedi i cosiddetti 'crossover', 'Freddy vs Jason' e 'Alien vs Predator'). Nel '43 troviamo perciò l'uomo lupo combattere contro la creatura di Frankenstein in un film di Roy William Neill; nei due anni successivi escono 'Al di là del mistero' e 'La casa degli orrori', due film di Erle C. Kenton, che aggiungono al duetto anche Dracula,  mentre nel '49 è finalmente tempo di una vera  parodia 'all monster', intitolata 'Il cervello di Frankenstein' e interpretata dai mitici Gianni e Pinotto.

Parallelamente, fioriscono variazioni sul tema non firmate Universal: i licantropi viaggiano nel tempo, ('The undying monster', di John Brahm, è ambientato in Cornovaglia al tempo delle Crociate, l'egiziano 'Haram alek', parodia del 1953, 'Il mostro della California', 1956, di Fred Sears), diventano europei e sudamericani (da notare il francese 'Il lupo dei Malasorte' di Guillaume Radot e i tanti prodotti messicani dedicati a 'el hombre lobo') e perfino donne (come in 'Cry of the werewolf', film del '44 di Harold Levin, 'She-wolf of London', diretto nello stesso periodo da Jean Yarbrough, o lo spagnolo 'Dracula contro Frankenstein', girato da Jesus Franco negli anni '70).

La lista potrebbe continuare a lungo, includendo le versioni televisive degli anni '60 e '70, o gli horror di cassetta che solo i grandi appassionati ricordano. Quello che è interessante notare, invece, è come già dagli anni '50 si va preparando un fenomeno rivitalizzato negli anni '80 e adesso esploso a seguito del grande successo della Twilight Saga, ovvero la passione per i mostri adolescenti. Fu negli anni '50, infatti, che il produttore Herman J. Cohen diede impulso al genere con pellicole quali 'La strage di Frankenstein', 'Teenage zombies', o appunto  'I was a teenage werewolf',  (1957) di Gene Fowler jr, con protagonista un giovane affetto dal morbo per colpa degli esperimenti del suo psichiatra.

I piccoli mostri non sono dunque una novità nel nostro patrimonio cinematografico, e non sono certo un'invenzione della scrittrice Stephenie Meyer per la sua trilogia, che in 'New moon' affianca ai vampiri esangui aitanti ragazzi-lupo, super tatuati e palestrati che non ricordano molto il mito, piuttosto la squadra neozelandese di rugby. D'altra parte ogni epoca sembra produrre i mostri che più le si addicono, plasmati a immagine e somiglianza di incubi e desideri di turno. Negli anni '80, tempo di yuppies, del successo subito e a ogni costo, dello sballo, a spiccare fu un altro tipo di licantropo. Nel 1985 Michael J. Fox, già reso celebre da 'Ritorno al futuro', prestò il volto al trucco irsuto di 'Voglia di vincere', di Rod Daniel, storia di uno studente che scopre di avere nel suo DNA la maledizione ma riesce a sfruttare il lato mostruoso per guadagnare successi nel campo scolastico e sportivo. Questa è l'immagine del lupo mannaro che molti adulti  conservano ancora nella memoria, insieme a quella tramandata dai classici, complice anche il seguito, 'Voglia di vincere 2', interpretato dall'allora giovanissimo Jason Bateman.

Oggi, invece, i nuovi licantropi (sia quelli di Twilight che l'ultimo 'Wolfman') sembrano confermare che i tempi si sono fatti più cupi. Qualsiasi siano le sfumature, il genere fantasy si declina in tinte sempre più dark, sia che tratti di mostri, di detective leggendari come Sherlock Holmes o di maghetti alla Harry Potter. Il gotico è tornato ad essere un imperativo assoluto, anche se spesso si accompagna al tema della lotta contro la propria natura mostruosa, che Benicio Del Toro ha voluto portare sugli schermi in tutta la sua spettacolare drammaticità. Forse il fantasy sta suggerendo che è tempo di lottare per uscire dai tempi bui?


LINK
- Universal Pictures per l'uscita di 'Wolfman', con la filmografia dell'epoca