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INTERVISTA - Restauratori: Cipriani, "titoli di studio non possono essere annullati di colpo"

Per il presidente del comitato 'La ragione del restauro', uno dei tanti nati dopo il decreto ministeriale di riforma del settore, si sta vivendo una situazione di caos. 'I documenti richiesti sono difficili da reperire'. Intraprese azioni legali e ricorsi

» Professioni Gianluca Colletta - 26/02/2010

Decenni di deregolamentazione del settore e ora una riforma ministeriale stanno gettando nel caos i restauratori di beni culturali italiani. Una situazione delicata e complessa, che rischia di mettere per strada 20mila lavoratori, tra liberi professionisti, impiegati pubblici e dipendenti di imprese specializzate, come sottolinea Andrea Cipriani, presidente del comitato 'La ragione del restauro'.

"Nel '91 - dice - mi sono diplomato in una scuola riconosciuta dalla Regione, finanziata dalla Comunità europea e di colpo il mio diploma di 'restauratore di dipinti' non vale più niente. Così come le persone che da 30 anni lavorano all'interno della pubblica amministrazione si ritrovano a dover certificare la propria attività".

Presidente Cipriani, quali sono le 'ragioni del restauro'?
"Il comitato è nato per il bisogno di tutelare le professionalità e la dignità degli operatori del settore. La normativa in essere che dovrebbe regolamentare la professione del restauratore ha criteri di grande illogicità e appare molto parziale. Si tratta di una questione molto complicata, ma uno dei punti più discussi riguarda il fatto di dover certificare la nostra professionalità in base a certe date, che risalgono addirittura a prima del 2001. Ora, tutta una serie di operatori giovani, che hanno iniziato questa professione a metà degli anni '90, hanno grande difficoltà a reperire i documenti richiesti, che peraltro dovrebbero già essere in possesso dell'amministrazione pubblica".

Cosa serve per diventare restauratore di beni culturali?
"C'è tutta una serie di requisiti per acquisire la qualifica, sia in base alle scuole che all’attività finora svolta. Si richiede di testimoniare la propria attività lavorativa in base ai certificati di buon esito e i permessi ricevuti per operare sui beni culturali stessi. Il conteggio viene fatto in anni lavorativi (formati da 365 giorni di lavoro ciascuno). Il problema è che se una persona ha un contratto a progetto, tra un'occupazione e l'altra continua a mantenere la qualifica, ma per mettere insieme sulla carta 4 anni lavorativi ne occorrono in realtà molti di più. Inoltre, prima del 2001 le certificazioni di buon esito non erano obbligatorie, sono state perse dall'amministrazione o difficilmente reperibili".

Cos'altro cambia con i decreti ministeriali emanati alla metà 2009?
"Vengono istituite una serie di figure come quella di collaboratore restauratore, di tecnico scientifico, raggruppando chi lavora in questo settore in delle scatole dalle quali è impossibile uscire. Se sei collaboratore di beni culturali, rimarrai a vita con questa qualifica. E ciò ci sembra profondamente ingiusto. Non c'è possibilità di carriera. In più dobbiamo partecipare a un esame una tantum, dove o si è dentro o fuori. È profondamente penalizzante e iniquo, oltre, secondo me, contrario ai criteri della libera concorrenza delle professioni".

Però voi non siete contrari a una riforma del settore…
"Le problematiche sono infinite. È vero che una regolamentazione serve perché finora è stato il caos a regnare. La gestione del patrimonio culturale è stata affidata alla buona volontà degli addetti e dei funzionari preposti alla soprintendenza. D'altra parte è anche vero che una regolamentazione deve tener conto delle professionalità già esistenti. Tutti i titoli di studio che sono stati legittimamente conseguiti dagli operatori non possono essere annullati di colpo".

Cosa cambia per quanto riguarda coloro che vogliono accedere alla professione in futuro cosa cambia?
"Adesso dovranno entrare in vigore tutta una serie di normative. Tramite un percorso di tipo universitario si formerà la nuova figura di restauratore di beni culturali. Stiamo però parlando di futuro, per adesso i corsi non sono neanche stati istituiti. L'Opificio delle pietre dure di Firenze e l'Istituto superiore di conservazione e restauro di Roma, che dovrebbero formare l'eccellenza, hanno le iscrizioni chiuse ormai da tre anni. Inoltre i posti sono molto limitati e da queste scuole esce un numero talmente esiguo di operatori che non può soddisfare le esigenze del patrimonio italiano. La situazione è totalmente nel caos".

Quali iniziative avete promosso in tal senso?
"Per far fronte a questo abbiamo messo in campo tutta una serie di iniziative legali. Con ricorsi al Presidente della Repubblica e al Tar abbiamo sollevato il problema dell'incostituzionalità della norma. Speriamo che questa mobilitazione serva a portare una soluzione ragionevole. Tutti siamo a favore della riforma del settore, ma che sia fatta con criteri logici. C'è anche un discorso occupazionale. Le persone perdono il lavoro. Gli investimenti economici di tutta una vita, puntando su questa professione, sono completamente azzerati”.

Quale è la situazione della selezione pubblica, tramite la quale si consegue la qualifica di operatore?
"C'è stata una proroga per la presentazione delle domande, ma non si conosce ancora la data d'esame. Stando così le cose l'unica certezza è che questa prova si farà e sarà così composta: una prova a quiz, una prova scritta su un'ipotesi di restauro e una pratica. Per ottenere la qualifica di restauratore bisogna superarle tutte e tre".

Secondo il rapporto Italia 2010 dell'Eurispes la metà dei fondi in dotazione al ministero dei Beni e delle attività culturali non viene utilizzato, mentre il mercato viene fortemente limitato…
"Assolutamente. I finanziamenti a quanto pare non ci sono o non si riesce a destinarli dove ve n'è necessità. In parole povere la torta è diventata piccola e a mangiare dovrebbero essere in pochi. E questo è il risultato, speriamo che la questione migliori in breve tempo".


DOCUMENTI
- Presentazione del Comitato 'La ragione del restauro'
- Ecco cosa sta succedendo
- Lettera aperta ai Ministri

LINK
- La ragione del restauro