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Restauratori: casse vuote per il ministero dei Beni culturali

Le imprese sono 13mila, ma solo un terzo (12mila addetti) si occupa di beni monumentali veri e propri. Il problema è che la dotazione finanziaria del dicastero di Bondi diminuisce di anno in anno. Previsti 125 milioni per il triennio 2010-2012

» Professioni Ulisse Spinnato Vega - 26/02/2010

Le imprese di restauro italiane sono poco meno di 13mila e impiegano circa 32mila persone. Si tratta spesso di ditte individuali, mentre quelle che si occupano in senso stretto di recupero dei beni monumentali sono 4mila 400 con 12mila dipendenti.

ITALIA, SCRIGNO DI TESORI. Il mercato in teoria è enorme, visto che l'Italia è un crogiolo di arte e cultura ed è al primo posto per numero di siti protetti dall'Unesco. La realtà, però, è ben diversa: la committenza pubblica (che naturalmente rappresenta la stragrande parte della domanda) è infatti sempre più 'avara', considerata la cronica penuria di fondi che colpisce il ministero per i Beni culturali e le sue strutture territoriali.

UN BILANCIO SEMPRE PIU' IN ROSSO. Basta considerare che a inizio 2009 il dicastero di Sandro Bondi ha avuto uno stanziamento complessivo pari a 1 miliardo 709 milioni di euro, appena lo 0,2 per cento del bilancio dello Stato. Una cifra più bassa del 13,2 per cento rispetto al 2007. Anche i fondi definitivi sono diminuiti drasticamente, dai 2 miliardi 568 milioni del 2003 ai 2 miliardi 095 milioni del 2008. La tutela e la valorizzazione di attività e beni culturali e paesaggistici assorbiva l'81 per cento della dotazione iniziale dell'anno passato, ossia 1 miliardo 394 milioni di euro. Di questi, 593 milioni sono stati assegnati ai beni archeologici, storico-artistici, etno-antropologici, paesaggistici e ad arte e architettura contemporanee. In questa cifra rientrano tutte le spese correnti, a cominciare da quelle per il personale fino alla gestione ordinaria. Dunque, per i lavori di restauro e valorizzazione restano solo le briciole.

LE SPESE MINISTERIALI NEL 2010-2012. In compenso, con un decreto del 1 dicembre 2009, il ministro Bondi ha già stabilito il programma di interventi di tutela per il triennio 2010-2012. Nelle tabelle allegate al provvedimento c'è il dettaglio delle opere in cantiere: escludendo i fondi riservati allo spettacolo (15,8 milioni vanno a Cinecittà per il solo 2010), alle rassegne culturali, alla comunicazione e alla promozione 'immateriale', sono previsti per i tre anni circa 125 milioni di euro in interventi di restauro, recupero, bonifica, riqualificazione, potenziamento e valorizzazione. Una goccia nell'oceano.

CIRCA 23 MILIONI AL LAZIO. Scorrendo il dettaglio delle opere regione per regione, ci si accorge che la fetta più grossa (circa 23 milioni) andrà al Lazio, con Roma che fa ovviamente la parte del leone. Più di 14 milioni saranno destinati al Piemonte (8 milioni in tre anni al solo riallestimento della Galleria Sabauda presso il Palazzo Reale di Torino) e 10,2 milioni per la Campania. La regione che prenderà meno soldi dallo Stato per consolidare le proprie ricchezze artistiche è la Calabria, che si dovrà accontentare di 1 milione di euro.

TENTARE LA FORTUNA PER AIUTARE LA CULTURA. Per fortuna le sorti del nostro inimitabile patrimonio non sono affidate solo alle esangui casse dell'erario. Esistono iniziative concrete da parte di meritorie associazioni, le donazioni volontaristiche e il sostegno di sponsorizzazioni private, una piccola quota dei fondi del 5 per mille e, soprattutto, i finanziamenti che arrivano dal gioco del lotto. L'idea di destinare parte degli introiti delle scommesse ai beni culturali è stata attuata con la legge 662/96 e si è concretizzata a partire dal 1997, grazie all'introduzione della seconda estrazione infrasettimanale del mercoledì.

DAL LOTTO 500 MILIONI OGNI TRIENNIO. Da quel momento il ministero per i Beni culturali ha ricevuto il denaro di triennio in triennio, partendo dai 900 miliardi di lire del 98-2000, fino agli attuali 500 milioni di euro. Grazie al lotto sono stati aperti o saranno inaugurati 600 cantieri di restauro. Analizzando nel dettaglio le opere dei primi due trienni (1998-2003), si nota che, su una spesa complessiva di 938,4 milioni, il Lazio ha beneficiato di 137 milioni e la Toscana ha ricevuto quasi 90 milioni. Fanalino di coda la Val d'Aosta con 6,2 milioni. In ogni caso, si tratta di cifre del tutto insufficienti a fronte dell'immensa varietà di tesori artistici e architettonici presenti sul suolo nazionale. 


LINK:
Programma di spesa del Mibac per il triennio 2010-2012